Magnethic MetaBlog



“Heart and Soul,
One will burn.”

- Joy Division
giovedì, marzo 29, 2007


COLLEGA I PUNTINI E INTERPRETA IL DISEGNO


Ieri sera sono andato appositamente  in Piazza Augusto Imperatore, a Roma, pechè volevo fare delle foto a Fausto delle Chiaie, in previsione di questo post.
Sono riuscito a scattarne solo una, perchè lui, sempre come l'onda del mare, se ne è andato, doveva "andare da un suo amico".

Non senza avermi detto "Vuoi comprare un altro Picasso? Stesso prezzo di quello di ieri, ma questo è molto più bello."
Io avrei comprato, ma dovevo andare a una presentazione di un libro e non avevo una borsa dove mettere il disegno.
Così non se ne è fatto niente.
E comunque obiettivamente il "Picasso" della sera prima era infinitamente più bello.
In effetti tutto era inziato il giorno priecedente.
Il 27 si erano sovrapposte situazioni ed emozioni da far riflettere un bel po'.
All'Ara Pacis c'era la vernice di una mostra dal titolo "L'Arte nell'uovo di Pasqua", alla quale ero stato invitato da una degli artisti partecipanti che stimo molto, Patrizia Molinari.
Mentre si aspettava l'apertura della mostra, davanti ad elegantissimi uomini della security in abito grigio e cravatta rosa (pare che quest'anno le cravatte rosa vadano alla grande, la sala della mostra ne era piena), vedo Fausto Delle Chiaie affaccendato davanti alle sue opere.
Ha messo un cartellino davanti a una delle torce che verranno accese poco più tardi, con su scritto "spenta", includendola così nel suo spazio espositivo denominato "Posto al Centro".

Mi vede e mi viene incontro.
In effetti, saltuariamente, lo incontro da anni, e io ho una grossa simpatia per lui . Poi capirete meglio perché.
Ci salutiamo, mi mostra alcune opere "nuove "e vecchie, tra le quali la croce fatta da spicciioli di Euro che sorge da un borsellino.
Poi "Romolo e Remo":  non solo la conosco, l'ho anche acquistata un paio di anni fa (Fausto Delle Chiaie crea le sue opere e poi le vende per poi rifarne altre varianti).
Delle Chiaie mi propone l'acquisto di un disegno a pennarello su una tavoletta di masonite. Anche se non navigo nell'oro, acquisto.
Il prezzo è assolutamente irrisorio. E l'opera mi piace particolarmente.

Nella mia mente lo  considero un minuscolo -davvero minuscolo- aiuto a una persona che da anni e anni mi rasserena quando passo dall'Ara Pacis. Quando ero completamente solo a Roma, si potevano scambiare due parole. Mi sono sempre chiesto come viva Dellle Chiaie. Dove e cosa mangi Delle Chiaie. Me lo chiedevo già anni fa, quando lo vedevo più giovane e brillante, con tutti i denti a posto e la barba bionda. Ancora di più me lo chiedo adesso, quando lo vedo tra le sue opere che certamente con cambieranno la Storia dell'Arte ma che trasformano i rifiuti della zona di Piazza Augusto in qualcosa di interessante.
Ma la cosa che appaga moltissimo la mia indole infantile è quando lui mi dice "Preferisco venderlo a un collezionista".
Lo saluto e gli dico che vado dentro all'inaugurazione, lui dice "magari dopo ce vengo pure io".
Entriamo, giriamo tra  le opere di nomi illustri tipo Massimiliano Fuksas, Amanda Lear.
Scopro l'opera di Patrizia Molinari, un curioso uovo con le antenne che a me (deformazione professionale) fa venire subito in mente una TV , dipinto e inciso su una splendida carta artigianale, nei bianco su bianco tipico di alcune delle opere di Patrizia. Ma per raggiungere l'opera devo fendere la folla, mentre prelibatezze al cioccolato e cioccolatini a forma di ovetto vengono distribuiti agli ospiti. Una signora infila una mano nella coppa e se la riampie di ovetti che poi mette in borsa.  Una cosa che I. (9 anni) non farebbe mai, e in effetti non le viene nemmeno in mente. Penso a Delle Chiaie, là fuori..
Nel frattempo compare la madrina della manifestazione, Edwige Fenech, sempre bellissima, anzi più che mai, ma davvero. Poi riconosco un diafano Renato Balestra.
Poi altri personaggi inquietanti, una (probabile) attrice che presenterà la manifestazione.
Sta sotto un faretto TV con un androgino essere che cantilena a una intervistatrice "...Ma adesso parliamo del film...", dove a quel che capisco lui  recita la parte di un demone. Delle Chiaie.
La presentazione della manifestazione benefica, le opere saranno messe all'asta a scopo benefico. Delle Chiaie. Peccato non poter fare un'offerta, c'erano lavori davvero belli.
Patrizia non arriva o forse è arrivata ma in quella bolgia infernale (demone compreso) non ci siamo visti .
In cambio, però vedo arrivare Mastella. Scambio impari. "Posto al Centro". Delle Chiaie.
Patrizia, da donna essenziale e schiva qual è, passerà solo un attimo nello show-ricevimento (saprò dopo) e non ci siamo incontati.
Alle otto e venti usciamo, I.,  P. e io.
Delle Chiaie è ancora lì, che ci saluta tra le fiaccole. Ovviamente non è entrato.
I. è in po' intimidita ma incuriosita da lui, dal suo sorriso sdentato ma non stentato.
Cercherò di spiegarle, se mai ne sarò capace.
Quello che Delle Chiaie mi pare rappresentare. Là fuori. Posto al Centro.
Dove io non avrò mai il coraggio di essere.

Dall'alto in basso:
- "Ritratto di Fausto Delle Chiaie", William Nessuno, 28 mar 2007
- "Posto Al Centro", Fausto Delle Chiaie, postcard, 1992
- "Senza Titolo", Pennarelli colorati su masonite, Fausto Delle Chiaie, 2007
- "Cassiopea", sassi e fibre ottiche, Patrizia Molinari , 2006,  fotografia di William Nessuno

martedì, marzo 27, 2007


NUMERO UNO

Oggi per la prima volta dopo quasi quattro anni mi è capitato di essere il primo commentatore di un blog nuovo... Quello di Lisaaa.
In bocca al lupo.
:-)

posted by williamnessuno alle ore 13:09 | Permalink | commenti (5) / commenti (5) (pop-up)
categoria: segnalazione, tempo, blogsfera, william, williamnessuno


domenica, marzo 25, 2007


WHAT IF...

Alcuni giorni fa  è andato in onda il programma TV per la serie "la storia siamo noi", curato da Giovanni Minoli, intitolato SE.
Si trattava della della STORIA controfattuale delle prime elezioni della storia repubblicana: cosa sarebbe successo se non avesse vinto la DC ma il fronte avverso costituito dalla sinistra?
La storia controfattuale è una speculazone che ha come spunto un evento storico e cerca di immaginare (su basi storiche e logiche) cosa sarebbe accaduto se le cose non fossero andate in quel modo, ma in un altro.
Nel 2002 scrissi un programma per Rai Radio3 che si intitolava "What If - La Storia Impossibile".
Era un programma più di fiction che storico, naturalmente.  Partiva dall'idea che Annibale avesse conquistato Roma e immaginava  come avrebbero potuto svolgersi gli eventi susseguenti fino al giorno d'oggi...
Un gioco, naturalmente, ma divertentissimo.
Il più bel lavoro che mi sia capitato in tutta la mia vita, e del quale non rinnegherei nemmeno una virgola, esattamente al contrario di quanto mi capiti oggi con la TV.
Lo sto riascoltano in questi giorni e sono felice di averlo scritto proprio io. Che nostalgia.
Saluto le persone che hanno fatto in modo che "What If" avesse vita, alcune delle quali continuano felicemente il lavoro su altre reti della radiofonia Rai.
Laura Fortini (capostruttura di Radio3), Emma Caggiano (curatrice del programma), Vittorio Amandola (attore che recitava la parte del protagonista, professor Livio Foscari), Carolina Zaccarini (che recitava tutte le parti femminili), Giorgio Locuratolo (che recitava le altre parti maschili, a partire da Annibale...) e i tecnici degli studi di registrazione di Via Asiago che rendevano viva ogni puntata con gli effetti sonori.
Naturalmente Roberta Carlotto, allora direttore di Radio3. E gli ascoltatori che davano dopo ogni puntata suggerimenti per lo svolgimento della puntata successiva.
E naturalmente, la Dea ex Machina, Loredana Lipperini.
:-)




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categoria: tv , storia, radio, what if, william, williamnessuno, radio3


sabato, marzo 24, 2007


THINGS FROM OUTER SPACE


Spesso i graffiti vanno un po' random, come soggetti o come qualità,  e non conoscendone gli autori non si può indagare piùi tanto...
Pensandoci bene questa è una grossa parte del loro fascino, almeno per me.
Sono come misteriosi segnali alieni che in molti casi non sappiamo decodificare.


"Floating Brain", picture by William Nessuno, Ravenna, 2005

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categoria: fotografia, pittura, graffiti, william, williamnessuno, cronache random di un regista


mercoledì, marzo 21, 2007


EGALITE' E RUMORE DI FONDO IN RETE (beta 1.0)


Prescindendo dal basilare problema dell'accesso, la  pretesa  democraticità della rete, il suo presunto egalitarismo, costituiscono un efficacissimo depistaggio rispetto agli altri problemi che la affliggono.
In realtà  questa pretesa contribuisce a sovraccaricare il sistema comunicazione-rete di un rumore di fondo inutile, se non dannoso.
Non è la prima volta che ne parlo.
Tutti possono dire qualunque cosa (perfino io...) e questo, data la nostra limitata capacità di ascolto, contribuisce alla dispersione energetica, e, in definitiva, a una vera e propria dissipazione.
Tutti abbiamo il dovere di rispondere a tutti, di considerare tutti per non essere ritenuti dei presuntuosi che si sottraggono al concetto di egalité.
In effetti, onestamente, chi può ergersi a giudice, e capire/decidere cosa è noise e cosa no?
Quello che sotto certi aspetti può essere positivo ("sulla rete chiunque può dire la propria e avere interlocutori; sulla rete ognuno è libero di trovare il proprio critico o pensatore di riferimento mentre i giornali ci impongono sempre i soliti"), sotto altri può essere un handicap verso il quale oggi come oggi non siamo attrezzati (e temo non lo saremo, almeno a breve termine).
Rumore di fondo e dispersione spingono il sistema verso un'inutilità e  una vacuità simile a quella del medium di massa televisivo, da molti considerato invece antitesi,  in reale contrapposizione.

Tuttavia si potrebbe configurare una similitudine inquietante: là dove in TV vengono selezionate delle stupidaggini da fornire al pubblico, sulla rete le stupidaggini ci arrivano random da fonti che non possiamo scegliere o su siti spavaldamente e assurdamente linkati da Google a una nostra ricerca: sulla email, nei comment degli anonimi aggressivi e deliranti sui nostri blog, o nei blog che leggiamo abitualmente.
Questo ci impone o di non considerarli, oppure di perdere tempo ed energie a rispondere, a seconda della nostra adesione al principio di egalité.

L'ultima frontiera potrebbe essere quella di spendere la maggior parte del proprio tempo a proteggersi da tutto questo, continuando a simulare l'interazione volontaria con il vasto mondo -sempre più vasto- della rete.
In parte ci sono software che agiscono al posto nostro per proteggerci:  gli aggiornamenti "security" degli OS sono sempre più frequenti.
I blog si armano di insopportabii codici alfanumerici da digitare diligentemente per lasciare un banale comment (il che personalmente mi scoraggia a farlo) o non lasciano commentare se non si è utenti registrati di una data community (ti lasciano scrivere il comment poi ti accorgi che non lo inoltrano: ulteriore tempo sprecato, interazione abortita, energià dissipata).
I "providers" che ci offrono servizi -gratuiti o a pagamento che siano- alzano sempre il tiro chiedendo nuove ID, nuove passwords, nuove registrazioni (è di questi giorni la richiesta di Flickr, dopo averci spaventati con presunte intrusioni avvenute nel nostro account, dì creare una nuova  ID su Yahoo per potere accedere regolarmante alla nostra pagina. Flickr acquisita da Yahoo si deve yahooizzare, e noi, volenti o nolenti, con lei).
Noi sottostiamo a tutte queste rinnovate richieste di appartenenza con parziale inconsapevolezza, o con un po' di paura,  lecita quando per la centesima volta ci viene detto da un lato di non lasciare mai le nostre passwords, dall'altro si chiede di riformularle o reinserirle di continuo.
Spinti forse dalla necessità di continuare ad esporci ed esibirci, cosa sulla quale mi fa fatto riflettere quello che ha scritto Barbara68  in un comment, quello di cui ha scritto anche Baudrillard: "L'espressione di sè come forma ultima della confessione, della quale parla Foucault. Non custodire alcun segreto: parlare, parlare, comunicare instancabilmente. Questa è la violenza fatta al singolo individuo e al suo segreto."(1)
Per una strana coincidenza (diciamo così), Baudrillard sta parlando dei Reality Show televisivi.
Curioso collegamento, vero?

Non c'è tanto da chiedersi se "un giorno" tutto avverrà in rete oppure no, come fanno i sostenitori di quella che io chiamo "visione fideistica".
C'è da chiedersi  se tutto questo meccanismo, tutto questo spazio, questo margine di iniziativa possa veramente essere una concessione che casca dall'alto (per ignoranza o noncuranza...?) a fronte di un sistema massmediatico (TV) invece sempre più ingabbiato e controllato.
In questo caso, come sarebbe possibile che il "potere"  conceda -in particolare alle generazioni più giovani, che tradizionalmente sono le più irrequiete- tutta questa libertà di parola, di espressione? Sarà dunque reale ed effettiva?
Non per creare un ennesima teoria del complotto globale (ne esistono sempre troppe) mi sembrerebbe un'idea meritevole di qualche rifllessione.
Ma non mi pare che nessuno degli espertoni webevangelisti se ne occupi neanche per caso.

E se i controlli in questo caso fossimo costretti -per difenderci- a metterli noi stessi (codici, controcodici, passwords, antispam, communities chiuse) mettendo in atto per conto del sistema tutto ciò? Non sarebbe, parafrasando Baudrillard, un "delitto perfetto"?

Come mai personaggi "creati" in rete (come Pulsatilla, debordata in libro, poi la prima blogger accredita in sala stampa al Festival di SanRemo, poi ospite di Markette su La7, poi...?)(2) stanno osmoticamente nuotando ormai sui canali TV? E  personaggi e programmi TV sono presenti o  si stanno attrezzando per interagire in rete?
Inizalmente avevo pensato a McLuhan e alla sua teoria che i nuovi media in una prima fase tendano a imitare aspetti dei media dominanti in precedenza. (3)
In questo momento ho più la sensazione che la tendenza sia verso un medium unico (salvo le sfrangiature ininfluenti di media minoritari) che -come peraltro si dice da molte parti- metta insieme vari aspetti di quelli precedenti.
Mi chiedo se il tanto nominato Web 2.0 illustrato come luminoso e  illuminante orizzonte futuro, non sia in qualche modo anche questo.
Queste sono domande che qualcuno degli entusiasti evangelisti ad ogni costo, che continuano a credere nell'alterità assoluta della rete, dovrebbe secondo me iniziare a porsi.
O l'euforia deve ciecamente continuare per forza?

(1) Jean Baudrillard, "L'élevage de poussiére" in "Télémorphose", ed. Sens&Tonka, Paris 2002, trad. William Nessuno.
(2) Pulsatilla, "La ballata delle prugne secche", Castelvecchi , 2006
(3) Marshall McLuhan, "Le Radici del cambiamento" (appena lo ritrovo aggiungo le specifiche)



sabato, marzo 17, 2007


REALE...

- Nella sua accezione corrente, il virtuale si oppone al reale, ma il suo immediato utilizzo, grazie alle nuove tecnologie, dà la sensazione che, ormai, esso indichi l'evanescenza, la vacuità, la fine. Secondo il mio punto di vista, come ho  già affermato, creare un mondo reale significa "produrlo" e il reale non è mai stato altro che una forma di simulazione. Certamente si può fare in modo che esistra un effetto del reale, un effetto della verità, un effetto dell'oggettività, ma, in sè, il reale non esiste. [...]

Jean Baudrillard. in "Parole Chiave" (Il Virtuale), Armando Editore, 2002


posted by williamnessuno alle ore 22:35 | Permalink | commenti (12) / commenti (12) (pop-up)
categoria: virtuale, baudrillard, jean baudrillard


sabato, marzo 17, 2007


LE LOFT

- [...]  Così il commercio delle immagini genera una potentissima indifferenza al mondo reale: il mondo reale diventa una funzione inutile, un insieme di forme e di eventi fantasma. Non siamo lontani dalle Ombre della Caverna di Platone.
Un buon esempio di questa visibilità, dove tutto viene mostrato, è la trasmissione "il Grande Fratello" e tutte le trasmissioni simili, i "Reality Show".
Quando tutto è in mostra ci rendiamo conto che non c'è più niente da vedere. E' lo specchio dell'appiattimento e del "Grado zero".
Col mito del "Grande Fratello", quello della visiblità poliziesca totale, il pubblico stesso è diventato il "Grande Fratello", mobilitato sia come giudice che come guardone.
La potenza del controllo è interiorizzata, e gli uomini non sono più vittime delle immagini: si trasformano essi stessi in immagini, esistono solo in due dimensioni, o in una dimensione superficiale. Così sono leggibili in ogni istante, sovraesposti alla luce dell'informazione, e spinti a prodursi e ad esprimersi ovunque.
E' l'espressione di sè come ultima forma della confessione di cui parlava Michel Foucault.
Diventare immagine è esporre tutta la propria vita quotidiana, tutte le proprie disgrazie, tutti i propri desideri, tutte le proprie possibilità, vuol dire non conservare alcun segreto: è necessario parlare, parlare a se stessi, parlare senza  sosta.
Questa è la violenza più profonda dell'immagine, è una violenza fatta alla profondità, all'essere singolo, al suo segreto. -


posted by williamnessuno alle ore 12:06 | Permalink | commenti (13) / commenti (13) (pop-up)
categoria: etica, tv , virtuale, baudrillard, jean baudrillard


domenica, marzo 11, 2007


HOMMAGE A BAUDRILLARD

Uno scaffale a parte. Solo dedicato a Jean Baudrillard.

Il primo libro acquistato nei primi anni 80 a Parigi, quasi per caso, alla libreria del  Beaubourg.
Mi ricordo mentre lo sbirciavo e  mi aggiravo in cerca di cartoline pubblicitarie in un negozio che si chiamava "une image en plus".
"Une image en plus".
Un concentrato di presagi e di suggestioni programmatiche.
Non potevo immaginare che Jean Baudrillard avrebbe tantisssimi anni dopo avuto una fase brillante ulteriore come fotografo.

Il titolo che avevo scelto era "A l'ombre des majorites silencieuses", un libro dal quale avrei tratto la frase-motto del progetto "antientropia": "...Mais la masse n'est pas un lieu de négativité ni d'explosion, c'est un lieu d'absorption et d'implosion."

Chi era questo Baudrillard, del quale dovevo aver sentito parlare in qualche contesto che non so nemmeno io: ma ho la sensazione che fosse un programma TV, Mr Fantasy o successivo a cura di Carlo Massarini... Quando la TV ancora ti apriva prospettive nuove... Come cambiano le cose in ven'anni.

Nel titolo che avevo scelto  credo mi intrigasse il concetto massa silenziosa, della fine "del sociale", che riecheggiava sensazioni reiterate.
L'influenza -vera o solo presunta si fece sentire molto presto, quando nella piccola fanzine che dirigevo (Circolo PIckwick) pubblicai il breve saggio (più che altro una ricerca di tracce) intitolato "questioni postmoderne".
In quella figura di giovane che adesso stento a riconoscere - se non per l'abbigliamento integralmente nero - cattiva abitudine mai più perduta- iniziava la frequentazione del dubbio o del rivolgimento di prospettiva che negli anni l'avrebbe accompagnato col nome "Baudrillard".
Luminosi sono stai i frammenti delle varie "Cool Memories", che potevano essere letti con apparente semplicità e rapidità ma che a volte ti bloccavano per ore sulle stesse poche righe, perchè non le capivi, le capivi troppo bene o non le condividievi e allora giù a cercare di capire come mai.
Negli ultimi tempi, Baudrillard è sempre più sfuggito alla mia comprensione, almeno nelle sue teorie "politiche".
 
Mentre sono rimaste fondamentali le sue intuizioni sul "sistema degli oggetti", con le sue fotogragrafie  affascinanti e vibranti dell'emozione forse indesiderata, ma che certo nasce da quella teoria della esclusione del resto del mondo.
"Ogni soggetto fotografato non è altro che la traccia lasciata dalla scomparsa di tutto il resto"
E' strano e singolare, lo realizzo solo adesso, come anche il progetto "antientropia" si basi su presupposti simili, sulla estrapolazione di immagini-suggestioni nell'ipotesi che possano vivere una vita propria, diversa e in particolare avulsa dal contesto di provenienza.
Quando all'improvviso capisci quel che ti è stato donato in termini di formazione, senza che nemmeno te ne rendessi conto.



Connessioni personali e non:

Intervista del 2001 (wmv)
the murder of the image
videoinstallazione "nonono" ispirata a un testo di Baudrillard
video Ode to Baudrillard
Grande Fratello

Dreamgate
Antientropia
Fotografia antientropica
L'exile et  l'apparence

posted by williamnessuno alle ore 15:24 | Permalink | commenti (18) / commenti (18) (pop-up)
categoria: fotografia, tempo, pubblicità, virtuale, postmoderno, baudrillard, silvia mazzotta, jean baudrillard


mercoledì, marzo 07, 2007


ADDIO, JEAN





posted by williamnessuno alle ore 22:08 | Permalink | commenti (7) / commenti (7) (pop-up)
categoria: baudrillard


lunedì, marzo 05, 2007


VE LO DO' IO IL FESTIVAL! / 1

Sono contento perchè finalmente il vero Pippo è tornato in luce.
Nelle conferenze stampa , specie in quella in cui i colleghi lo incalzavano sul discorso-compensi e quella a base di bonolissaggini l'ho rivisto in quell'atteggiamento di quando si incattivisce, e irritato e cupo gira lo sguardo su tutti i alla ricerca dell'approvazione ai suoi sfoghi. E più la platea è vasta, più rotea la testa a destra e sinistra in silenzio a  cercare gli sguardi.

All'improvviso, un flash back di 10 anni.
La Rai di sicuro è una azienda con un sacco di problemi, ma quando approdò a Mediaset chiuse il suo "storico" (?) programma "Tiramisù" (un titolo molto da Mediaset, eh?) con continue tensioni dopo poche puntate anche se ne erano previste 13... E noi tutti col culo per terra.
Oggi dopo il successo del Festival torna lo stesso di un tempo: supponente, arrogante.
E' un uomo al quale ogni tot serve un bel fallimento.
Altrimenti il delirio di onnipotenza prende il sopravvento.

Avevamo proprio bisogno del suo political advice qualunquista; "serve concordia", "basta con destra sinistra centro"...
E il pubblico allocco applaude a profusione.
Ma cosa abbiamo ormai nei cervelli?

Pippo sciamò via dalla Rai perchè aveva accusato il colpo di essere stato tacciato di "nazionalpopolare", non ricordo da chi, forse era Manca?
Adess, dopo il suo pistolotto, non è più nazionalpopolare: è addirittura nazionalqualunquista.

Ah, dmenticavo.
La discesa in campo di un altro ottuagenario NO, per favore.
posted by williamnessuno alle ore 22:22 | Permalink | commenti (14) / commenti (14) (pop-up)
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