EXPERIMENTING MINIMAL DEATH
- scomparsa-
Il mio sito web è stato eliminato.
E nessuno mi ha informato.
Nessun avviso al mio Host. E' semplicemente accaduto all'improvviso.
Inizialmente mi sembrava di non ricevere più i report quotidiani sui visitatori. "Qualcosa non va", ho pensato.
Mi sono connesso e sullo schermo sono apparse queste parole inquietanti:
"there is no such a directory on this server".
Ma come. Mi ci sono connesso, ho fatto modifiche fino a due giorni fa.
Così, il mio sito web non esiste più sulla rete.
La mia presenza, giù nel cyberspazio, non è più permanente, non sono più in attesa di visitatori per dire loro come la penso.
Posso solo entrare dal mondo concreto con email-sospiro, come singhiozzi di presenza.
Questa è una specie di micromorte.
Minimale.
Che non influenza la vita reale, per fortuna. Se ci vogliamo credere.
Ma si tratta comunque di una morte minimale.
Il sito giace disperatamente dentro il mio hard disk, o meglio, lì giace un'immagine statica del sito, con la quale io solo, come una specie di mesmerizzatore, posso interagire.
E tutti i messaggi che ho madato in giro con quell'URL, tutte quelle informazioni stivate su Lycos, Infoseek, Magellan, Yellow Pages, Yahoo
(1)... Tutte le lettere che ho inviato nello spazio reale con quell'indirizzo in fondo...
Tutto suona falso, adesso. Tutte informazioni morte, senza valore. Tutto suona passato. Un passato che riemipe inutilmente spazio-disco, che verrà rimosso in un tempo ragionevolmente breve. Per lasciare spazio a qualcosa d'altro.
Ora, potrei essere definito una specie di bugiardo cibernetico a causa di queste informazioni che sono diventate false?
Ma io non posso influenzare la volontà di questo server remoto, addirittura situato in un altro continente.
Ed esisterà una metempsicosi, una reincarnazione digitale? Troverò alto spazio-disco per sopravvivere altrove? Esisterà un altro Host?
Mi addormento pensando quale sarebbe stato il prossimo upgrade che avrei effettuato.
1) Motori di ricerca più usati in quel periodo.

Pubblicato col titolo RE-MOVE nel 1999 sulla rivista americana "NEW OBSERVATIONS - cultures of cyberspace" numero 120,
a cura di Alan Sondheim, fondatore di una interessantissima lista di discussione chiamata CYBERMIND
Il testo è stato rivisitato in occasione di questo post.
ORIGINAL ENGLISH VERSION
My web site has been cut off.
No one informed me.
No warning. It just happpened. Out of the blue.
At first I felt unconfortable because I realized I was no more receiving daily reports for the accesses. "Strange", I thought.
I connected and disquieting words noticed that "there is not such a directory on this server".
So, my web site does not exist anymore in cyberspace.
My presence out there is no more permanent, I'm no more there waiting for visitors to tell them what I think.
I can just come in from the concrete world with sobbing e-mails, like hick-ups of presence.
A kind of microdeath. Minimal.
Not infuencing phisical life, by chance.
But that's a minimal death.
My site only lies hopelessly inside my HD, a static picture of it, with no other possible interaction than mine.
And all the messages I sent out with those tag lines including web addresses, all those infos stored inside Lycos, Infoseek, Magellan, Yellow Pages, Yahoo... all the letters I wrote in the concrete space with that web address at the bottom.... all sounds false now. All death infos without any value, any life. All sounds past. A past filling disks' space uselessly. That will be removed in reasonable time.
Now, could you define me a kind of electronic liar because of those infos become false?
I can't influence the will of this Far-Away Host.
And will re-incarnation exist? Will I find other disk-space for the site to survive elsewhere? Will another Host exist?
I fall asleep wondering what next upgrade could have been.
Come dice Minerva, il blog è come uno specchio della vita reale scandita per post.
La teoria che "su internet c'è di tutto come nella vita reale" è quella che ho sempre spiegato a quelli che, per attaccare il mezzo non conoscendolo, parlano sempre e solo di pornografia.
L'ambiguità del mezzo-blog non consiste secondo me in questa "trasposizione" della vita reale sulla rete, ma nel "doppio binario" che necessariamente si crea, doppio binario che alterna la fase "virtuale" (posts) in un posto pubblico (blog) alle comunicazioni personali (email, telefonate).
Il che a volte (secondo la mia esperienza) si trasforma un po' in una specie di "coordinamento occulto" in cui la vita "esteriore" dei blog viene influenzata sotterraneamente.
Prima che nascano sospetti indebiti in persone delle quali sono amico, MI DISSOCIO DA CHIUNQUE TENTI DI INSERIRSI IN MODO ILLEGALE E VILE IN QUESTE COMUNICAZIONI in doppio binario, che certamente avvengono in tutti i gruppi, anche io ne ho fatto parte quando ho partecipato a specifici progetti collettivi e le usiamo quando si coordina il Blog Boreale.
Per mettere in piedi una analisi sociologica della comunicazione non più superficiale e limitata del fenomeno-blog occorre tottavia tenere presente anche questo aspetto.
Ma sul Blog si crea abbastanza di frequente anche un "rimorchiare virtuale virtuale" il raddoppio della parola "virtuale" non è un refuso, una forma di seduzione fine a se stessa, solo per verificare, per sapere di piacere.
Per questo credo sia una cosa un po' generalizzata.
Poi ci sono anche i casi in cui una blogseduzione ha seguito nella vita reale, ma NON senza essere prima passata nella fase del "doppio binario".
Il "doppio binario" in questo caso ha una funzione positiva, non quella di pissipissi "tizio dice questo" "caio ha fatto quello", ma una funzione di disvelamento degli elementi che in un post rimangono ambigui (partendo dalla teoria che sarà pure "pubblico", ma che nessuno è se stesso fino in fondo in un post, anche se lo pensa o lo vuole, perchè sa che MOLTI leggerano e giudicheranno).
Elementi che NON vengono alla luce o magari, al contrario, sono addirittura falsati per via dell'"immagine" che si vuole comunicare di Sè in questo luogo (il proprio Cyberavatar).
Luogo che può sembrare a prima vista "intimo ma che invece è assolutamente "SOCIALE".
Ed è "sociale" anche a sorpresa, nel senso che non sai mai chi ti sta leggendo, chi conosce il tuo alias, avatar o pseudonimo che sia.
Sul blog divertirsi è cosa buona e giusta.
Credo che il vantaggio di essere "nuovi arrivati" sia una specie di mancanza di tasselli del puzzle che ti fa pensare descriva un oggetto del tutto diverso...
La fase invece della composizione del puzzle (uno dei possibili puzzles) e della conseguente disillusione per me è passata mesi fa.
Adesso la fase è cambiata, ed è quella del (parziale) distacco, che se prima era doloroso, ora è più freddo e razionale.
Adesso mi sento una voce piuttosto isolata e non più parte di una comunità e una comunione di idee e ideali come era stato tre anni fa ai tempi di La Pizia e soci.
Forse non a caso molti scomparsi dalla blogsfera.
Ma come dico sempre: oggi è così.
Magari domani cambio idea.
Sempre -spero, spero davvero- con un minimo di coerenza di base.
Coerenza che pare essere una delle merci più rare nella blogpalla.