Magnethic MetaBlog



“Heart and Soul,
One will burn.”

- Joy Division
mercoledì, marzo 26, 2008


SIAMO UOMINI O CAPORALI?

Davanti alla scuola frequentata dalla nostra ragazzina, all'ora di entrata e di uscita c'è un anziano signore "in borghese col cappello in divisa", o meglio con un giaccone tipo ANAS con la scritta roboante "Nonni e Viglii".
Normalmente bivacca discorrendo con altri anziani di calcio o di politica (la destra impazza, naturalmente).
Ma quando si avvicina il suono del campanello, mentre le auto dei genitori si accalcano, lui, indomito, inizia a spalettare avanti e indietro, "no qui non può stare", "si sposti", "via da lì", e non ci sono storie, ti fa allontanare. Uno zelo quasi asburgico, accidenti, quasi quasi lo ammiro anche se è un vero scassapalle, mi ricorda i vigli urbani  della mia hometown che non sentono cazzi, se ti devono randellare lo fanno con tutto l'aplomb del caso.
Lui, a dire il vero, un po' scomposto, nella giacca aperta oversize blu e giallo canarino catarifrangente e il cappelletto da U.S.S. Nimitz con qualcosa scritto sulla parte anteriore (non "Nimitz" di certo).  Vuoi mettere col fregio con i grifoni mandrogni che reggono la croce della Lega Lombarda (quella vera, of course, non la sbruffona riproposizione) e la scritta "deprimit elatos levat alexandria statos" che sancisce l'avvenuto sbertucciamento del Federico, non quello splendor mundi, quell'altro antenato imperiale con la barba rossa, per contrastare il quale fu fondata appunto la mia "città della paglia", (tetti dell'omonimo materiale), o della "palea" (circondari molto paludosi, tra i due strategici fiumi).
Insomma il vecchietto comincia a starmi sulle palle ma dall'altro lato lo ammiro.
Un così attento difensore delle regole nei circondari della Capitale! Terre di non fatturatori, di dimezzatori di affitti dichiarati con la scusa che le tasse sono troppo alte, e chissenefrega se TU le devi (e le vuoi) pagare tutte... E anzi le paghi di più perché i soldi che dai a loro non puoi nemmeno scaricarli.
Almeno col governo Prodi avevano preso un po' di cagozzo ("adesso non possiamo fare più le cose come si deve") e si dovevano inventare altri modi di NON fatturazione. Ma "dura minga, dura no". Gente finalmente felice, rasserenata che ora torna il Berlusca. "Nella Casa delle Libertà, ognuno fa un po' il cazzo che gli pare!"
Insomma, lo smulinante vigile (no no no nonno) proietta severo la sua protezione sugli infanti che sortiscono dalla scuola, con le prof (viglli anche loro) che si assicurano i ragazzini siano prelevati per certo dal genitore (o chi ne fa le veci).
E quando tutto il bailamme si esaurisce, e la via torna quieta, il Nonno e Vigile si avvia alla sua Panda nuovo modello  giallo citrino.
Parcheggiata quotidianamente, regolarmente in uno spazio giallo anche lui, formalmente destinato a un qualche sfortunato handicappato.
E 'sciao.
Chi custodisce i custodi?
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categoria: etica, alessandria, rage, williamnessuno


domenica, marzo 09, 2008


BRAVO, VERAMENTE BRAVO
(dimostrazione di stile)


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categoria: etica, politica


giovedì, agosto 23, 2007


MENO TASSE PER TITTI (BLAVO!)

Quest'estate ho superato il limite di sopportazione.
Per via delle tasse.
No, non avete capito.
Non per le tramvate che regolarmente mi colgono solo parlando di IVA proprio quando penso di aver messo da parte abbastanza per la nuova fotocamera reflex...
No, il problema è diverso.
Non sopporto più l'evasione che ci circonda.
- Proprietari di immobili che affittano solo se si accetta di fare il contratto per la metà della cifra reale, che dicono che vogliono il rimanente in contanti "perchè con questo governo fare le cose per bene (sic!) non si può più".
- imbianchini arroganti che fanno tutto in nero e ti sbeffeggiano perchè presuppongono che tu non abbia votato a destra, come loro furbi, e si prendono trecento euro in nero in due giorni, il doppio di te col tuo in teoria prestigioso lavoro. che poi tu su quella cifra ci paghi pure le tasse e si dimezza ulteriormente.
- Trasportatori che se si fa in nero il prezzo è migliore.
- Elettricisti che pure loro...
Anche una volta, ogni tanto, poteva capitare qualcosa del genere, ma di rado.
Ormai è la prassi.
Poi sento qualcuno dire che "Valentino Rossi fa bene ad evadere perchè lui rischia la vita (per la Patria? per la Crocerossa? per i diseredati?) e non è giusto che lo Stato gli porti via la metà di quanto guadagna."
Poveretto.
Non potrebbe farcela con i soli sessanta milioni di euro che gli resterebbero dopo la tassazione.
Questo è un paese irrimediabimente malato, sono stanco di combatterci.
Ormai i proletari siamo noi che paghiamo le tasse (solo perchè anche volendo non potremmo evadere?), i capitalisti approfittatori sono quelli che non le pagano.
Muratori: col SUV sempre nuovo però.
Marx (che non ho mai amato un gran che) dovrebbe comunque fare una bella full immersion per adeguare le sue teorie al mondo e soprattutto all'Italia d'oggi.
Pagatori di tasse di tutta Itallia unitevi.
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categoria: etica, politica, rage


sabato, agosto 04, 2007


AVVERTENZE PER L'USO

Ho come l'impressione che ci sia ancora molta disinformazione circa la privacy relativa alle comunicazioni PRIVATE ( e NON su siti pubblci ) che avvengono (o sono avvenute in passato) tra due persone via INTERNET (email, messengers, messaggi privati di Splinder eccetera).

Cito e estraggo da Wikipedia (http://it.wikipedia.org/wiki/Privacy)


Cenni riguardanti la normativa italiana

"Con l’avvento di Internet si è presto percepita l’esigenza di ampliare il vecchio ordinamento giuridico e, di conseguenza, anche la normativa relativa al concetto di privacy che, fino a non molti anni fa, si occupava esclusivamente della tradizionale corrispondenza e della comunicazione telegrafica e telefonica.

Tra i reati penalmente punibili, in termini di Internet e privacy, ricordiamo:

  • La violazione, sottrazione e soppressione di corrispondenza informatica.
  • La rivelazione del contenuto di corrispondenza telematica.
  • L’intercettazione di comunicazioni informatiche o telematiche.
  • Installazioni abusive di apparecchiature per le intercettazioni informatiche.
  • La falsificazione, alterazione e sottrazione di comunicazioni informatiche. (...)"
Eccetera.
Chi per ignoranza o malafede abbia praticato uno o più di questi REATI è avvisato.
La Legge è Legge.
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categoria: etica, internet, e-mail


sabato, giugno 23, 2007

 
LUCA TORTUGA

Montezemolo pontifica.
Montezemolo sa tutto.
Montezemolo difende l'intrapresa.
Montezemolo parla bene ma ha razzolato molto male alla Fiat coi soldi nostri.
Montezemolo dà del "fannullone" agli operai.
Montezemolo disprezza i sindacati.
Montezemolo rettifica, non voleva offendere.
Montezemolo riesce a fare davvero sentire di sinistra anche un liberale come me che non è mai stato "anti-impresa" (semmai "anti-troppaimpresapocaetica")
Montezemolo ripercorre i fasti della Ferrari.
Montezemolo abbraccia Lauda ingrassato.
Montezemolo dopo la gaffe passa in TV più di prima.
Montezemolo si prepara alla politica.

"Montezemolo ogni minestra."

PROVATE IL BRODO MONTEZEMOLO-UBIK. RESTERETE SCOMBUSSOLATI DA UN SAPORE COSI' TOTALE.
SICURO SE USATO SECONDO LE ISTRUZIONI.

(mi piacerebbe molto riuscire ad adattare questo post  alla musica di Edoardo Bennato "Cantautore": "Tu sei un... A-A ...Montezemolooooooo"..." Ma non è giusto / che tu hai tutto  / e noi invece no / tu sei perfetto / tu non hai un difetto / che rabbia che ci fa! ...Si è vero sono io il più bravo, nessuno è bravo co-me meeeeeeee" - ad libitum con scrollata di chioma alla Sgarbi)


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categoria: etica, politica, poem


martedì, aprile 17, 2007

 
TV DEL DOLORE

AAA
Afflizioni ed
Affini
Affittansi
Affinchè
Affianchino
Affabulatori flebili.

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categoria: etica, tv , william, allitterazioni, williamnessuno


mercoledì, aprile 11, 2007


OLTRE IL VECCHIO ISAAC

I media ci hanno intrattenuto in questi giorni con una notizia asimoviana.
Un professore -nientemeno che il capo degli scienziati di Sua Maestà Britannica- avrebbe stabilito che ormai urge una regolamentazione ai diritti dei Robot.
Entro cinquan'anni la questione deve essere risolta.
Sì, avete capito bene.
Robot.
Allo stesso tempo in Giappone si studiano misure per la regolamentazione etica degli stessi Robot, basandosi proprio sulle veccchie "Leggi della Robotica" descritte da Asimov.
Le notizie, oltre a farmi riflettere sul fatto  che i tempi precognizzati dal l Vecchio Isaac (così da ragazzi chiamavamo Asimov, io e il mio amico Verzo, il quale poi avrebbe studiato informatica all'università... Ma questa è un'altra storia...) siano improvvisamente giunti, mi scatena alcune altre riflessioni collaterali.
Ad esempio.
In un mondo dove un numero sconfinato di esseri umani non gode dei diritti più elementari - e non credo probabile che la questione si risolverà nei prossimi cinquant'anni- trovo tra il curioso e l'inquietante una preoccupazione simile nei confronti dei Robot.
I diritti identitari degli esseri umani, in una società sempre più complessa a causa dell'informatizzazione e l'assenza di privacy, sono a rischio -per motivi radicalmente diversi- anche nelle società avanzate.
In Giappone (sempre lì...) un albergo ha un robot donna che si occcupa dell'accoglienza dei cilenti. Mi domando, col problema della scarsità di lavoro per gli umani che affigge il mondo industrializzato come possa essere vista una cosa del genere.
Sicuramente, per ora, una semplice trovata pubblicitaria.
Dall'altro verso della medaglia, trovo curioso che in un mondo dove il degrado etico avanza implacabile, si vogliano stabilire le regole comportamentali per i Robot -la prima Legge della Robotica di Asimov.
E' come se non potendo attendere noi stessi alle più banali regole etiche, ci ritrovassimo tutti tronfi a volerle falre rispettare dai Robot.
Tuoneremo "non uccidere!" in una patetica parodia di quanto secondo la Bibbia fu detto a noi.
Forse l'avere un' etica e rispettare le regole più elementari saranno le ultime cose che sapremo demandare alle macchine. Altro che compiti o lavori.
Loro rispetteranno i dettami, lo faranno meglio di noi, lo faranno al posto nostro, per noi, e noi ci sentiremo finalmente esentati.
Nella peggiore delle ipotesi, saremo pronti a perseguire i Robot che abbiano infranto delle regole da noi stabilite, e saremo tutti presi dall'additarli come colpevoli, sentendoci bene perchè alla fine ci libereranno non tanto da lavori o fatiche, ma soprattutto dallo sgradevole ruolo di "colpevoli".
Un ruolo che già oggi come oggi rifiutiamo.
La colpa non esiste (hanno voglia i religiosi a tentare di re-instillarla), è sempre di qualcun altro.
Figuriamoci tra cinquant'anni.

posted by williamnessuno alle ore 14:24 | Permalink | commenti (38) / commenti (38) (pop-up)
categoria: etica, cyberpunk, virtuale, futurama, robot, asimov isaac asimov


giovedì, marzo 29, 2007


COLLEGA I PUNTINI E INTERPRETA IL DISEGNO


Ieri sera sono andato appositamente  in Piazza Augusto Imperatore, a Roma, pechè volevo fare delle foto a Fausto delle Chiaie, in previsione di questo post.
Sono riuscito a scattarne solo una, perchè lui, sempre come l'onda del mare, se ne è andato, doveva "andare da un suo amico".

Non senza avermi detto "Vuoi comprare un altro Picasso? Stesso prezzo di quello di ieri, ma questo è molto più bello."
Io avrei comprato, ma dovevo andare a una presentazione di un libro e non avevo una borsa dove mettere il disegno.
Così non se ne è fatto niente.
E comunque obiettivamente il "Picasso" della sera prima era infinitamente più bello.
In effetti tutto era inziato il giorno priecedente.
Il 27 si erano sovrapposte situazioni ed emozioni da far riflettere un bel po'.
All'Ara Pacis c'era la vernice di una mostra dal titolo "L'Arte nell'uovo di Pasqua", alla quale ero stato invitato da una degli artisti partecipanti che stimo molto, Patrizia Molinari.
Mentre si aspettava l'apertura della mostra, davanti ad elegantissimi uomini della security in abito grigio e cravatta rosa (pare che quest'anno le cravatte rosa vadano alla grande, la sala della mostra ne era piena), vedo Fausto Delle Chiaie affaccendato davanti alle sue opere.
Ha messo un cartellino davanti a una delle torce che verranno accese poco più tardi, con su scritto "spenta", includendola così nel suo spazio espositivo denominato "Posto al Centro".

Mi vede e mi viene incontro.
In effetti, saltuariamente, lo incontro da anni, e io ho una grossa simpatia per lui . Poi capirete meglio perché.
Ci salutiamo, mi mostra alcune opere "nuove "e vecchie, tra le quali la croce fatta da spicciioli di Euro che sorge da un borsellino.
Poi "Romolo e Remo":  non solo la conosco, l'ho anche acquistata un paio di anni fa (Fausto Delle Chiaie crea le sue opere e poi le vende per poi rifarne altre varianti).
Delle Chiaie mi propone l'acquisto di un disegno a pennarello su una tavoletta di masonite. Anche se non navigo nell'oro, acquisto.
Il prezzo è assolutamente irrisorio. E l'opera mi piace particolarmente.

Nella mia mente lo  considero un minuscolo -davvero minuscolo- aiuto a una persona che da anni e anni mi rasserena quando passo dall'Ara Pacis. Quando ero completamente solo a Roma, si potevano scambiare due parole. Mi sono sempre chiesto come viva Dellle Chiaie. Dove e cosa mangi Delle Chiaie. Me lo chiedevo già anni fa, quando lo vedevo più giovane e brillante, con tutti i denti a posto e la barba bionda. Ancora di più me lo chiedo adesso, quando lo vedo tra le sue opere che certamente con cambieranno la Storia dell'Arte ma che trasformano i rifiuti della zona di Piazza Augusto in qualcosa di interessante.
Ma la cosa che appaga moltissimo la mia indole infantile è quando lui mi dice "Preferisco venderlo a un collezionista".
Lo saluto e gli dico che vado dentro all'inaugurazione, lui dice "magari dopo ce vengo pure io".
Entriamo, giriamo tra  le opere di nomi illustri tipo Massimiliano Fuksas, Amanda Lear.
Scopro l'opera di Patrizia Molinari, un curioso uovo con le antenne che a me (deformazione professionale) fa venire subito in mente una TV , dipinto e inciso su una splendida carta artigianale, nei bianco su bianco tipico di alcune delle opere di Patrizia. Ma per raggiungere l'opera devo fendere la folla, mentre prelibatezze al cioccolato e cioccolatini a forma di ovetto vengono distribuiti agli ospiti. Una signora infila una mano nella coppa e se la riampie di ovetti che poi mette in borsa.  Una cosa che I. (9 anni) non farebbe mai, e in effetti non le viene nemmeno in mente. Penso a Delle Chiaie, là fuori..
Nel frattempo compare la madrina della manifestazione, Edwige Fenech, sempre bellissima, anzi più che mai, ma davvero. Poi riconosco un diafano Renato Balestra.
Poi altri personaggi inquietanti, una (probabile) attrice che presenterà la manifestazione.
Sta sotto un faretto TV con un androgino essere che cantilena a una intervistatrice "...Ma adesso parliamo del film...", dove a quel che capisco lui  recita la parte di un demone. Delle Chiaie.
La presentazione della manifestazione benefica, le opere saranno messe all'asta a scopo benefico. Delle Chiaie. Peccato non poter fare un'offerta, c'erano lavori davvero belli.
Patrizia non arriva o forse è arrivata ma in quella bolgia infernale (demone compreso) non ci siamo visti .
In cambio, però vedo arrivare Mastella. Scambio impari. "Posto al Centro". Delle Chiaie.
Patrizia, da donna essenziale e schiva qual è, passerà solo un attimo nello show-ricevimento (saprò dopo) e non ci siamo incontati.
Alle otto e venti usciamo, I.,  P. e io.
Delle Chiaie è ancora lì, che ci saluta tra le fiaccole. Ovviamente non è entrato.
I. è in po' intimidita ma incuriosita da lui, dal suo sorriso sdentato ma non stentato.
Cercherò di spiegarle, se mai ne sarò capace.
Quello che Delle Chiaie mi pare rappresentare. Là fuori. Posto al Centro.
Dove io non avrò mai il coraggio di essere.

Dall'alto in basso:
- "Ritratto di Fausto Delle Chiaie", William Nessuno, 28 mar 2007
- "Posto Al Centro", Fausto Delle Chiaie, postcard, 1992
- "Senza Titolo", Pennarelli colorati su masonite, Fausto Delle Chiaie, 2007
- "Cassiopea", sassi e fibre ottiche, Patrizia Molinari , 2006,  fotografia di William Nessuno

mercoledì, marzo 21, 2007


EGALITE' E RUMORE DI FONDO IN RETE (beta 1.0)


Prescindendo dal basilare problema dell'accesso, la  pretesa  democraticità della rete, il suo presunto egalitarismo, costituiscono un efficacissimo depistaggio rispetto agli altri problemi che la affliggono.
In realtà  questa pretesa contribuisce a sovraccaricare il sistema comunicazione-rete di un rumore di fondo inutile, se non dannoso.
Non è la prima volta che ne parlo.
Tutti possono dire qualunque cosa (perfino io...) e questo, data la nostra limitata capacità di ascolto, contribuisce alla dispersione energetica, e, in definitiva, a una vera e propria dissipazione.
Tutti abbiamo il dovere di rispondere a tutti, di considerare tutti per non essere ritenuti dei presuntuosi che si sottraggono al concetto di egalité.
In effetti, onestamente, chi può ergersi a giudice, e capire/decidere cosa è noise e cosa no?
Quello che sotto certi aspetti può essere positivo ("sulla rete chiunque può dire la propria e avere interlocutori; sulla rete ognuno è libero di trovare il proprio critico o pensatore di riferimento mentre i giornali ci impongono sempre i soliti"), sotto altri può essere un handicap verso il quale oggi come oggi non siamo attrezzati (e temo non lo saremo, almeno a breve termine).
Rumore di fondo e dispersione spingono il sistema verso un'inutilità e  una vacuità simile a quella del medium di massa televisivo, da molti considerato invece antitesi,  in reale contrapposizione.

Tuttavia si potrebbe configurare una similitudine inquietante: là dove in TV vengono selezionate delle stupidaggini da fornire al pubblico, sulla rete le stupidaggini ci arrivano random da fonti che non possiamo scegliere o su siti spavaldamente e assurdamente linkati da Google a una nostra ricerca: sulla email, nei comment degli anonimi aggressivi e deliranti sui nostri blog, o nei blog che leggiamo abitualmente.
Questo ci impone o di non considerarli, oppure di perdere tempo ed energie a rispondere, a seconda della nostra adesione al principio di egalité.

L'ultima frontiera potrebbe essere quella di spendere la maggior parte del proprio tempo a proteggersi da tutto questo, continuando a simulare l'interazione volontaria con il vasto mondo -sempre più vasto- della rete.
In parte ci sono software che agiscono al posto nostro per proteggerci:  gli aggiornamenti "security" degli OS sono sempre più frequenti.
I blog si armano di insopportabii codici alfanumerici da digitare diligentemente per lasciare un banale comment (il che personalmente mi scoraggia a farlo) o non lasciano commentare se non si è utenti registrati di una data community (ti lasciano scrivere il comment poi ti accorgi che non lo inoltrano: ulteriore tempo sprecato, interazione abortita, energià dissipata).
I "providers" che ci offrono servizi -gratuiti o a pagamento che siano- alzano sempre il tiro chiedendo nuove ID, nuove passwords, nuove registrazioni (è di questi giorni la richiesta di Flickr, dopo averci spaventati con presunte intrusioni avvenute nel nostro account, dì creare una nuova  ID su Yahoo per potere accedere regolarmante alla nostra pagina. Flickr acquisita da Yahoo si deve yahooizzare, e noi, volenti o nolenti, con lei).
Noi sottostiamo a tutte queste rinnovate richieste di appartenenza con parziale inconsapevolezza, o con un po' di paura,  lecita quando per la centesima volta ci viene detto da un lato di non lasciare mai le nostre passwords, dall'altro si chiede di riformularle o reinserirle di continuo.
Spinti forse dalla necessità di continuare ad esporci ed esibirci, cosa sulla quale mi fa fatto riflettere quello che ha scritto Barbara68  in un comment, quello di cui ha scritto anche Baudrillard: "L'espressione di sè come forma ultima della confessione, della quale parla Foucault. Non custodire alcun segreto: parlare, parlare, comunicare instancabilmente. Questa è la violenza fatta al singolo individuo e al suo segreto."(1)
Per una strana coincidenza (diciamo così), Baudrillard sta parlando dei Reality Show televisivi.
Curioso collegamento, vero?

Non c'è tanto da chiedersi se "un giorno" tutto avverrà in rete oppure no, come fanno i sostenitori di quella che io chiamo "visione fideistica".
C'è da chiedersi  se tutto questo meccanismo, tutto questo spazio, questo margine di iniziativa possa veramente essere una concessione che casca dall'alto (per ignoranza o noncuranza...?) a fronte di un sistema massmediatico (TV) invece sempre più ingabbiato e controllato.
In questo caso, come sarebbe possibile che il "potere"  conceda -in particolare alle generazioni più giovani, che tradizionalmente sono le più irrequiete- tutta questa libertà di parola, di espressione? Sarà dunque reale ed effettiva?
Non per creare un ennesima teoria del complotto globale (ne esistono sempre troppe) mi sembrerebbe un'idea meritevole di qualche rifllessione.
Ma non mi pare che nessuno degli espertoni webevangelisti se ne occupi neanche per caso.

E se i controlli in questo caso fossimo costretti -per difenderci- a metterli noi stessi (codici, controcodici, passwords, antispam, communities chiuse) mettendo in atto per conto del sistema tutto ciò? Non sarebbe, parafrasando Baudrillard, un "delitto perfetto"?

Come mai personaggi "creati" in rete (come Pulsatilla, debordata in libro, poi la prima blogger accredita in sala stampa al Festival di SanRemo, poi ospite di Markette su La7, poi...?)(2) stanno osmoticamente nuotando ormai sui canali TV? E  personaggi e programmi TV sono presenti o  si stanno attrezzando per interagire in rete?
Inizalmente avevo pensato a McLuhan e alla sua teoria che i nuovi media in una prima fase tendano a imitare aspetti dei media dominanti in precedenza. (3)
In questo momento ho più la sensazione che la tendenza sia verso un medium unico (salvo le sfrangiature ininfluenti di media minoritari) che -come peraltro si dice da molte parti- metta insieme vari aspetti di quelli precedenti.
Mi chiedo se il tanto nominato Web 2.0 illustrato come luminoso e  illuminante orizzonte futuro, non sia in qualche modo anche questo.
Queste sono domande che qualcuno degli entusiasti evangelisti ad ogni costo, che continuano a credere nell'alterità assoluta della rete, dovrebbe secondo me iniziare a porsi.
O l'euforia deve ciecamente continuare per forza?

(1) Jean Baudrillard, "L'élevage de poussiére" in "Télémorphose", ed. Sens&Tonka, Paris 2002, trad. William Nessuno.
(2) Pulsatilla, "La ballata delle prugne secche", Castelvecchi , 2006
(3) Marshall McLuhan, "Le Radici del cambiamento" (appena lo ritrovo aggiungo le specifiche)



sabato, marzo 17, 2007


LE LOFT

- [...]  Così il commercio delle immagini genera una potentissima indifferenza al mondo reale: il mondo reale diventa una funzione inutile, un insieme di forme e di eventi fantasma. Non siamo lontani dalle Ombre della Caverna di Platone.
Un buon esempio di questa visibilità, dove tutto viene mostrato, è la trasmissione "il Grande Fratello" e tutte le trasmissioni simili, i "Reality Show".
Quando tutto è in mostra ci rendiamo conto che non c'è più niente da vedere. E' lo specchio dell'appiattimento e del "Grado zero".
Col mito del "Grande Fratello", quello della visiblità poliziesca totale, il pubblico stesso è diventato il "Grande Fratello", mobilitato sia come giudice che come guardone.
La potenza del controllo è interiorizzata, e gli uomini non sono più vittime delle immagini: si trasformano essi stessi in immagini, esistono solo in due dimensioni, o in una dimensione superficiale. Così sono leggibili in ogni istante, sovraesposti alla luce dell'informazione, e spinti a prodursi e ad esprimersi ovunque.
E' l'espressione di sè come ultima forma della confessione di cui parlava Michel Foucault.
Diventare immagine è esporre tutta la propria vita quotidiana, tutte le proprie disgrazie, tutti i propri desideri, tutte le proprie possibilità, vuol dire non conservare alcun segreto: è necessario parlare, parlare a se stessi, parlare senza  sosta.
Questa è la violenza più profonda dell'immagine, è una violenza fatta alla profondità, all'essere singolo, al suo segreto. -


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categoria: etica, tv , virtuale, baudrillard, jean baudrillard


giovedì, febbraio 08, 2007


1861-1871


Ho conosciuto molti preti e di loro non ho mai pensato male. Anzi, alcuni li ho stimati molto.
Ho avuto due prozii sacerdoti (uno canonico). Ho una cugina suora laica, che stimo.
Sono scelte impegnative.
Tuttavia credo che la Chiesa come entità non possa in alcun modo pretendere che lo Stato Italiano faccia leggi come se tutti fossero cattolici, e non solo, cattolici, ma cattolici integralisti.
Se fossi un Prelato penserei più ad indirizzare i miei "fedeli", molti dei quali parlano bene e razzolano male. Molto male.
Tanto poi si confessano et voilà, il "peccato" (che io definire semplicemente comportamento  non etico o immorale, a seconda dei casi) è lavato via.
Non penserei a voler imporre anche a chi non è praticante, o pratica addirittura altre religioni, leggi fatte (o non fatte per niente) su misura per i cattolici.
Libera Chiesa in libero Stato. Incredibilmente c'è bisogno di ripeterlo?
Ma che stiamo tornando al 1800?

update: post di writersblock
update: post di arciere

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categoria: etica, politica, storia, tempo, spirituale, vangelo


lunedì, febbraio 05, 2007


SPY STORY

Intendiamoci.
Quando uno apre un blog, e lo mantiene attivo per oltre tre anni deve essere consapevole che chiunque può leggerlo.
Però sapere che c'è qualcuno che ti legge per secondi fini, in qualche modo ti spia...  (e non solo sul blog: magari ti fa pure pedinare da scalcinati investigatori degni di Clouseau. Fa riprese video della tua casa).
Mai avrei pensato nella mia vita di trovarmi in una situazione del genere.
Ho avuto amici che hanno reso i blog privati in casi meno gravi di questo, altri hanno chiuso e riaperto con altro nome per far perdere le proprie tracce a persone avverse o malintenzionate.
Ora potrei rendere il mio blog e il mio acccount  flickr privati, accessibili solo a poche persone amiche: ma sarebbe come cedere alle intimidazioni (implicite, per la carità, solo implicite) che da mesi stiamo subendo.
Quindi comunico a tutti i lurker interessati che intendo continuare esattamente come prima a esprimere me stesso e le mie idee.
Certo per qualche giorno sarò un po' teso.
Ma solo per qualche giorno.
Tanti cari saluti a tutti gli investigatori e famiglia, neh?

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categoria: etica, video, blogsfera


venerdì, febbraio 02, 2007


BRUCE STERLING IN ITALIA

Ormai alcuni giorni fa un convegno "virtuale" sul sito di Repubblica, tra i vari interventi quello di uno dei padri del genere narrativo catalogato come "Cyberpunk": Bruce Sterling.
Sterling non ha nascosto i suoi punti di vista (espressi anche nelle sue opere) e in generale contunua ad intravvedere una contrapposizione forte tra "corporations" e singolo individuo.
La critica reiterata da sempre a Microsoft, in questi giorni dell'uscita del nuovo Windows "Vista" (che per un ennesima volta copia le trovate portate alla ribalta anni fa dal Mac OsX, come ad esempio le finestre trasparenti) Sterling l'ha basata, come è giusto, non solo sull'atteggiamento oppressivo e depressivo di Microsoft su  un mercato semimonopolizzato, ma sulla SICUREZZA per i singoli utenti.
Non a caso sui giornali la prima cosa che si scrive è che Vista ha molto migliorato i suoi aspetti di sicurezza, ma questo è stato un ritornello ripetuto per tutte le versioni degli ultimi anni. E nel frattempo io ascolto i quasi quotidiani lamenti della mia compagna, il cui Windows sembra  ricettacolo di continui nuovi virus che le impediscono di lavorare. Mentre io sul Mac dal 1987 credo di aver preso uno o due virus in tutto, e solo nei primissimi anni.
"Un computer su 4 che usa Windows  è  alla mercè di criminali informatici".
In generale la stampa ha riportato questo statement come "un computer su quattro" tout-court, senza fare nomi... Nella conferenza invece si sente chiaro e Sterling consiglia di usare open source (in pratica Linux) o MacOs.
"Save the planet. Use a MacOs."
Questa è stata a lungo una delle signatures che ho usato in calce alle mie email. Adesso è carino sapere che Bruce Sterling la pensi come me -con buona pace del mio amico Suzuki Maruti, che è invece un po'  il  fiero, pure troppo coerente Anticristo del Mac.
Naturalmente resta interessante l'ipotesi del mio amico "Guru" (che non è Granieri e che non ha un blog linkabile): MacOs è sicuro anche perchè chi fabbirca virus e altri programmi pericolosi vuole colpire il maggior numero di computers possibile, e statisticamente è ovvio che progetti per Windows. Mac Os è talmente minoritario che non interessa i criminali informatici.
Sterling ha parlato poi delle paure che attanagliano l'occidente oggigiorno.
"L'ossessione della sicurezza non porta a maggior sicurezza".  Anche perchè "Le persone vogliono condividere molto più di quanto vogliano nascondere".
Sulla diatriba "Blog vs giornalismo" (che tanto è cara anche ai bloggers nostrani) Sterling è stato abbastanza chiaro: Il giornalismo esiste da due secoli, i blog da un decennio... E probabilmente non esisteranno a lungo per lasciare il posto a qualcos'altro.
In effetti ha espreso alcune idee che condivido, tra le quali quella che quando lui pratica il giornalismo si pone in un'altra ottica, perchè il giornalista è uno che esce dalla rete, va e incontra le persone ed è in grado di cogliere sensazioni che altrimenti sfuggono.
Sul problema del  dirtto di autore: "mentirei se non vi dicessi che ci piace condividere la proprietà degli altri".
"Information must be free" era del resto uno dei motti dei cyberpunk, messo anche in musica da Billy Idol.
"Stiamo criminalizzando i giovani, e gli sforzi che stiamo facendo non ci stanno facendo progredire". Insomma la questione diritto d'autore, come tante altre, deve ancora trovare la sua strada nel mondo nuovo della rete globale.
Ho trovato molto affascinante il problema dei supporti sollevato da Sterling.
Chiunque tra noi sa che nell'ultimo decennio abbiamo frettolosamente trasferito i nostri dati da floppy ad hard disk di vario genere e diversa connessione a Compact Disk a DVD: naturalmente perdendone molti, di quei dati.
Perchè i supporti digitali diventano obsoleti velocemente.
Sterling ha fatto l'esempio invece, di una pellicola ben conservata al buio è leggibile ora come 50 anni fa.
In questo ha identificato una pecca della dilagante società digitale.
Su questo c'è un po' da rflettere per tutti.

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domenica, gennaio 28, 2007


GIRAVOLTE (fresche, non surgelate)

L'attore, il noto attore AB (così lo chiamiamo per convenzione) ci fa salire, io salgo per primo, lascio la troupe indietro perchè deve portare si l'attrezzatura, ci mettono sempre un po' e a me tocca il "primo contatto".
La porta è aperta ed entro.
AB è in piedi, maglione grigio pantaloni marroni, capelli (i pochi persistenti) ritti attorno alla pelata: davanti a lui sette o otto giovani, in piedi pure loro, con cappotti e giacconi. Tutto ha l'aria di un commiato dopo un qualcosa, per esempio una lezione di teatro o vattelapesca.
I giovani sciamano via e io avanzo mentre AB, frettolosamente fa finta di riordinare e senza guardarmi mi dice, con voce secca e nervosa: "Hai letto il libro?"
Io, già sospettoso ma sincero: "no, solo la parte che riguarda lei: me l'hanno dato solo ieri sera..."
Lui: "io l'ho letto tutto... Ce l'ho da una settimana..."
Io: "bene allora".
Intanto la troupe entra e inizia a piazzare la camera e le luci, il tutto come sempre richiede non poco tempo.
AB sempre serio e secco.
AB scorre freneticamente le pagine del libro che dovrebbe prima leggere agli spettatori e poi chiosare.
"Senti, ce l'hai il numero di questo Perrier?"
(L'autore del libro in questione, nel quale AB compare come personaggio, in alcune pagine vero e proprio io narrante; AB non è stato mai avvisato di ciò dal Perrier o dal'Editor o dall'Editore, e la mia collega presume -dopo aver conversato più volte al telefono con AB- che lui AB abbia risentimento anche per il modo in cui è stato ritratto, insomma come uno un po' nevrotico).
AB è palesemente uno un po' nevrotico.
Il Perrier, il Vittel o come diavolo si chiama, pur non essendo un vero scrittore, solo un gran confezionatore da quello che ho percepito leggendolo, ci ha preso su AB.
Innegabilmente ci ha preso.
Io il numero del Vittel non ce l'ho, ma presumo che ce l'abbia la collega, la collega gentilissima.
"Mi dispiace, io il numero non ce l'ho... Penso che ce l'abbia la collega che si occupa del copione."
"Non si potrebbe avere?"
Qui commetto un errore.
Per aggirare il nervosismo di AB, chiamo la collega. A mie spese. La passo ad AB.
E qui anche la collega commette un errore.
Dà ad AB il numero del SanBernardo, del Lete.
AB lo chiama immediatamente.
Io mi immagino per sfogare la frustrazione (al telefono con la collega aveva parlato di "rabbia") di stare in questo libro senza senza essere stato minimamente interpellato.
Invece.
Serio, professionale.
"Ciao Stefano, sono AB. Come stai? Siii... Il libro non l'ho ancora letto, me l'hanno mandato solo oggi (guarda me) anzi ieri sera.... Ma lo sai che quell'idea di film che IO avevo avuto vent'anni fa e che hai messo nel t uo libro non è niente male? Ne dobbiamo riparlare... Certo, tu dici che eravamo a San Remo invece era Giffoni, e poi...(omissis) ...Magari la parte del protagonista la potrebbe fare Rubini... O Albanese...  Io farei la regia... Sì, dài, vediamoci martedì a pranzo..."
Ecco qua.
Resto sorpreso ma fino a un certo punto.
Inizialmente mi aspettavo una sfuriata di AB contro il reo Nepi, il coso, il Perrier:  invece...
Cane non mangia cane.
Quantomeno AB si è rilassato. Ora è tranquillo, pronto a registrare.
Penso io, fesso. Fesso che non sono altro.
AB, ovviamente, si cala nel ruolo dell'attore. Ma non fa i giochi di parole che la collega aveva concordato con lui. 
La prende alla lontana... Dice "da una parte mi lusinga essere in questo libro, ma dall'altro mi fa anche incazzare..."
Uh-Oh. ma non veniva prima l'incazzatura? PRIMA DI TUTTO L'INCAZZATURA?
"Me lo ricordo questo Perrier, bla bla bla..." 
Tono conciliatorio...
"Diciamo che essere in questo libro mi ingrifa, perchè tutto sommato un domani forse non sarò ricordato come attore ma come personagggio messo in un libro da uno scrittore...".
Fa pure il modesto, adesso.
Il fesso (stavolta AB) non sente il profumo insinuante di Reminders che già si sprigiona tra le pagine del "capolavoro".
Si pensa immortalato come non dico da Shakespeare, ma quantomeno da Dickens...
Dopo un'ulteriore scarica di gigionerie sempre concilianti nei confronti del Ferrarelle, conclude il suo testo, la sua recita, esattamente al contrario di quello che aveva concordato con la collega.
Conclude dicendo"...Questo libro è scritto molto bene (ma se aveva detto al Vittel di non averlo letto)... Leggetelo, anche perchè... Ci sono io!"
Si alza dal tavolo e vuol rivedere il girato, che dura sette minuti anzichè uno come concordato. "Va beh ma poi tanto tagliate voi..."
Mentre se lo vede si compiace, ride, è soddisfatto.
All'improvviso poi gli prende la foga "Riprendete mio figlio, ha due  anni..." e si mette a fare un casino con la moglie che saggiamente non vuole, mentre io cerco di dire come sempre "non possiamo fare riprese di minori"...
Ma anche stavolta parlo al muro. Il bambino viene svegliato, la moglie si arrabbia e mi squadra seccata.
Lui alla fine si rassegna. E noi smontiamo.
Io già so che in montaggio dovrò diventare matto per scorciare lo sproloquio.
E temo (come poi sarà) che un materiale del genere non ci serva.
Eravamo qui per raccogliere la rabbia di AB, ora abbiamo la pubblicità del libro scritto dal San Gemini, il Brioblu, il Perrier... insomma quello là.
E se mai tra qualche anno io dovessi scrivere uno pseudoromanzo palesemente composto da frattaglie allo scopo di essere osannato da critici bandoleros e donnette, userò questo post fingedo sia un capitolo scritto appositamente, fresco di giornata.
Farò come il Vittel.
Come il...  Il...
Boh.



mercoledì, gennaio 17, 2007


"UN GIORNO..."

Una frase che mi ha sempre fatto imbestialire è : "UN GIORNO CAPIRAI...".
Nella migliore delle ipotesi quando uno te la dice ti sta dando dell'idiota.
Dall'intelligenza limitata rispetto alla sua, che invece ha già capito.
Nella peggiore delle ipotesi, chi te la spiattella lì tra capo e collo ti sta dicendo che lui ha delle informazioni, delle conoscenze che tu non hai. E non ha alcuna intenzione di metterti a parte di ciò che lui sa e tu no. Lasciandoti in balia degli eventi.
"Un giorno capirai" ti dice, con un filo di sadismo.
Sottointendendo "sulla tua pelle".


posted by williamnessuno alle ore 22:18 | Permalink | commenti (11) / commenti (11) (pop-up)
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lunedì, gennaio 15, 2007


FORSE

Forse bisognerebbe mollare.
E' un sistema troppo grosso e complesso non solo per dominarlo, ma anche solo per comprenderlo.
Viene il momento in cui pare non ci sia altro da fare che adeguarsi.
Come diceva Totò "passare tutti quanti dalla parte del ragioniere Casoria" (che era un amministratore di condominio disonesto).
Ma non si tratta nemmeno di quello, si tratta di smetterla di opporre resistenza,
Opporre resistenza mentale, resistenza emozionale a tutto ciò che appare palesemente insensato e ingiusto.  Resistenza inutile, come coi Borg in Star Trek.
Intergrarsi con un bel sorriso sulle labbra e pensare solo al proprio tornaconto personale, smettere di manifestare le proprie obiezioni e soprattutto far proprio finta che la merda che ci proprinano ci piaccia.
Far finta che ci crediamo. Far finta di essere grati, addirittura.
Ma far finta non basta.
Bisognerebbe aver la capacità di crederci veramente, di pensare che si sta lavorando a un grande progetto, esserne fieri.
Sembra di essere in "The Matrix", no?
Non ho la forza per oppormi.
Non ho la forza per adeguarmi.
Un bel dilemma.

"Pourras-tu le faire
Pourras-tu le dire
Tu dois tout essayer
Tu dois devenir

Tu dois voir plus loin
Tu dois revenir..."

"... N'oublie pas ton sourire pour ce soir si tu sors
Un jury t'attend n'injurie pas le sort

 Entre les dérapages
Entre les lignes d'orages
Entre temps entre nous
Et entre chien et loup I'M LOST
Au maximum du voltage I'M LOST
A peine est passé le message I'M LOST
Au fil du rasoir I'M LOST

Dans les corridors I'M LOST
Sur les baies vitrées I'M LOST
Des insectes écrasés I'M LOST
Qui cherchaient de l'or I'M LOST

Dans les ministères I'M LOST
Dans les monastères I'M LOST
Dans les avalanches I'M LOST
Au bout de la planche  I'M LOST

Tu dois voir plus loin
Tu dois revenir
Tu dois tout essayer
Tu dois devenir
Tu dois devenir
Tu dois devenir ...

Noir Desir, Lost
posted by williamnessuno alle ore 12:16 |