TROPPE VOLTE ZERO
Vorrei cominciare da me ma ormai sono abituato a comprendere che non è da me che si inizia.
Inizio dalla cosa più bella e affascinante che abbia vissuto nella giornata di ieri del
festival di letteratura di Pescara.
La lettura delle poesie di
Manuela Ardingo, per noi blogggers Mardin, intitolata "Troppe volte zero, baby, non vuol dire uno".
Le poesie lunghissime di Mardin si inerpicano e precipiitano da altezze vertiginose di tantissime parole, giocano con lo sfasamento del verbo ma soprattutto con l'angolazione sfasata: come se così concepito non si fosse mai sentito, quello stesso discorso di energia dirompente.

La lettura di poesie già di per se meravigliose si è coagulata nella performance di un attore e un musicista elettronico (errore non mettere i loro nomi nel programma),
arrivando a esiti estremamente vicini alla mia concezione di performance, che si è vista quest'anno a Carpineto Romano in
"NoNoNo" e in passato nello spettacolo teatrale
"SOGNI" di Sibilla Barbieri con Daniele Formica (ecco, adesso ho parlato anche di me).
La gita da Roma a Pescara era iniziata in furgone, guidato dalla balda
Isabella e in compagnia dell'amico
Almostblue.
Cioccolato al pistacchio, diluvio universale, carenza di ombrelli, capelli asciugari sotto gli asciugamani del bar con altri bloggerst (tra i quali la tessa Mardin e il serafico
Roberto Grassilli, ma anche altre persone interessantissime delle quali spero di recuperare gli indirizzi: quello di Massimo con cui ho conversato con un'intesa immediata ce l'ho adesso:
Salto del Canale).
Successivamente ho occasione di apprezzare le tavole di Grassilli esposte in una sala biblioteca e di scoprirci divertito personaggi a me noti come Marco Giusti e lo sfondo dell'indimenticabile Carosello...).
Isabella legge anche due suoi post nella prima parte del convegno.

Legge anche una poetessa Pescarese,
Claudia Bada, che si presenta subito come ispirata al femminismo (mi gelo un attimo) ma poi non appena la conosco sono conquistato dalla sua vitalità straordinaria e la sua conoscenza profonda di alcuni aspetti del rapporto tra media e business appresi negli USA.
Poi per me c'è una pausa, esco dalla sala appena si apre l'intervento di Grassilli, Mardin e una terza persona .
Peccato.
Ma siccome sarebbe da idioti fare sberleffii di contestazione a priori, tanto per ridere e senza motivarli, scelgo di assentami.
Dopo cena parlano
LLL (Leggiadra Loredana Lipperini), un elegantissimo
Giuseppe Granieri e
Filippo La Porta, che deve istituzionalmente svolgere un po' il ruolo del Bastian Contrario nel dibattito:
La rete e la Democrazia Letteraria...
Sfortunatamente il dibattito prende subito la piega del contrasto, con LLL e Granieri a dire che il blog garantisce la libertà di espressione e La Porta a fare lo scettico.
Molte cose vengono dette, a volte con spirito fin troppo dotto da Granieri che tra citazioni filosofiche ci spiega come sulla rete ognuno possa trovare il suo "opinionista" di riferimento, mente il precendente sistema mediatico, operando una strozzatura nell'accesso alla divulgazione (non tutti possono recensire libri sui giornali, chiaro) ci offriva meno scelta.
Si dibatte, ma nessuno si azzarda a dire che
l'eccesso di voci si tramuta in noise (rumore di fondo) e in questa confusione entropica e implosiva c'è il rischio che nessuna voce possa avere non solo credibilità ma perfino udibilità.
Sono sorpreso dalla stasi di questi dibattiti, dove si oppongono tesi ma non si arriva mai a sviscerarle.
Il problema-tempo che si affaccia...
Granieri sostiene che non si può parlare in modo preciso della rete perchè essendo un medium del tutto nuovo non ci sono ancora gli strumenti linguistici adatti.
La Porta dice invece una cosa purtroppo secondo me vera: che
la rete sta riproducendo i meccanismi della comunicazione di massa, una cosa che vado sostenendo da mesi.
Questo è coerente tra l'altro con la teoria dell'implosione della comunicazione quando si supera una massa critica di segnali emessi.
Allora la scelta obbligata (se vuoi essere ascoltato) è URLARE PIU' FORTE; ecco gli atteggiamenti aggressivi e spavaldi di alcuni personaggi sgarbeggianti.
(mi ricordo quando nel 92 sui gruppi di discussione si considerava unpolite anche solo scrivere a lettere maiuscole, che equivaleva ad alzare la voce).
Granieri pensa (se ho capito bene) che io potrei cercarmi su internet (blog o altro) il mio critico musicale di riferimento, senza tenere conto che se i "critici musicali" sui blog sono migliaia (...me compreso!) io potrei non trovare mai "The One" e come se non bastasse non c'è tempo (tempo tempo!), e i motori (che sono commerciali) pilotano comunque le mie ricerche (come ha fatto notare Claudia Bada).
Forse -forse- il vantaggio può essere leggere ogni volta una voce diversa, ma bisogna chiedersi se IO sia in grado di valutarne l'autorevolezza. O mi fermerei a gongolare davanti a chi esprime la mia stessa opinione giudicandolo il migliore?...
Il che è sempre avvenuto anche prima, intendiamoci.
In questa società nella quale il tempo è un elemento prezioso, sottratto dal lavoro selvaggio e dagli spostamenti secolari, mi domando a quale fruizione della rete pensi Granieri, con quale tempo e quale freschezza mentale a disposizione.
IN TEORIA certamente la rete così come si presenta è uno strumento di democrazia, come nell'incipit del dibattito.
IN PRATICA... Mi sa che occorrano nuovi strumenti (hehehe): innanzitutto una
Sociologia del Network, che personalmente ipotizzavo già nel 1993 (sic) e non so se in America o altrove abbiano già impostato come disciplina autonoma....
Allo stesso tempo, vedo sui giornali stranieri -i pochi che leggo- Wired, Le Monde...- che i discorsi su internet sono così più avanti e ricchi di spunti anche utopici o surreali, che mi intristisco.
Il prossimo post sulle mia personali teorie sui trend di internet e alcuni spunti dalle testate citate...
(pictures by Will)
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