SIGN O’THE TIMES
C’è stato un tempo (un anno,un anno e mezzo fa) in cui si puntava il dito con un minimo di spocchia nei confronti dei blog tenuti da semiadolescenti. Blog pieni di frasine tipo “ho tanto sonno” “oggi sono felice” e simili. E smiles a go-go.
Personalmente ho spesso sottolineato come con l’aumento esponenziale del numero dei blog questi fenomeni siano in qualche modo fisiologici. E come se non bastasse, dopo essercela menata tanto sulla “democraticità” del fenomeno-blog, sulla comunicazione “dal basso” e altre amenità è piuttosto contraddittorio scocciarsi proprio per quelle caratteristiche non-selettive.
Tra l’altro, di contro, alcuni famosi e bravissimi bloggers ce l’avevano coi giornalisti che erano approddati al blog, come degli estranei che volessero sfruttare un mezzo non loro...
Ma adesso abbiamo un altro meraviglioso fenomeno: il risentimento ANCHE contro i blogger più rinomati.(anche se quasi mai si fanno nomi e cognomi).
Le accuse sono iniziate qualche tempo fa con la pallosa invenzione del termine “blogstar”. In questa forma di risentimento nei confronti di gente che si è fatta conoscere per varie ragioni (essere stata pioniere/a, scrivere meglio della media, oppure essere gnocca e finire nell’inevitabile maeltstom della TV...), esprimendo il malcelato rfisentimento “perchè loro sì e io no?” . Questa frase l’ho sentita e letta personalmente, non me la sto inventando.
Insomma una forma di invidietta dissimulata (nemmeno troppo).
Adesso però le cose si fanno più serie: non si parte più dal pregiudizio/invidietta, ma da serie e circostanziate osservazioni critiche, anche se vaghe e non riferite a persone specifiche.
“Ci sono giorni che, passeggiando per blog (anche quelli piu' titolati), il conformismo greve che si respira in quegli scritti, che vorrebbero essere originali, spiritosi oppure polemici e ficcanti, mi toglie il fiato."
Questo post ne è un esempio clarissimo.
L’autore/autrice sembra una persona moderata, intelligente e colta (da quello che ho letto e dai suoi comment: e specie dal finale assolutamente da me condiviso di questo stesso post: è ingenuuo credere che la blogsfera sia in qualche modo diversa dal mondo circostante, che non lo rispecchi, che viva in un dorato eden qualitativo e creativo tutto suo), mi è sembrato opportuno sollevare l’argomento.
Alcune settimane fa in un locale pieno di bloggers, presentandomi a due persone, al mio nome mi sono sentito replicare con un sorrisetto: “ah, allora tu sei una blogstar, quindi una faccia di merda”.
Ho fatto finta di niente, sottolineando che non sono una blogstar e discorrendo tranquillamente. Penso (spero) la cosa sia stata ampiamente superata: CONOSCENDOCI. Superando il pregiudizio, l’etichetta. E magari stimandoci per le cose che facciamo e diciamo.
Credo che la blogsfera sia diventata smisurata e ipertrofica, e quindi ormai priva di quello spirito di corpo che inizialmente avevo scoperto negli scritti de La Pizia. Si formano correnti e scuole di pensiero (o non-pensiero...). Il che non necessariamente è un male, anzi.
D’altra parte mi sembra sempre e ancora fondamentale un minimo di autoanalisi (a differenza di quei geniali signori che accodandosi a Herzog sostengono “i blog si fanno, non se ne parla”).
In questo il post di “contaminazioni” ha un suo valore. Anche se personalmente sono abbastanza distante dalle analsi tipo “bello/brutto” “bravo/cattivo”.
I miei interessi si incentrano di più sugli aspetti “sociologici” e comportamentali nel passaggio dalla vita reale al cyberspazio. Come in
Cyberavatar.
Già da ora invito “Contaminazioni” a partecipare.