EGALITE' E RUMORE DI FONDO IN RETE (beta 1.0)
Prescindendo dal basilare problema dell'accesso, la pretesa democraticità della rete, il suo presunto egalitarismo, costituiscono un efficacissimo depistaggio rispetto agli altri problemi che la affliggono.
In realtà questa pretesa contribuisce a sovraccaricare il sistema comunicazione-rete di un rumore di fondo inutile, se non dannoso.
Non è la prima volta che ne parlo.
Tutti possono dire qualunque cosa (perfino io...) e questo, data la nostra limitata capacità di ascolto, contribuisce alla dispersione energetica, e, in definitiva, a una vera e propria dissipazione.
Tutti abbiamo il dovere di rispondere a tutti, di considerare tutti per non essere ritenuti dei presuntuosi che si sottraggono al concetto di egalité.
In effetti, onestamente, chi può ergersi a giudice, e capire/decidere cosa è noise e cosa no?
Quello che sotto certi aspetti può essere positivo ("sulla rete chiunque può dire la propria e avere interlocutori; sulla rete ognuno è libero di trovare il proprio critico o pensatore di riferimento mentre i giornali ci impongono sempre i soliti"), sotto altri può essere un handicap verso il quale oggi come oggi non siamo attrezzati (e temo non lo saremo, almeno a breve termine).
Rumore di fondo e dispersione spingono il sistema verso un'inutilità e una vacuità simile a quella del medium di massa televisivo, da molti considerato invece antitesi, in reale contrapposizione.
Tuttavia si potrebbe configurare una similitudine inquietante: là dove in TV vengono selezionate delle stupidaggini da fornire al pubblico, sulla rete le stupidaggini ci arrivano random da fonti che non possiamo scegliere o su siti spavaldamente e assurdamente linkati da Google a una nostra ricerca: sulla email, nei comment degli anonimi aggressivi e deliranti sui nostri blog, o nei blog che leggiamo abitualmente.
Questo ci impone o di non considerarli, oppure di perdere tempo ed energie a rispondere, a seconda della nostra adesione al principio di egalité.
L'ultima frontiera potrebbe essere quella di spendere la maggior parte del proprio tempo a proteggersi da tutto questo, continuando a simulare l'interazione volontaria con il vasto mondo -sempre più vasto- della rete.
In parte ci sono software che agiscono al posto nostro per proteggerci: gli aggiornamenti "security" degli OS sono sempre più frequenti.
I blog si armano di insopportabii codici alfanumerici da digitare diligentemente per lasciare un banale comment (il che personalmente mi scoraggia a farlo) o non lasciano commentare se non si è utenti registrati di una data community (ti lasciano scrivere il comment poi ti accorgi che non lo inoltrano: ulteriore tempo sprecato, interazione abortita, energià dissipata).
I "providers" che ci offrono servizi -gratuiti o a pagamento che siano- alzano sempre il tiro chiedendo nuove ID, nuove passwords, nuove registrazioni (è di questi giorni la richiesta di Flickr, dopo averci spaventati con presunte intrusioni avvenute nel nostro account, dì creare una nuova ID su Yahoo per potere accedere regolarmante alla nostra pagina. Flickr acquisita da Yahoo si deve yahooizzare, e noi, volenti o nolenti, con lei).
Noi sottostiamo a tutte queste rinnovate richieste di appartenenza con parziale inconsapevolezza, o con un po' di paura, lecita quando per la centesima volta ci viene detto da un lato di non lasciare mai le nostre passwords, dall'altro si chiede di riformularle o reinserirle di continuo.
Spinti forse dalla necessità di continuare ad esporci ed esibirci, cosa sulla quale mi fa fatto riflettere quello che ha scritto
Barbara68 in un comment, quello di cui ha scritto anche Baudrillard:
"L'espressione di sè come forma ultima della confessione, della quale parla Foucault. Non custodire alcun segreto: parlare, parlare, comunicare instancabilmente. Questa è la violenza fatta al singolo individuo e al suo segreto."
(1)
Per una strana coincidenza (diciamo così), Baudrillard sta parlando dei Reality Show televisivi.
Curioso collegamento, vero?
Non c'è tanto da chiedersi se "un giorno" tutto avverrà in rete oppure no, come fanno i sostenitori di quella che io chiamo
"visione fideistica".
C'è da chiedersi se tutto questo meccanismo, tutto questo spazio, questo margine di iniziativa possa veramente essere una concessione che casca dall'alto (per ignoranza o noncuranza...?) a fronte di un sistema massmediatico (TV) invece sempre più ingabbiato e controllato.
In questo caso, come sarebbe possibile che il "potere" conceda -in particolare alle generazioni più giovani, che tradizionalmente sono le più irrequiete- tutta questa libertà di parola, di espressione? Sarà dunque reale ed effettiva?
Non per creare un ennesima teoria del complotto globale (ne esistono sempre troppe) mi sembrerebbe un'idea meritevole di qualche rifllessione.
Ma non mi pare che nessuno degli espertoni webevangelisti se ne occupi neanche per caso.
E se i controlli in questo caso fossimo costretti -per difenderci- a metterli noi stessi (codici, controcodici, passwords, antispam, communities chiuse) mettendo in atto per conto del sistema tutto ciò? Non sarebbe, parafrasando Baudrillard, un "delitto perfetto"?
Come mai personaggi "creati" in rete (come Pulsatilla, debordata in libro, poi la prima blogger accredita in sala stampa al Festival di SanRemo, poi ospite di Markette su La7, poi...?)
(2) stanno osmoticamente nuotando ormai sui canali TV? E personaggi e programmi TV sono presenti o si stanno attrezzando per interagire in rete?
Inizalmente avevo pensato a McLuhan e alla sua teoria che i nuovi media in una prima fase tendano a imitare aspetti dei media dominanti in precedenza.
(3)
In questo momento ho più la sensazione che la tendenza sia verso un medium unico (salvo le sfrangiature ininfluenti di media minoritari) che -come peraltro si dice da molte parti- metta insieme vari aspetti di quelli precedenti.
Mi chiedo se il tanto nominato Web 2.0 illustrato come luminoso e illuminante orizzonte futuro, non sia in qualche modo anche questo.
Queste sono domande che qualcuno degli entusiasti evangelisti ad ogni costo, che continuano a credere nell'alterità assoluta della rete, dovrebbe secondo me iniziare a porsi.
O l'euforia deve ciecamente continuare per forza?
(1) Jean Baudrillard, "L'élevage de poussiére" in "Télémorphose", ed. Sens&Tonka, Paris 2002, trad. William Nessuno.
(2) Pulsatilla, "La ballata delle prugne secche", Castelvecchi , 2006
(3) Marshall McLuhan, "Le Radici del cambiamento" (appena lo ritrovo aggiungo le specifiche)