Magnethic MetaBlog



“Heart and Soul,
One will burn.”

- Joy Division
mercoledì, marzo 21, 2007


EGALITE' E RUMORE DI FONDO IN RETE (beta 1.0)


Prescindendo dal basilare problema dell'accesso, la  pretesa  democraticità della rete, il suo presunto egalitarismo, costituiscono un efficacissimo depistaggio rispetto agli altri problemi che la affliggono.
In realtà  questa pretesa contribuisce a sovraccaricare il sistema comunicazione-rete di un rumore di fondo inutile, se non dannoso.
Non è la prima volta che ne parlo.
Tutti possono dire qualunque cosa (perfino io...) e questo, data la nostra limitata capacità di ascolto, contribuisce alla dispersione energetica, e, in definitiva, a una vera e propria dissipazione.
Tutti abbiamo il dovere di rispondere a tutti, di considerare tutti per non essere ritenuti dei presuntuosi che si sottraggono al concetto di egalité.
In effetti, onestamente, chi può ergersi a giudice, e capire/decidere cosa è noise e cosa no?
Quello che sotto certi aspetti può essere positivo ("sulla rete chiunque può dire la propria e avere interlocutori; sulla rete ognuno è libero di trovare il proprio critico o pensatore di riferimento mentre i giornali ci impongono sempre i soliti"), sotto altri può essere un handicap verso il quale oggi come oggi non siamo attrezzati (e temo non lo saremo, almeno a breve termine).
Rumore di fondo e dispersione spingono il sistema verso un'inutilità e  una vacuità simile a quella del medium di massa televisivo, da molti considerato invece antitesi,  in reale contrapposizione.

Tuttavia si potrebbe configurare una similitudine inquietante: là dove in TV vengono selezionate delle stupidaggini da fornire al pubblico, sulla rete le stupidaggini ci arrivano random da fonti che non possiamo scegliere o su siti spavaldamente e assurdamente linkati da Google a una nostra ricerca: sulla email, nei comment degli anonimi aggressivi e deliranti sui nostri blog, o nei blog che leggiamo abitualmente.
Questo ci impone o di non considerarli, oppure di perdere tempo ed energie a rispondere, a seconda della nostra adesione al principio di egalité.

L'ultima frontiera potrebbe essere quella di spendere la maggior parte del proprio tempo a proteggersi da tutto questo, continuando a simulare l'interazione volontaria con il vasto mondo -sempre più vasto- della rete.
In parte ci sono software che agiscono al posto nostro per proteggerci:  gli aggiornamenti "security" degli OS sono sempre più frequenti.
I blog si armano di insopportabii codici alfanumerici da digitare diligentemente per lasciare un banale comment (il che personalmente mi scoraggia a farlo) o non lasciano commentare se non si è utenti registrati di una data community (ti lasciano scrivere il comment poi ti accorgi che non lo inoltrano: ulteriore tempo sprecato, interazione abortita, energià dissipata).
I "providers" che ci offrono servizi -gratuiti o a pagamento che siano- alzano sempre il tiro chiedendo nuove ID, nuove passwords, nuove registrazioni (è di questi giorni la richiesta di Flickr, dopo averci spaventati con presunte intrusioni avvenute nel nostro account, dì creare una nuova  ID su Yahoo per potere accedere regolarmante alla nostra pagina. Flickr acquisita da Yahoo si deve yahooizzare, e noi, volenti o nolenti, con lei).
Noi sottostiamo a tutte queste rinnovate richieste di appartenenza con parziale inconsapevolezza, o con un po' di paura,  lecita quando per la centesima volta ci viene detto da un lato di non lasciare mai le nostre passwords, dall'altro si chiede di riformularle o reinserirle di continuo.
Spinti forse dalla necessità di continuare ad esporci ed esibirci, cosa sulla quale mi fa fatto riflettere quello che ha scritto Barbara68  in un comment, quello di cui ha scritto anche Baudrillard: "L'espressione di sè come forma ultima della confessione, della quale parla Foucault. Non custodire alcun segreto: parlare, parlare, comunicare instancabilmente. Questa è la violenza fatta al singolo individuo e al suo segreto."(1)
Per una strana coincidenza (diciamo così), Baudrillard sta parlando dei Reality Show televisivi.
Curioso collegamento, vero?

Non c'è tanto da chiedersi se "un giorno" tutto avverrà in rete oppure no, come fanno i sostenitori di quella che io chiamo "visione fideistica".
C'è da chiedersi  se tutto questo meccanismo, tutto questo spazio, questo margine di iniziativa possa veramente essere una concessione che casca dall'alto (per ignoranza o noncuranza...?) a fronte di un sistema massmediatico (TV) invece sempre più ingabbiato e controllato.
In questo caso, come sarebbe possibile che il "potere"  conceda -in particolare alle generazioni più giovani, che tradizionalmente sono le più irrequiete- tutta questa libertà di parola, di espressione? Sarà dunque reale ed effettiva?
Non per creare un ennesima teoria del complotto globale (ne esistono sempre troppe) mi sembrerebbe un'idea meritevole di qualche rifllessione.
Ma non mi pare che nessuno degli espertoni webevangelisti se ne occupi neanche per caso.

E se i controlli in questo caso fossimo costretti -per difenderci- a metterli noi stessi (codici, controcodici, passwords, antispam, communities chiuse) mettendo in atto per conto del sistema tutto ciò? Non sarebbe, parafrasando Baudrillard, un "delitto perfetto"?

Come mai personaggi "creati" in rete (come Pulsatilla, debordata in libro, poi la prima blogger accredita in sala stampa al Festival di SanRemo, poi ospite di Markette su La7, poi...?)(2) stanno osmoticamente nuotando ormai sui canali TV? E  personaggi e programmi TV sono presenti o  si stanno attrezzando per interagire in rete?
Inizalmente avevo pensato a McLuhan e alla sua teoria che i nuovi media in una prima fase tendano a imitare aspetti dei media dominanti in precedenza. (3)
In questo momento ho più la sensazione che la tendenza sia verso un medium unico (salvo le sfrangiature ininfluenti di media minoritari) che -come peraltro si dice da molte parti- metta insieme vari aspetti di quelli precedenti.
Mi chiedo se il tanto nominato Web 2.0 illustrato come luminoso e  illuminante orizzonte futuro, non sia in qualche modo anche questo.
Queste sono domande che qualcuno degli entusiasti evangelisti ad ogni costo, che continuano a credere nell'alterità assoluta della rete, dovrebbe secondo me iniziare a porsi.
O l'euforia deve ciecamente continuare per forza?

(1) Jean Baudrillard, "L'élevage de poussiére" in "Télémorphose", ed. Sens&Tonka, Paris 2002, trad. William Nessuno.
(2) Pulsatilla, "La ballata delle prugne secche", Castelvecchi , 2006
(3) Marshall McLuhan, "Le Radici del cambiamento" (appena lo ritrovo aggiungo le specifiche)



posted by williamnessuno alle ore 22:12 | Permalink | commenti (18) / commenti (18) (pop-up)
categoria: etica, tv , internet, tempo, editoria, video, blogsfera, virtuale, william, e-mail, baudrillard, williamnessuno, mcluhan, jean baudrillard



Commenti
#1   22 Marzo 2007 - 00:37
 
Urca! Che onore...sono la prima a commentarti stavolta :-)

"...come sarebbe possibile che il "potere" conceda -in particolare alle generazioni più giovani- tutta questa libertà di parola, di espressione? Sarà dunque reale ed effettiva?"

Ecco...questa domanda me la sono sempre posta. Ma da più parti la spiegazione che mi è giunta è stata che in realtà pare ci si stia organizando politicamente e burocraticamente per un controllo "dall'alto" della rete. Briglie legali e divieti vari.

Però la tua ipotesi di un controllo attraverso una capillare contaminazione e fusione con il media principale (tv)...è da prendere in considerazione.

Vabbè...sono assonnata e stanca...la notte porta consiglio. Ci penso su e domani torno qui ;-)
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente RosaTiziana

#2   22 Marzo 2007 - 10:25
 
Cara Tiziana!
Nessuno ha voglia nel cuore della notte di leggersi e commentare una pappardella simile!
Sei un'eroina!
Tieni conto che lavoro spesso più per suggestioni che per dati empirici...
Nel futuro si vedrà: magari dico solo cretinate...(ma non diciamolo in giro,,,)
:-)
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente williamnessuno

#3   22 Marzo 2007 - 10:25
 
Io personalmente sono molto incuriosita dal mondo dei blog. Ne faccio una lettura diversa rispetto alla tua perché altri sono gli strumenti che uso. In effetti quello che mi sembra di vedere è che in rete vigono molte delle regole sociali per quanto riguarda l'acquisizione di capitale simbolico e relazionale, anche se questo può essere riferito soprattutto ad alcuni blog che visito io e non esteso a tutti.
I vari providers tendono a creare appartenenza per un calcolo economico (c'é chi paga per le versioni pro) e per tutta la ricchezza di informazioni che vengono vagliate attraverso le parole che vengono digitate.
In effetti è vero che esiste un'interazione con gli altri media, ma anche con il circuito della comunicazione culturale in genere. Chi si fa notare in un blog può vedere pubblicato un libro, apparire in televisione o comparire in una conferenza, e non è detto che la cosa sia negativa quando è della creatività che viene messa in gioco. A me interessa l'aspetto psico-culturale del Web. Cosa ci porta a parlare della nostra vita e sensazioni private, a mettere in scena la nostra identità, cosa ci porta a dire la nostra magari in contraddizione con il ruolo che dobbiamo assumere ogni giorno. Da antropologa quale sono, penso che l'unico modo di venirne a capo sia risalire alle persone "reali" per capire cosa ne pensano veramente. Ma siamo ancora agli albori dell'analisi di un fenomeno così vasto e complesso.
Mi dai modo anche di chiarire un punto del mio commento precedente. Quando parlavo di riflessività autentica, intendevo dire l'innesco di un processo di riflessione su se stessi. Quello o si verifica o non si verifica a mio avviso. buona giornata
Utente: http://al-diwan.blogspot.com/ Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente barbara68

#4   22 Marzo 2007 - 11:18
 
Barbara, condivido molto di ciò che dici, sottolineo però che quanto sta avvenendo in rete da te un po' freddamente descritto (forse è il ruolo scientifico di antropologa che ti porta ad analizzare più che criticare), che le aziende stanno accumulando un patrimonio "di parole" (ne avevo parlato ne "La Visione Fideistica", dicendo appunto che quello che appare gratis lo paghiamo con informazioni su di noi) rientra comunque sotto l'aspetto del controllo.
Rispetto a "farsi pubblicare un libro" non ha nulla a che fare con "il valore" effettivo del contenuto: è interessante applicare il concetto di "credito relazionale", ma questo può valere anche legli altri settori: conduco un programma sulla cucina e mi fanno pubblicare il libro. Magari non so scrivere ma lo faccio scrivere a un altro e lo firmo. Nulla ha a che fare con la mia capacità di creare. E sta bene.
In rete, uguale o simile; baso le scelte sul counter del pubblicando (i crediti di cui parli?) oppure sulla verve e sul musetto simpatico della persona.
Diciamo che almeno in questo la prima Antologia di Einaudi curata da Loredana Lipperini, al tempo criticata da molti, si basava su un vero esperimento di scrittura e una buona percentuale delle persone coinvolte aveva delle capacità narrative.
In poche parole quello che io NON vedo è una logica NUOVA e DIVERSA a fronte della grande illusione (che molti manifestano in continuazione) che la rete stia cambiando tutto.
Che è quello che ho voluto dire soprattutto.
Ho deciso di scrivere questo testo proprio in seguito a degli incontri nei quali era emersa ancora questa visione "omnirisolutiva" della rete.
Invece vedo in prospettiva molta contaminazione e molto irrigidimento.
Giustamente dici che il mezzo è molto giovane, ma data la precipitosa folgorante evoluzione QUANDO si inizierà l'analisi che vada oltre gli aspetti tecnici?
PS; per quanto riguarda la domanda "cosa ci porta a dire la nostra magari in contraddizione con il ruolo che dobbiamo assumere ogni giorno", non so se ti riferisca direttamente a me oppure no, però diciamo che è semplice rispondere: evidentemente questo ruolo che dobbiamo assumere per sbarcare il lunario, che ci piace assai nel mondo delle idee, non lo condividiamo nei modi in cui ci obbligano ad esercitarlo.
E scelte non ce ne sono (a parte la disoccupazione, naturalmente).
Quindi direi, come ha scritto nel suo header una mia amica "un diario?, uno sfogo? un sollazzo?"...
Buona giornata anche a te.
:-)
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente williamnessuno

#5   22 Marzo 2007 - 11:39
 
:-) No Will, la mia riflessione sulla contraddizione con il ruolo era di ordine generale, e pensavo anche a me. Per quanto riguarda il capitale simbolico e relazionale mi riferivo a Bourdieu, e mi riferivo al numero di commenti più che al counter, o al numero di relazioni che si stabiliscono, ma anche al fenomeno di stabilire relazioni in sè senza quantificare.
In quanto allo studio di questo fenomeno beh, chi ci impedisce di pensarci su? sarebbe positivo trovare qualcuno interessato a finanziare delle ricerche o pubblicazioni no? ma temo che possa essere una delle mie tante idee destinate a non avere un seguito...
Utente: http://al-diwan.blogspot.com/ Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente barbara68

#6   22 Marzo 2007 - 14:04
 
"In poche parole quello che io NON vedo è una logica NUOVA e DIVERSA a fronte della grande illusione (che molti manifestano in continuazione) che la rete stia cambiando tutto"

In effetti tutta questa gran diversità non la vedo nemmeno io. Ovunque ci sia comunicazione il meccanismo è sempre lo stesso, si impongono le stesse variabili che agiscono nella comunicazione in generale.

Credo anch'io che la rete NON stia cambiando tutto. Però c'è MOLTA differenza tra sedersi sul divano e accendere la tv oppure sedersi sul divano e accendere un pc.
Di sicuro fra i due media esiste una enorme differenza e questa differenza si ripercuote anche sulla modalità di comunicazione.

Quindi il web non sta cambiando tutto (non può avere la pretesa di sottrarsi alle regole comunicative umane)...però offre modalità assai differenti da quelle che offre la tv. Le contaminazioni esistono, ovvio, ma le differenze fra i due mezzi rimangono.

Oddio...sono andata fuori tema? :-)
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente RosaTiziana

#7   22 Marzo 2007 - 14:06
 
io, ultimamente, sono sempre più confusa a riguardo. e, anzi, mi riservavo di chiamarti presto per proporti una cosa... baci, intanto. manu
utente anonimo

#8   22 Marzo 2007 - 14:18
 
bel post William! anche perchè, come vedo dai commenti di Rosa Tiziana e di Barbara, apre la possibilità di guardare criticamente (autoriflessione, metariflessione) alla blogosfera.

Una visione dall'alto, da un lato, un'altra che parte dal proprio pc, dall'altro.
Posso tentare di analizzare (e poi criticare) la blogpalla usando le categorie dei "poteri": beh sì, è un dispositivo come altri (la tv, il telefono, ma anche la cattedra a scuola, il palcoscenico a teatro, la mancanza di piazze nelle città...) che punta a controllarmi. E mi viene da chiedere? Come mi controlla? e soprattutto a quale scopo? Lo scopo dei dispositivi è in genere quello di "normalizzare", di "Stantardizzare" per poi omologare e "usare" come consumatori... Ma è davvero così facile "normalizzare" migliaia di nodi che interagiscono incessantemente e secondo tempi rapidissimi? O a fianco dell'illusione di essere liberi in rete, c'è anche quella, altrettanto fragile, di "comandare" sulla rete? E ancora: ci sono forme di "resistenza" all'omologazione nel virtuale? Forse qui nella rete le forme di resistenza sono più evidenti proprio perchè qui si ripropone il legame, la relazione,lo scambio gratuito (relazione che regola il 90 per cento degli scambi: tolte le blogstars e chi vuole guadagnarci)...

Altro versante: parto da me, perchè io sono uno dei mille nodi; non mi guardo dall'alto, ma dal punto di vista della mia tastiera: e qui, ha ragione Barbara - rispetto ad altri mezzi (tv dove sono passiva; telefono dove tutto vaga nell'etereo suono e sparisce etc ma anche, perchè no?, relazione tra paziente e proprio analista dove sono solo le parole a essere scambiate...) posso mettere in atto processi di autoriflessione con la stessa semplicità con cui scrivo un post: basta che mi rilegga. Basta che a distanza di un paio di mesi vada a rivedermi quello che scrivevo, le relazione che ho costruito, quello che ho inseguito, e quello che ho scartato, cosa sto cercando, cosa non cerco più, e poi emozioni, creazioni e tutto il resto...
Alle volte mi sembra che, almeno per me, il blog (con tutta la ragnatela di menti che connette) possa essere una macchina (uno specchio?) che mi aiuta a pensare, a vedermi, a creare. Con tutta la fatica e le difficoltà che un simile "lavoro" - incessante - comporta. In questo senso non mi sento qui più controllata di quanto già non sia nella realtà: il grado di autocensura personale è inalterato; ma qui, forse, posso trovare maggiori margini per "resistere" perchè non mi sento passivizzata come in altre relazioni mediatiche.
C'è qualcuno che mi sta usando? Ok, mi interessa capire chi e perchè. Ma mi interessa anche accettare la sfida di poter almeno sognare o immaginare che si possa uscire dalla logica del chi usa chi, del chi è più forte, del chi ha successo, per entrare in altre dimensioni...
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente madmapelli

#9   22 Marzo 2007 - 15:32
 
- Mad, grazie! a me interessa molto cercare di capire (almeno a grandi linee) i meccanismi ai quali sono sottoposto, e parto dal presupposto che dato come va il resto del mondo, la rete non può essere wonderland.
E' un po' la mia tendenza naturale ad essere "oppositore": magari se a fare certe considerazione ANCHE critiche ci pensassero altri non sentirei il bisogno di farle io. Il che mi fa comparire un po' come un bambino capriccioso che non vuol accettare le regole del gioco e che dice "non ci gioco più".
Invece (almeno per ora) ci gioco ancora.
E' che non sopporto i luoghi comuni acritici che sento in continuazione dai blogevangelisti.
Ti chiedi "è davvero così facile "normalizzare" migliaia di nodi che interagiscono incessantemente e secondo tempi rapidissimi?".
Non lo so ma vedo molti tentativi (alcuni dei quali ho descritto) che vanno in questa direzione... Sarà impossibile o solo "questione di tempo"?
Non ho mai escluso l'autoriflessione, anzi chi mi conosce sa che la pratico anche troppo e a volte (guarda caso) sono stato attaccato da sconosciuti nei comment perchè mi "autocommisererei"...
Dici "mi interessa anche accettare la sfida di poter almeno sognare o immaginare che si possa uscire dalla logica del chi usa chi, del chi è più forte, del chi ha successo, per entrare in altre dimensioni.." e sono d'accordo.
Ripero: mi esimerei volentieri se vedessi altri che propongono problematiche e non solo entusiasmo o analisi tecniche e statistiche.
Diciamo che di spazio per discutere di questi temi ne serve, evidentemente, non ti sembra?
:-D

- Mardin, chiamami quando vuoi, hai il mio numero di cell?

- Cara Tiziana, le differenze RIMANGONO, e certamente rimarranno.
Il problema è che io comincio a vedere la questione non tanto sotto il profilo della comunicazione (divera dalla tv, simile, contaminata, pura) ma sotto il profilo del marketing. E siccome vedo che la TV è COMPLETAMENTE ossessionata da queste questioni (share=counter?) tanto da uscirne paralizzata con gli esiti che sappiamo, mi preoccupo.
Ovviamnte la rete subirà -sta subendo- processi diversi, ma temo che la tendenza sia quella di inglobarla nella "società dello spettacolo".
Con quello che ne consegue.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente williamnessuno

#10   22 Marzo 2007 - 18:55
 
posso essere controcorrente?
(tant so abituat)
ma non vi pare che parlare della "blogosfera" da parte "nostra" sia un po' autoreferenziale?...io c'ho un blog, ma non so ancora per quanto, perchè come tutti quelli ce l'hanno ho un ego da mostrare.....credo basti questo.
C'è poi un altro aspetto: quanto questi nostri "luoghi" di sopravvivenza del nostro ego sono la "libertà" che tanti decantano?
mah
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente arciere

#11   22 Marzo 2007 - 19:04
 
Caro Archer, no, non mi pare sia autoreferenziale più di tanto...
Qui siamo tutti transitori (anche perchè questo fenomeno, come è iniziato finirà).
Mi sembra stano (conoscendoti) comunque che proprio TU non sia interessato a capire in che contesto ci muoviamo, dove stiamo andando e dove ci stanno portando...
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#12   22 Marzo 2007 - 19:30
 
non ho detto che non sono interessato... ho solo gettato un sasso nello stagno. Perchè?
perchè per capire chi "siamo" cosa facciamo o cosa voglino farci fare... dobbiamo, dove vogliamo andare, e cosa siamo ora...dobbiamo, necessariamente sapere perchè siamo e cosa siamo nelle nostre individualità :)
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#13   22 Marzo 2007 - 20:07
 
Ciro, ma lo sai che non ti capisco?
Dico sul serio.
Cosa intendi, qualcosa tipo "conosci te stesso"?
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#14   23 Marzo 2007 - 09:27
 
no, in realtà no. che poi: l'altro giorno, quando è morto baudrillard e o scritto s'è fatta ora, ho pensato a te. :-) m
utente anonimo

#15   23 Marzo 2007 - 10:44
 
Barbara: "Cosa ci porta a parlare della nostra vita e sensazioni private, a mettere in scena la nostra identità, cosa ci porta a dire la nostra magari in contraddizione con il ruolo che dobbiamo assumere ogni giorno.Da antropologa quale sono, penso che l'unico modo di venirne a capo sia risalire alle persone "reali" per capire cosa ne pensano veramente."

Non sono d'accordo con l'impostazione, Barbara. Da almeno 100anni diversi spunti filosofici o scientifici ci dimostrano il carattere "costruito" ed "esploso" dell'identità, del sentimento di Sé (in fondo, si tratta di una narrazione di noi stessi che facciamo a noi stessi), che poi nel secolo dei massmedia - e qui le riflessioni di baudrillard tornano ficcanti - si è disperso nei mille frammenti che lasciamo dietro ed intorno a noi.
Non sento il bisogno di una percezione unitaria della mia identità, non cerco un nucleo identitario negli altri.
"Io sono io e la circostanza che mi contiene", piuttosto. Circostanza anche mediatica, soprattutto negli ultimi quarant'anni.
L'Io è un flusso di maschere e di posizioni esistenziali, un giocare a non vedere il gioco che tutti facciamo.
Se anche tu poi risalissi alla persona reale dietro i frammenti mediatici di rappresentazione identitaria, non troveresti altro che un ulteriore matassa in movimento di ruoli, maschere, posizioni, giochi, quello che ognuno di noi è nella vita reale.
Il web come luogo di comunicazione ha reso possibile l'allestimento pubblico di queste multiple identità, per molti in molti luoghi diversi.
Se WilliamNessuno (bel post intrigante hai scritto) avesse anche un blog di giardinaggio, firmato sempre WilliamNessuno, non so se leggendolo m'interesserebbe poi molto ricondurre questi suoi aspetti di personalità alla stessa persona: vivrebbero probabilmente come entità distinte ma linkate tra loro, nel flusso delle rappresentazioni identitarie con cui la mia coscienza (si tratta sempre di un flusso) mette ordine negli accadimenti, dà senso al divenire, nominandolo.
Interrogarsi appunto sull'assoluta alterità della Rete (ultime righe del post di william) è un po' una sciocchezza: il web non è una cosa che esiste fuori dal mondo mediatico, anzi; è in continua espansione, e si stanno assistendo a fenomeni di de-sacralizzazione (come i tappetini da preghiera musulmani, che nelle grandi città si vendono ormai sulle bancarelle dei mercati) perché i tecnici/informatici non sono più gli unici che riescono ad avere voce in questi ambienti; ci stiamo muovendo verso un grande calderone mediatico onnipervasivo (con il cellulare connesso dei prossimi 3 anni saremo ovunque in qualsiasi momento) dove le personalità/simulacri vivranno indifferentemente indossando molte maschere diverse, in luoghi diversi.
Nasceranno nuove modalità della parola, nuovi atteggiamenti, nuovi modi di relazione interpersonale. Chi vuole porre limiti e paletti e regole ora, in mezzo al tumulto, assomiglia imho a chi vuole trattenere un fiume in piena utilizzando una rete da pesca. Vano e sciocco.
Ciao
Solstizio

utente anonimo

#16   23 Marzo 2007 - 11:56
 
@ Solstizio

"Nasceranno nuove modalità della parola, nuovi atteggiamenti, nuovi modi di relazione interpersonale. Chi vuole porre limiti e paletti e regole ora, in mezzo al tumulto, assomiglia imho a chi vuole trattenere un fiume in piena utilizzando una rete da pesca. Vano e sciocco.
"
scrivi a conclusione del tuo (veramente interessante) commento.
Ma non credo che nessuno, qui, voglia imbrigliare la rete e le sue mille ramificazioni (e se anche si volesse: come si fa?!?)... ma anzi la sfida è proprio quella di esserci - con le molte parti che compongono ognuno di noi -... nelle metamorfosi cui siamo chiamati a prendere parte...
mad
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#17   23 Marzo 2007 - 11:59
 
Solstizio, quando parlo di identità per me è implicito che si tratti di una identità molteplice e dinamica in continuo riaggiustamento, e che questo riaggiustamento si possa cogliere attraverso le personal narratives, che danno senso all'esperienza del soggetto posizionandolo in maniera coerente tra presente, passato e futuro e collegando i molteplici Sé. In particolare, faccio riferimento a Elinor Ochs, ma anche alla Cavarero, quando parla della narrazione come di un "disegno" del percorso biografico, un conferimento di senso e di coerenza.
Quando parlo di persone reali mi riferisco a una precisa impostazione metodologica, cioé quella che invece di limitarsi alle pur fruttuose speculazioni teoriche predilige la ricerca sul campo e la visione emica, cioé dal punto di vista del soggetto. D'altra parte James Clifford si si interrogava qualche anno fa su come fosse possibile fare ricerca su un ambito "virtuale".E io penso che attraverso il dialogo si possa risalire alle motivazioni delle persone, che non considero qualcosa di inattingibile.
In quanto alla de-sacralizzazione di cui tu parli, Tunisi, che io conosco a fondo, e dove il tempo è ancora abbastanza scandito da un calendario sacro, è piena di orologi con la sveglia predisposta per segnalare gli orari di preghiera, e di venditori di dolci nei pressi dei santuari. Il fatto che un tappetino da preghiera si possa comprare al mercato non ne esclude l'utilizzo per la preghiera, e se per questo anche il Corano si vende e si compra. In generale e per esperienza personale, credo che il sacro non sia del tutto separabile da manifestazioni commerciali, di loisir etc etc. Attiguamente alla moschea di via Padova a Milano c'è un negozietto che vende di tutto, dai libri ai vestiti ai dolci, ma che è gia considerato "dentro" lo spazio sacro, tant'è che per starci devo coprirmi la testa.
Comunque ho dato una rapida occhiata al tuo sito e vedo che ti occupi di argomenti che mi interessano, ripasserò per guardare meglio.
Utente: http://al-diwan.blogspot.com/ Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente barbara68

#18   23 Marzo 2007 - 14:30
 
Innanzitutto grazie a tutti per i commenti.

- Solstizio, grazie per gli spunti. Personalmente ritengo che fare riflessioni anche provvisorie sia utile, dato che nei fenomeni dei quali ci stiamo occupando il momento della "stasi", del "punto di arrivo" saranno, come tu stesso dici, probabilmente remoti.
A me interessa individuare dei trend che normalmente vanno sotto silenzio da parte degli esperti della rete. E ritengo che la visione estatico-messianica che a volte viene esplicitata sia non dico tanto sbagliata, ma quantomeno un po' pericolosa.
Poi tu sei liberissimo di ritenere tutto ciò "sciocco e vano".
:-)

- Mad, il "problema" mi pare non tanto quello "di esserci" ma è quello di essere pronti a rimettere in discussione sempre tutto, proprio per quello che dice Solstizio.

- Barbara, credo di aver messo in chiaro fin dal post che probabilmente ci sono delle rifllessioni da fare sull'ansia (o non ansia) di mettersi in scena, come e con quali aspetti del proprio io; avevo aperto un blog per discutere proprio di questi temi (cyberavatar.splinder.com) ma la partecipazione è stata molto scarsa.
era chiaro data anche la tua formazione che prediligi la ricerca sul campo.
Personalmente non avendo una formazione specifica (pur avendo studiato cose tipo sociologia) mi pongo sempre in modo trasversale e -forse- non metodologicamente ortodosso, anche perchè non sapreo "ortodosso" rispetto a cosa... :-)
Le motivazioni delle persone (tema interessantissimo, che tu però hai messo in primo piano da subito) va ben oltre alle problematiche "strutturali" che mi sono posto in questo testo.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente williamnessuno

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