Qui di seguito un mio intervento destinato al volume "Nuovi modelli di ricerca universitaria. Pratiche collaborative in rete", che sarà presto pubblicato a cura del progetto ibrid@menti.
L'intervento non è poi stato incluso per motivi contingenti, lo pubblico qui.
Contiene alcuni sviluppi che saranno elaborati nella versione 7.2 di "I blog e la visione fideistica della rete".
BLOGPASSIONE
di William Nessuno
Questo mio intervento doveva intitolarsi “
Grandezza e miseria della blogosfera”.
Più ci pensavo e meno il titolo mi piaceva. E non sapevo nemmeno perché. Forse a causa della parola “miseria”…
A proposito della Blog(o)sfera non si può parlare di grandezza né di miseria, solo di ricchezza: umana.
Con tutto il bello e il brutto che ciò comporta.
Basta fare una cavalcata “random” per incontrare blog di sfoghi personali, di storie personali, cronache di vita privata. E dall’altro lato blog di ricerca (come ibrid@menti per esempio), blog che si occupano esclusivamente di cultura, di letteratura, di cinema. Blog giornalistici. Blog di organizzazioni politiche e sociali.
Sulla tipologia dei blog è molto difficile fare dei distinguo “qualitativi”. Voglio dire, ho l’impressione che non sulle differenze qualitative si dovrebbe giocare la partita.
Differenze che certamente esistono, dato che non si può mettere a paragone il blog di un liceale quindicenne con i blog degli espertoni che hanno a loro attivo brillanti pubblicazioni. Bisogna partire comunque dal presupposto che essi avranno un pubblico di lettori completamente diverso.
Come scriveva William Saroyan: “Io credo solo che vi è l’uomo. Il resto è trucco, artifizio.” Saroyan, 1942
La Blog(o)sfera è un patrimonio umano, che va guardato con rispetto. Sia che si parli dei “piccoli” blog personali che di quelli maggiormente istituzionalizzati.
Naturalmente la mia personale predilezione va ai primi, per tante ragioni.
Innanzitutto per la Passione che essi manifestano. E per l’umanità che contengono, nei loro spesso dolenti percorsi esistenziali: a volte esplicite richieste di solidarietà almeno virtuale.
“Che qualcuno mi dica che è solidale con la mia storia personale”.
Intanto, come scrivo nel mio “I Blog e La visione fideistica della rete” Nessuno, 2008, per favorire una “catalogazione anagrafica” dei blogger si mette a repentaglio l’enorme potenziale terapeutico del blog. Si corre il rischio di impedire alle persone di aprire una valvola di sfogo “schermata” nella quale raccontare le proprie vicissitudini umane, perché è inutile nascondersi dietro un dito: sapere che è proprio Pinco a scrivere quelle cose sulla sua famiglia o sul suo ambiente di lavoro, inibisce pesantemente Pinco nello scrivere.
Per fare un esempio, provate a pensare che il vostro ex-marito legga il vostro blog esclusivamente alla ricerca di appigli contro di voi, e che magari vada a riferirne agli assistenti sociali che seguono il caso di vostra figlia.
Poi vedrete come vi sentite liberi di scrivere.
“La rete è inserita nel binomio della sorveglianza-comunicazione ed è identificata di volta in volta a uno dei due termini, risultando così opposta all’altro”. Musso, 2007
Naturalmente a questi fattori di intricati rapporti umani -on e off line- a volte fanno seguito tanti problemi che si cristallizzano nella rete.
Personalmente ho riscontrato per esempio che si sviluppano vere e proprie antipatie non motivate (se non dalla percezione on-line della personalità dell’antipatico, che ovviamente non si è mai “veramente” conosciuto. E, quantomeno, qui ci sarebbe molto da discutere).
Oppure, e queste sono logiche già più razionali, si attacca una persona che fa parte di un gruppo e magari occupa un certo livello in quell’ambito al fine di screditarlo e magari prenderne il posto.
In quest’ambito, secondo alcuni, starebbe la presunta necessità di sapere con certezza chi discredita, chi attacca, chi insulta.
Qualunque giudizio “etico” si voglia dare di questi fatti, restano strettamente legati al fattore umano, e possono essere ben indagati da psicologi e psichiatri che, a mio modesto giudizio di non addetto ai lavori, si collochino in una posizione non solo scientifica, ma anche appunto umana e umanistica.
Alla metà degli anni ’90 ipotizzavo in alcuni racconti (ancora presenti qua e là in rete) anche la creazione di una “sociologia del network”. Probabilmente, non con questo nome, è già nata…
Dove esternare la propria Passione se non in rapporti on line –dove in teoria gli avatar godono di una primitiva egalité, almeno in una fase iniziale- visto che la vita di tutti i giorni tende a disumanizzarci, in molti casi in lavori alienanti o in disoccupazioni frustranti?
La Passione dunque secondo me è un fattore determinante per ogni azione che singoli individui compiono nella Blog(o)sfera.
Ed è alla base degli slanci eccezionalmente positivi e cooperativi così come delle cattiverie e delle ire che a volte esplodono.
Perché dovrei tenere un blog se non per passione? Perché dovrei partecipare a complessi progetti collettivi, se non per passione?
D’altro canto, mettere sullo stesso terreno una miriade di persone, personalità (per di più “translate” dal medium particolare che esclude sguardi, espressioni, toni di voce) non può non vedere il nascere di incomprensioni, di liti, di rivalità virtuali.
Ma la Blog(o)sfera sta diventando anche un territorio presidiato.
Le Passioni degli individui apparentemente sono collocate in un quadro sociale ordinato (piattaforme blog o vattelapesca che siano) ma soprattutto apparentemente gratuito.
In verità, in alcuni casi si crea uno scambio ineguale, dove spesso il singolo contribuisce con la sua Passione che attrae altri appassionati (per plaudire o insultare, è lo stesso) e le piattaforme prosperano trasformando tutta questa Passione in un business che si pasce di inserzioni pubblicitarie. Senza parlare dei blog che si trasformano in fonte di reddito essi stessi.
Anche in questo caso non mi interessa dare giudizi.
Ho attraversato anche il periodo in cui mi scandalizzavo, ma sono cresciuto. Sarebbe ingenuo pensare che una macchina così costosa e ad alta innovazione come la rete non pretenda il suo tributo economico.
Quel che intendo dire è che la stratificazione “sociale” sta avendo corso anche nella blogsfera, non rispecchiando forse l’ordinamento della “real life”, ma creandone uno tutto suo, nel quale a venire messe a frutto sono la Passione e la Creatività dei singoli individui, i quali non ricavano nulla, a livello economico, ma procurano guadagni economici a terzi.
Io non credo nella presunta “consapevolezza” di tutti coloro che si muovono nella Blog(o)sfera. Sono milioni.
Ritengo i processi critici indispensabili, specie in un medium in evoluzione così rapida.
In ultima analisi mi sento di dire che criteri di discernimento nell’oceano della Blog(o)sfera per me stanno diventando (oltre al valore intellettuale, che però è soggettivo ed è soprattutto legato a preesistenti affinità culturali, quasi alla scoperta di un simil-sè) sempre più l’onestà di intenti, la sincerità, l’assenza di secondi fini. A volte l’ingenuità.
La Passione che traspare dagli scritti dei blogger stessi.
Criteri difficilmente indicizzabili.
Saroyan W. (1942), Che ve ne sembra dell’America?, Milano, Mondadori.
Musso P. (2007), L’ideologia delle reti. Milano, Apogeo
Nessuno W. (2008), I blog e la visione fideistica della rete, Lulu