I BLOG E LA VISIONE FIDEISTICA DELLA RETE (3.0)
1- What a beautiful World this will be, What a Glorious time to be free (Donald Fagen, IGY)
Su Le Monde 2 a Novembre del 2005 è uscito un articolo intitolato "Voici l'ère des webévangélistes"
(1), che mi ha colpito a due livelli.
Dapprima per le prospettive originali e diverse rispetto alle nostre dalle quali in altri paesi si guarda al web.
Poi, per l'improvvisa consapevolezza che quello che mi sembrava quasi un articolo di gossip ironico in realtà ponesse una serie di problemi profondi e interessanti.
L'articolo di
Pierre Assouline, giornalista non nuovo al trattare tematiche di rete, inizia con questa folgorante affermazione:
"Internet era una setta il cui successo l'ha trasformata in religione".
Poi
"Etimologicamente, ciò che riunisce (relegere) e ciò che lega (religare) gli uomini tra di loro."
"Non si conosce religione che ci riesca meglio e CHE SIA PROMESSA DI UN AVVENIRE COSI' RADIOSO."
(1) "Voici l'ère des webévangélistes" di Pierre Assouline, Le Monde 2, n.91, 12 novembre 2005
2- No religion at all (Billy Idol, Cyberpunk)
Da qualche tempo mi trovavo a riflettere sulla rete -e in particolare sui blog.
Nella mia visione, da tre anni a questa parte andavano addensandosi delle perplessità; dei dubbi, delle incertezze.
Non sono certo il tipo che si fa prendere dalla nostalgia del passato, specie del passato prossimo, anche se il valore del tempo nell'era della rete é palesemente precipitoso. Questo del tempo é un tema interessante, portato alla ribalta qui in Inedita Blog dall'operazione "il tempo che ho" pensata da
Massimo - Salto del Canale.
Ma su questo torno dopo: ora continuo sulla
PROMESSA DI UN AVVENIRE COSI' RADIOSO propagata dalla rete e dai suoi "evangelisti".
Assouline su Le Monde 2 ci dice di come già alcuni anni fa un esponente di spicco della Apple, Guy Kawasaki, si presentasse come
"capo evangelista", e che in Hewlett Packard già esistessero dei
"junior evangelists".
Ma recentemente c'è stata la dichiarazione di
Vinton Cerf, 62 anni, uno dei padri fondatori della Rete (secondo Pekka Himanen "IL padre di Internet"), che entrando a far parte dello staff di Google, ha assunto la carica di
“Evangelista in Capo di Internet” (Chief Internet Evangelist).
Cerf ha dichiarato: "dato che sto per fare proselitismo per Google il titolo di evangelista in capo mi si addice perfettamente", e data la sua fama questa dichiarazione, secondo Assouline, assume ormai un rilievo assoluto.
Del resto noi bloggers italiani non abbiamo l'ottimo
Giuseppe Granieri? IL GURU? Presente a Inedita Ieri con le sue analisi sempre perfettamente strutturate?
Giuseppe prende questa etichetta-ruolo con ironia (me ne ha parlato anche il questi giorni, senza sapere che era già previsto ne scrivessi qui) e del resto non se l’è auto-attribuita come nei casi precedenti.
La sua visione del blog e della intera rete, e, come dice lui stesso, "le proiezioni sul futuro" risultano sempre pacatissime...
Volevo arrivare a dire -questo sarà chiaro a tutti:
se esistono dei webevangelisti, questi hanno bisogno di FEDELI.
E questi in misura e sfumature diverse SIAMO
NOI.
Io sono un fedele praticante ma non troppo devoto, e soprattutto spesse volte non allineato, anche se non mi piacerebbe essere definito eretico…
Si sa mai dovesse passare qualche webinquisitore...
:-)
3- Play for Today (The Cure, Seventeen seconds)
"Quando il denaro diventa di per sè il fine principale,
la passione non è più il criterio essenziale per le scelte di lavoro.
I progetti vengono selezionati soprattutto in base alla promessa di maggior profitto."
Pekka Himanen, "L'etica Hacker" (2)
Del resto fin dal mio primo intervento in pubblico alla
Fiera del Libro di Torino del 2004, mentre gli altri relatori portavano le loro visioni -perlopiù tecniche o incentrare sulle potenzialità del fenomeno blog- io avevo parlato di un articolo di
WIRED (3) nel quale l'intervistato affermava che i
blog non sarebbero mai diventati un fenomeno vero finché i titolari non ne avessero tratto un reddito.
"Domanda: Ma lei ha paragonato i Blog ai CB e ali radioamatori.
Risposta: Sto solo dicendo che se non sviluppano un circolo virtuoso che renda possibile che una classe professionale lavori nei blog, possono vivere in un contesto amatoriale. Guardi, lei per scrivere su Wired viene pagato."
Questa visione mi inquietava. Un reddito. Ma come? Pagato da chi? E soprattutto: per dire COSA?
Perché una cosa ho capito in 20 anni di lavoro nei media: chi paga accampa sempre delle pretese. Ovviamente.
Avevo accennato a questo breve-articolo intervista pensando fosse un tema interessante. Sul quale riflettere.
Ma, convegno dopo convegno, mi è sempre capitato di ri-sentire le stesse visioni entusiasmanti, bIdimensionali.
Che bello il blog, che libertà ci offre, quali potenzialità ci dona.Badate bene, condivido tutto questo. Altrimenti non sarei un bloigger. Avrei chiuso da tempo.
Ma
la chiamo “visione fideistica”, se non si accompagna alle riflessioni critiche, anche prospettiche
.Non ci saranno altre considerazioni da fare sulla rete, oltre che esaltarne le potenzialità e la sua caratteristica di medium interattivo? Nei convegni gli esperti di media dicono sempre: “mentre la TV e la radio vengono solo in una direzione e le cose dette sono decise dall’alto e controllate da pochi, sulla rete possiamo far passare anche la nostra parola verso chi emette un messaggio": ma che scoperta!
Il doppio senso di trasferimento dell’informazione, però, con un gioco di parole potremmo chiamarlo arma a doppio taglio.
(2) Pekka Himanen, "L'etica Hacker e lo spirito dell'età dell'informazione", 2001, Feltrinelli
(3) I'm Just saying that even if they don't develop into a virtuous cycle that enables a professional class to work in blogs, they can live on in a vibrant amateur context.
(...) I havent seen anything that could create the scale necessary to engender a professional blogging class in any meaningful way (...)
"Putting the blogs in their place", in Wired 12.04, april 2004, Intrevista a Martin Niesenholtz (responsabile del Digital New York Times), a cura di Josh McHugh
4- The Ink In The Well (David Sylvian, Brillant Trees)
Secondo me il principale
merito di Inedita Blog é quello di aver portato alla ribalta per la prima volta gli
psicologi e gli psichiatri, che nella mattinata di venerdì hanno finalmente fornito della rete non tanto una visione psicopatologica quanto una visione TRIDIMENSIONALE; un po' più complessa di quella fornita nella stessa Inedita dai responsabili dei media, e soprattutto dalla visione -che io definisco fideistica- del blog che ci è stata proposta nel corso degli anni da ogni tipo di relatore.
Di solito quando qualcuno osa mettere in dubbio la fede -
come é capitato a Pescara a un autorevole giornalista, Filippo La Porta, si scatena il putiferio.
Per La Porta, colpa doppia: non aver fede e essere membro della odiata catergoria: la carta stampata
Attaccato in molti commenti del giono dopo. Mentre aveva detto cose sensate, tipo che nel web stiamo riproducendo atteggiamenti simili a quelli della comunicazione di massa TV. Cosa che hanno detto anche gli psicologi a Inedita: il modello è l'esibizionismo del Grande Fratello TV, lo svelarsi all'eccesso, il voler diventare qualcuno ad ogni costo... Non importa se solo per lo sparuto pubblico dei bloggers.
"Come si fa a diventare una blogstar?", domanda veramente postami un anno fa alla Fiera del Libro da una graziosa e ambiziosa blogger-scrittrice.
Nemmeno per caso si tenta di capire se nelle parole del presunto eretico denigratore della blogpalla ci siano degli spunti che potrebbero servire a una forma di approfondinmento e di nuova prospettiva su tema.
Naturalmente non vale sempre.
Io stesso ho trovato davvero stucchevole la visione del blog proclamata dall’Editore Castelvecchi a Inedita, non vi ho trovato alcuno spunto di riflessione. Più o meno il suo concetto è stato questo:“In fondo i blog sono fatti da persone noiose che raccontano cose noiose: sono uscito, ho mangiato eccetera”.
(Gasp. E adesso chi glie lo dice a Castelvecchi della Madeline di Proust?).
Ma l’ho valutata. Almeno.
5- Faith (The Cure)
La frase che adesso va per la maggiore pronunciata come la grande illuminante ottimisitica verità
"il blogger é l'editore di se stesso" è innegabile, ci mancherebbe.
Ma certamente non considera affatto quali esiti ottenga questo editore di se stesso.
Giustamente nella mattinata sulle psicopatologia uno degli psichiatri (non sono certo se La Barbera o Bollorino) ha paragonato i blog tematici a delle
FANZINE, e ha parlato della visione limitata di chi non vuol capire di
non stare parlando al mondo ma a una piccola cerchia, indicandola come una possibile patologia.
D’altro canto, una cosa fondamentale per un autore dovrebbe essere VOLER parlare a molti. Personalmente ho sempre diffidato di coloro che scrivono ma fanno spallucce e dicono che non glie ne importa niente di essere letti. Che scrivono “per se stessi”.
Ma questa è una opinione personale.
Ma non basta
Potremmo ancher bearci del numero soddisfacente delgli accessi e perfino dei comments, ma la pratica dello stesso blog di INEDITA dimostra come
il mezzo visivo del monitor porti di per sé ad una scarsa attenzione; porti alla "lettura veloce" di impostazione americana : qualcuno in un dibattito sul tema della modalità di lettura ha parlato di "una riga su tre" (parola di blogger, ergo indiscutibile?).
Francamente come scrittore non mi accontenterei: non tanto dello sparuto numero di lettori ma della superficiale lettura delle cose che scrivo.
Si sa poi che
l'esigenza di brevità é un obbligo sulla rete. E se mi viene da scrivere una cosa più lunga dello standard (come questa relazione ad esempio…)?
E' provato che non la leggerà nessuno.
(Mi correggo: la stanno leggendo in pochi. Grazie. :-)
A che servirebbero delle opere letterarie su carta scritte da bloggers, se non ci fosse una necessità di fissare in altro modo che non su una pagina web/monitor il lavoro considerato valido di autori/bloggers?
E' palese che serve eccome. A questo sono servite le
varie antologie (in primis
"La notte dei Blogger", Einaudi) e serve il lavoro di una piccola nuova editrice come
Untitl.ed.
Poi magari dietro le cose che finiscono su carta ci sono solo le solite logiche all'italiana, scelte discutibili. Ma io non negherei che ci sia un desiderio/esigenza di pubblicazione, che non mi piace venga sottovalutato o ridicolizzato.
Ma torniamo alla visione fideistica deilla rete e quindi del blog.
6- Des Armes, Des Figures (Noir Désir)
Alcune sere fa parlavo di questo mio intervento con un amico dhe, già un tempi non sospetti (inizio anni 90) avevo ribattezzato
"guru" (guarda caso...) per le sue competenze informatiche fuori dal comune: di professione oggi si occupa di progettazione illuminotecnica.
Con lui siamo subito arrivati a enucleare alcuni problemi, in due o tre minuti.
-
La libertà apparente che godiamo sulla rete é puramente illusoria , dato che essendo collegati in rete siamo
permanentemente monitorati, e come ha detto il professor Bollorino, un esperto può aprire il nostro computer collegato sulla rete "come una cozza" (questa espressione non é di Bollorino naturalmente, ma di un mio cugino che si occupa di sicurezza informatica, uno di quelli che ce lo sa aprire in men che non si dica).
Basata vedere Shinystat versione gratuita come sa dirci chi é stato nel nostro blog e con quale sistema operativo l'ha fatto e con che software.
La versione a pagamento ci dà l’IP preciso del computer, al quale è possibile risalire.
Non sarebbe ingenuo ignorare sempre e comunque queste tematiche nei dibattiti sulla rete?
Ribadisco: trovo curioso che a farlo debbano essere stati gli psichiatri e non lo facciano mai i nostri autorevoli esperti di Internet.
Mi è venuto in mente che un tempo esisteva la
EFF,
Electronic Fronteer Foundation che si occupava di queste faccende.
Ebbene, esiste ancora. Sarà interessante farci un salto, ve lo garantisco…

7-Smooth operator (Sade)
- Esistono il
Viral Marketing e il
Buzz Marketing, ovvero una
pubblcità camuffata da blog che spinge e indirizza il navigatore verso certi prodotti senza che lui se ne accorga.
"viral marketing is sometimes used to describe some sorts of Internet-based stealth marketing campaigns, including the use of blogs, seemingly amateur web sites, and other forms of astroturfing to create word of mouth for a new product or service."
Con l'aggravante che la versione fideistica della rete ci porta a pensare che noi no, noi siamo immuni, noi siamo abbastanza furbi da capire cosa ci induce a fare una cosa e cosa invece no, quali sono le informazioni giuste e quelle taroccate, quali sono i critici qualificati e quali no.
Mentre –si sa- quelli della TV sì che fanno il gioco sporco con i loro spot dichiarati e noiosissimi… Perché il medium a senso unico bla bla bla…
- Non é vero che la rete non é di nessuno e che é di tutti: ci sono come ha notato sempre Bollorino e diceva il mio Guru
poteri forti e multinazionali che controllano eccome. Controllano gli standard, controllano i motori di ricerca, controllano le statistiche, cosa guardiamo e quindi cosa potremmo consumare.Basta registrarsi su qualunque piattaforma gratuita e ti chiedono la professione, in gusti musicali, sesso e età…
Quindi
non è vero che è tutto gratis, paghiamo con informazioni su di noi, e poi col tempo paghiamo anche in altri modi, i primi adverisements su Splinder nella finestra comments, finchè probabilmente non subentrerà la fase a pagamento se vuoi evitarli.
Abbiamo assistito a questo tipo di evoluzione su altre piattaforme web, come
Tripod dove a metà anni 90 si poteva costruire un sito GRATIS, ma in una seconda fase lo hanno intasato di pop-up insopportabili rendendolo quasi inutilizzabile.
- Qui si dovrebbe parlare di motori di ricerca, che indirizza le nostre ricerche sulla rete, ma dove? Dove il motore stesso ha interesse ad indirizzarla, ed é bene sapere che sui motori CHI PAGA viene messo in posizione più favorevole.
8- Visions of China (Japan)
La questione Google-Cina é stata In Inedita proposta in modo quantomeno dubbio dal peraltro assai stimato
Paolo Attivissimo.
Alla domanda di un auditore molto (troppo) polemico verso gli Stati Uniti, dopo altre cose sui domini, Paolo ha spiegato che il problema non sono gli USA ma semmai paesi non liberi come la Cina, e che noi dobbiamo essere contenti della libertà di informazione della quale godiamo, dato che in Cina Google è censurata e non puoi trovarci le informazioni che in rete ci sono ma che al governo sono sgradite.
Ma non ha detto chiaramente che
non é il governo cinese a censurare Google sulla rete cinese, ma é Google stessa che ha accettato di autocensurarsi per non perdere l'enorme e crescente mercato cinese. Che é ben diverso. Ed è davvero, ahimè, questione di dollari.
E' anche (ma non solo) per questa faccenda Cina che Google ha perso gravemente in borsa, perché ha perso l'immagine di azienda fresca e fondata da due ragazzini prodigio.
9- Money (Pink Floyd)
La logica del profitto ha la sua parte anche nella rete e mi pare assurdo che questo aspetto non venga mai affrontato.
Quando l'ho fatto, riferendomi ai blog retribuiti e alle pubblicità nei Podcasts, il presidente di RaiNet Giampaolo Rossi mi ha detto
"non si deve demonizzare il mercato".
Personalmente non ci penso nemmeno, a demonizzare.
Ma nemmeno la voglio santificare o far finta che non esista perché la mia visione si manifesta come del tutto fideistica, ovvero acritica.
Voglio sapere.
Vorrei che anche di queste cose si parlasse. Ogni tanto.
Mica sempre. Per carità.
Non può essere tabù in una società liberale quale la nostra parrebbe essere.
.
10- Mess (New Order)
"La musica di sottofondo dei notiziari economici della CNBC
è diventata ancora più frenetica di quella di MTV,
e la sua estetica visuale improntata alla rapidità supera quella dei video musicali.(...)
Il messaggio che se ne ricava è che bisogna avere fretta.(...)
"Ma soltanto coloro che non devono concentrarsi sull''"adesso"
per garantirsi la sopravvivenza sono in grado di preoccuparsi per gli altri.
L'eticità richiede un pensiero senza fretta."
Pekka Himanen, "L'etica hacker"
Lo stesso concetto compariva in
Jean Françoise Lyotard già nel 1986:
"In un universo in cui il successo è dato dal guadagnar tempo, pensare ha un solo difetto. ma incorreggibile; quello di farne perdere."(4)
Mentre nella sala blog di Inedita sala veniva adombrata una verità assolutoria di Google (quindi degli USA, anche se personalmente non assocerei mai la politica di una nazione a quella di un'azienda) all'ingresso si poteva leggere in una copia omaggio del Riformista l’altra versione: diciamo quella completa.
"(...)Google (...) nella pratica ha preferito correre il rischio di indebolire la propria immagine di azienda progressista autocensurandosi piuttosto che quello di perdere il mercato cinese. (...)(Enrico Beltramini)
(5)Questo non è importante, certamente si è trattato solo di un misunderstanding, Paolo Attivissimo è invitato cordialmente a precisare quello che ritiene opportuno, ne sarò lietissimo.
Ma questa cosa mi riporta alla mente un altro problema, secondo me enorme.
Chi dice la verità, quali sono le fonti, quale é la possibilità, col tempo che ho (e questo è FONDAMENTALE) di affrontare la mole stratosferica dei dati sulla rete per cercare una verità?Non faccio queste di mestiere, no?
Non mi pagano mica per questo.
Devo fare altro per guadagnarmi da vivere.
Potrei mai trove una verità in questa massa entropica e dissonante che sta diventando il web? Ne emergerà un raggio di luce da questa massa o piuttosto rischia di collassare su se stessa (almeno dal mio punto di vista nello spaziotempo)?
Ed é utile trovare tante (potenzialmente infinite) verità senza avere capacità-tempo di discernimento?
E non é come, in definitiva, dover scegliere a caso UNA delle varie verità? Una scelta fideistica?
Non sarà, come ha insinuato Bollorino, che ci lasciano il giocattolo, che intanto è quasi diventato indecifrabile e quindi privo di un senso?
Come scrive ancora il solito Baudrillard:
"Ci troviamo in un universo nel quale si dà sempre più informazione e sempre meno senso"(6)
Anche i blog, pur essendo un numero ancora limitato in italia, stanno diventando una massa critica estremamente entropica dalla quale molto raramente un raggio di luce riuscirà ad emergere.
Perché IL TEMPO CHE HO é limitato.
In questo momento, in questo permanente afflato di esaltazione della rete, di fronte alla visione fideistica e all’idea che si tratti di PROMESSA DI UN AVVENIRE COSI' RADIOSO, mi sembra interessante stravolgere un po' una frase di
Jean Baudrillard tratta da
Cool Memories, che parlava di Cosmo e non di Web:
LA SOLUZIONE A TUTTI I NOSTRI PROBLEMI SEMBRA QUELLA DI METTERLI IN RETE (7)
(4) Jean Françoise Lyotard, "Il Postmoderno Spiegato ai Bambini". Feltrinelli, Milano, 1987
(5) "Google ha fatto felici gli utenti ma gli azionisti l'hanno punita", in Il Riformista, 2 febbraio 2006
Jean Baudrillatd, "in "Il Sogno della Merce", Lupetti . Milano, 1987
(7) "La soluzione di tutti i nostri problemi sembra quella di metterli in orbita".
Jean Baudrillard, Cool Memories 1980-1990, Sugarco, 1991
11- (Postille) - Music for the Masses (Depeche Mode)
A metà degli anni 80 ho "scoperto" Jean Baudrilard: le sue riflessioni mi spiazzavano quasi sempre e mi obbligavano a riesiminarmi (per esempio la sua visione sepolcrale del Forum Des Halles, all'epoca antitetica alla mia).
Ho acquistato il suo primo libro alla librarie dei Centre Pompidou in occasione della mostra "Les Immatériaux" (1), curata da Jean François Lyotard, che pure per me è stato importante ed è a sua volta stato citato nel manifesto "antientropico di cui parlo tra poco.

Da allora la frequentazione di Baudrillard è stata abbastanza costante.
Nel 1988 ero molto attivo in quello che molti di noi considerano il brodo di coltura pre-internet per eccellenza, ovvero quello della Mail Art (per i puristi italofoni, "Arte Postale"). Lì il fermento era grande, la regola era la collaborazione e si trovavano movimenti come Fluxus, Neoism e i primi segnali di Luther Blissett, nientedimeno.(2)
Per questo Blissett torna varie volte nel mio pensiero e nelle mie riflessioni.(3)
In questo contesto iperattivo e ipercreativo con alcuni altri compagni di strada ho fondato nel 1988 un micromovimento che avevo battezzato "antientropia, per la precisione "Antientropical League", il cui manifesto iniziava con questa citazione di Baudrillard:
"...Mais la masse n'est pas un lieu de négativité ni d'explosion, c'est un lieu d'absorption et d'implosion." (4)
Anche se Baudrillard si riferiva alla massa intesa come "massa di persone", dal seguito del manifesto si percepisce che noi "antientropici" (in particolare io in quanto estensore del manifesto) avevamo fatto slittare il concetto di "massa" verso quello di "comunicazione di massa":
1- Se l'atto di comunicazione nel sistema dei media di massa è un fatto anergetico ed entropico, un atto che lo alteri, capovolga, cancelli, annulli o neghi è fondamentalmente antientropico.
2- La negazione di un atto di comunicazione di massa è un atto antientropico.
La negazione estetica di un atto di comunicazione di massa è un atto artistico antientropico.
3- L'arte antientropica può concretizzarsi nell'alterazione, nello stravolgimento o nella negazione di elementi tratti dalla comunicazione di massa. (5)
Per tutti questi anni mi è restata in testa questa concezione di "massa implosiva" legata alla comunicazione di massa: un concetto che certamente altri avranno nel frattempo elaborato meglio di me e più a fondo. O che forse avevano già elaborato prima senza che io lo sapessi. Non sono un sociologo nè un filosofo.
Questo stesso concetto provo ad applicarlo non appena visualizzo un nuovo contesto di comunicazione (la rete per esempio) e me ne entusiasmo fin tanto che mi sembra aver creato un sistema "esplosivo", in espansione.
Mi insospettisco non appena si manifesta la tendenza ad emulare i media di massa e ad omologarsi: stars, provocazioni, rivalità, esagerazioni mirate alla autopromozione...
Se poi palesemente si stabilisce che un medium (la rete) è destinato a trasformarsi nell' "Ultima Frontiera" di pubblicitari ed affaristi, la cosa mi incupisce.
Perchè quello è un fenomeno che per quanto riguarda la TV ho vissuto dall'interno, dal suo primo quasi divertente manifestarsi alla fine degli anni '70 fino alla soffocante situazione attuale.
ll potere nato dalle TV che si propaga ovunque in un travaso, in una clonazione continui.
Ma la rete si presterebbe a ben più complessi usi, che è difficile non vedere (anche) come orwelliani.
La nozione di feedback e di relazione bilaterale non tiene conto della trilateralità effettiva che si dipana tra me, il mio intrlocutore/miei interlocutori e gli invisibili intermediari che non vediamo ma che vedono noi.
Questa visione potrebbe apparire paranoica, in realtà come ho già detto esistono organizzazioni come la EEF che se ne occupano da anni, e sono problematiche da sempre al centro delle riflessioni degli hackers e degli autori cosiddetti "cyberpunk" come William Gibson e Bruce Sterling.
Perchè pare evidente la riproposizione del meccanismo potere-controllo possa dotarsi di strumenti ben più fini, parlando non solo a caso o basandosi su uno studio generico (come gli studi di target sui quali si basa la pubblcità proposta alla tv) ma anche con maggior cognizione di chi sia l'interlocutore-spiato.
"Su internet nessuno sa che sei un cane": a parte coloro che possono (potrebbero) monitorarti...
Non è detto che il futuro SIA questo, ma è bene valutare che POTREBBE esserlo...
Ma per chiudere il cerchio con Baudrillard, nel 2000 è uscito "Parole Chiave" (6), che ho letto solo dopo Inedita Blog: ma nel capitoletto dedicato al "virtuale" Baudrillard scrive:
"dal mio punto di vista, io penso che ci sia un ipertofia tale del mondo virtuale che sfocerà in una forma di implosione."
12- (Postille) - Personal Jesus (Depeche Mode, Violator)
Ecco qua. A questo punto l'"estensione" del concetto iniziale non è più una forzatura...
Ma Baudrillard parla anche, incredibilmente, di una visione fideistica, due pagine indietro.(6)
"Questa poderosa presenza della virtualità, questa esibizione in senso artistico, non è in fondo una nuova scena dove gli operatori hanno sostituito gli attori? Non avrebbe allora più senso aderire alla fede di qualsiasi altra organizzazione ideologica. Ipotesi piuttosto rassicurante: niente alla fine sarebbe alla fine molto importante, e lo sterminio della realtà sarebbe già avvenuto."
Questa parte è ancora più inquietante: chi si ricorda le polemiche sul fatto che "in fondo la mia opinione vale come quella di chiunque altro" (Baudrillard compreso, per dire) di solito nascosta dietro la opinabile idea che "i giornalisti, gli scrittori (eccetera) hanno paura della rete solo perchè smunuisce il loro ruolo e li equipara a chiunque altro"?.
"Nel virtuale non si parla più di valore ma semplicemente di messa in informazione, di messa in calcolo, di un conteggio generalizzato nel quale gli effetti del reale spariscono."(6)
(1) -
Les Immateriaux 20 ans apres -
Drammaturgia del postmoderno: note da una ricerca, di Francesca Gallo(2) Luther Blissett, "Mind Invaders". Castevecchi, Roma, 2000
(3)
Blissett e non più Blissett, intervista a Permario Ciani di WN, in Magnethic Metablog, 2004
(4) Jean Baudrillard, "A l'Ombre des Majorités Silencieuses, Denoël, Paris, 1982
(5) Antientropical League, "Appunti per la definizione di una Didattica Antientropica", 1988, Alessandria, autoprodotto in 100 copie.
(6) Jean Baudrillard, "Parole Chiave", Armando Editore 2002 (ed. francese Fayard, 2000)