Magnethic MetaBlog



“Heart and Soul,
One will burn.”

- Joy Division
mercoledì, febbraio 27, 2008


WEB DAYS 2008, PART ONE


WebDays 2008 a Torino
è stata una manifestazione di grande interesse (come del resto l'edizione del 2005), ha messo in fila conferenze di punta molto stimolanti. 
E poi, il Torino Bar Camp 2008, giornata con duecentocinquanta iscritti. Giornata nella quale anche io ho tenuto un modesto intervento, vivacizzato dal pacato dibattito con Gaspar Torriero, che ringrazio, con Gareth Jax e con tutti gli altri radi presenti.

La mattina del 22 ho assistito con grande curiosità (e un po' di nervosismo) alla conferenza coordinata da Arsenio Bravuomo, che conduceva nel percorso "la morte dell'intermediario (e dell'autore)" Antonio Tombolini, Marianna Martino di Zandegù. Tommaso Labranca ed Eleonora Gandini della ormai mitica (e mitizzata) editrice online Lulu.com
Il coordinatore ha esordito con una slide (che sucessivamente definirà "provocatoria") che avrebbe dovuto sintetizzare l'abbattimento di barriere alla pubblicaione che la rete ci concederebbe:

Prima:
AUTORE___casa di produzione /editrice____distributore______ FRUITORE

Adesso:
AUTORE________________FRUITORE

Il presunto meccanismo l'ho già ampiamente criticato nel mio libro "La visione Fideistica", la mia teoria è che l'incontro autore-lettore, a fronte di una tale mole di informazioni che circolano sulla rete, sia del tutto random e non necessariamente automatico nè certo.
Non credo nemmeno (ma qui posso essere accusato di invidia, lo so) che su internet  le cose "che valgono" alla fine avranno successo, per una sorta di selezione naturale. Sarà che al darwinismo a livello di idee non ho mai creduto...

Antonio Tombolini diceva giustamente che l'intermediario continua ad esisetere, ed è LA RETE (io aggiungerei: con le sue complessità). Sottolineava che questo intermediario non è affatto "neutrale", facendo l'esempio di Google

Tommaso Labranca svelava i meccanismi perversi dell'editoria tradizionale (testi completamente riscritti dall'Editore o da un pool di autori che poi firmano per il nome già affermato di turno). Faceva l'esempio tra gli altri del libro di Pulsatilla del 2006.
Poi spiegava che gli scrittori non guadagnano dal loro pubblicare (a parte rarissimi casi) ma dall' "indotto" (articoli di giornali, conferenze eccetera) che la popolarità porta con sè.
.
Questo dava il destro a Tombolini per sostenere che in fondo gli Autori possono tranquillamente rinunciare ai propri miseri redditi/diritti, a favore dello scambio di comunicazione.
Tutto pareva strano, dal momento che l'intermediario-internet  era assolutamente presente, ovvero la rappresentante di Lulu.
E  appariva chiaro che comunque sugli Autori che scrivono sulla rete è in corso un fenomeno di commercializzazione: ovvero, non è che nessuno ci guadagna. Che tutto sia gratis in uno scambio di totale generosità (un mio amico, Andrea Ovcinnicoff, - Offstudio, alla fine degli anni 80 aveva fondato una formula in ambito mail art - arte postale: il GENERATTIVISMO).
A guadagnare però nel nostro caso sono altri.
I proprietari di (non si discute, billantissime) idee COMMERCIALI.
Quindi apparirebbe che alla fine la rete favorisca NON le idee tout-court, ma le idee di business.
Altolà, lo sfruttamento del desiderio di pubblicazione è in corso da sempre off-line, le case editrici a pagamento sono sempre pronte: io stesso ho ricevuto due proposte simili negli ultimi due anni. "Pagare denaro, pubblicare tuo libro". Quindi non c'è da fare i moralisti.
Si crea un mercato e c'è chi deve/sa guadagnarci, si chiami Lulu o Palomar è uguale, anzi, Lulu è più equa. Se per uno strano (remoto) caso vende una copia del tuo libro ti riconosce un guadagno (che tu stesso stabilisci).
Poco piacevole la parentesi nella quale si diceva che duecentomila testi sono stati pubblicati con Lulu ma che pochissimi possano essere considerati validi (non vorrei ricordare male ma mi pare sia stato detto "uno o due"...). E certamente tra questi non c'è il mio. ;-)
Questo a sottolineare (involontariamente) l'inutilità di un'operazione del genere.
Fermo qui il report riferendo della giusta osservazione di Labranca: la figura dell'Editor (colui che cura l'opera di un autore, dà suggerimenti per modifche o correzioni) e che contribuisce al MIGLIORAMENTO dell'Opera, nell'ipotesi lineare di Bravuomo risulterebbe comunque e putroppo scomparsa.


Foto su Flickr di WebDays e BarCamp

William Nessuno e Garteh Jax a pranzo, foto di Roberta Milano.


posted by williamnessuno alle ore 19:21 | Permalink | commenti (6) / commenti (6) (pop-up)
categoria: internet, editoria, scrittura, blogsfera, evoluzionismo, webdays


venerdì, giugno 01, 2007


VISIONE D'INSIEME VS VISIONE DALL'ALTO

Nella nostra frenesia di trovare formule che descrivano un fenomeno in modo necessariamente tagliato con l'accetta e scolpito col martello pneumatico si inscrivono molte delle teorie sulla blogsfera che ognuno di noi -me compeso, ovviamente- si perita d'elaborare.

Recentemente mi ha colpito un interessante post di MarinaBellini su PiùBlog dal titolo "gli stati generali della blogsfera".
Si tratta del raconto di un dialogo con l'altro attivissimo motore di PiùBlog, Leo Sorge.
Di questo post mi interessa la prima parte, quella dove l'Autrice spiega di concordare con Sorge sul fatto che nella blogsfera  "...la fiamma si sta lentamente dissolvendo, lasciando sopravvivere solo chi nella sua evoluzione (o involuzione, secondo l'angolazione da cui la guardi) fa informazione con un metodo giornalistico e divulgativo."

Personalmente, ritengo che la blogsfera vivrà sempre più di fenomeni, di singolarità effimere destinate a scomparire dopo la eventuale pubblicazione del libro dall'editore "a la page" di turno.
Vivrà sempe di più all'insegna della "Società dello Spettacolo" come desccritta da Guy Debord.
In quanto all'informazione, non ritengo che un blogger singolo sia in grado di fornire un'informazione soddisfacente, se non a produrre anche in questo caso le SINGOLARITA' che tutti conosciamo, esemplare l'ormai storico caso di Macchianera.

Del resto, da come la vedo io. la blogsfera è ancora ricchissima soprattutto di "diari" personali, di gente che scrive le proprie opinioni sulla vita quotidiana (e non solo sulla politica o sulla cronaca) senza nessuna pretesa di essere opinion-leader, se non eventualemte dei propri sparuti lettori.
E' ricca di blog letterari collettivi che mi sembrano ormai piuttosto inutili (bisognerebbe capire chi li legge e addirittura se un autore pubblicato legge chi ha pubblicato subito prima di lui). "Depositi" per scritti altrimenti incollocabili, soprattutto poesie.
Blog colletttivi a volte impegnati in rivalità e vere e proprie, incomprensibili (dall'esterno)  FAIDE .


Non vorrei che levarsi a un livello troppo altolocato di ricerca faccia perdere di vista la connotazione di fondo che tuttora permea la blogsfera. Una connotazione polimorfa.
Ma anche che la fiamma si stia spegnendo... Perchè non dovremmo parlalr per noi "veterani": ci sono migliaia e migliaia di blog, e molti sono "appena nati" e pieni di entusiasmo.
Del resto questa idea dell'affermazione darwiniana dei blog di INFORMAZIONE mi pare avventurosa.
Nel post al quale mi riferisco mi ha colpito la mancanza di interpretazione del presunto fenomeno descritto.
Esplicitamente una scelta voluta, in attesa dei commenti dei lettori.
E commenti efficaci (dal mio modesto punto di vista) ci sono stati:

- "Non credo che "ne resterà soltanto uno" possa andar bene... però è certo che in tanti si stancheranno. " (supertriglia)


No, certo che "ne resterà uno solo" non può andar bene, anche se facendo un raffronto con quanto è accaduto con radio e TV private la tendenza potrebbe essere quella alla concentrazione, specie se si dovessero creare (per merito, per moda, per dinamiche pubblicitarie) delle tendenze a frequentare solo certi blog.
Anche se dato l'elevatissimo numero in questione è una evolozione di là da venire, distante. E nella quale personalmente non credo.
Il mio discorso, naturalmente, vale SOLO se l'accesso alla blogsfera rimarrà relativamente facile e gratuito come avviene ora...
Tanti si strancheranno, vero, ma sia tra gli sproloquiatori che tra quelli che hanno qualcosa di interessante da dire.
Questo è regolarmente avvenuto da quattro anni a questa parte.
Il turnover è scontato.

Altro comment su PiùBlog:

-"gran parte della "democraticità" di internet è apparente: tutti possono scrivere un blog e credere che solo per questo si è visibili nel mondo (...)" (http://gruppo_lettura.blog.tiscali.it/)

Esatto. Esatto.
Lo si dice in un altro comment in maniera diversa:

 - troppi blog di pseudo poeti e pseudo conoscitori di politica interna e propagandistica. Questi soffocano quei pochi interessanti che circolano (Ninando)

"Anche i blog, pur essendo un numero ancora limitato in italia, stanno diventando una massa critica estremamente entropica dalla quale molto raramente un raggio di luce riuscirà ad emergere.
Perché IL TEMPO CHE HO é limitato."

Da:  William Nesssuno, "I Blog e la visione Fideistica della Rete", febbraio 2006

Rimango dell'opinione che il problema sia quello dell'eccessivo rumore di fondo, che non permette ai pensieri più originali di emergere.
Questo, come dico da sempre, è il lato perverso della presunta "democraticità gratuita" e della "ugualglianza" della blogsfera.

Il post di MarinaBellini si conclude con una considerazione condivisibile:

"in pratica il "fenomeno" arriva alla massa durante il suo cambiamento. Un cambiamento non ancora ben definito ma che sicuramente è nell'aria."

Ecco, quello che mi interessa di solito è fiutare i cambiamenti con un minimo di anticipo.
Non DESCRIVERE i FATTI magari con tabelline ben strutturate (come fanno de sempre gli scienziati della blogsfera).
Soffermarsi sui fenomeni di punta forse non serve a definire un quadro complesso, e dichiaratamente  non è più quello che interessa PiùBlog.

Infatti alla prossima manifestazione PiùBlog, come dice MarinaBellini con un po' di suspance "il taglio del nostro evento live sarà un pò diverso, forse meno riflessivo, più spettacolare qua e là e/o comunque si baderà più ai dettagli che ad una visione globale. Più primi piani ché panoramiche."

Personalmente sono sempre andato nella direzione opposta, che in effetti è assai più perigliosa, ma tant'è.
Chi vivrà vedrà e sinceri auguri al "prossimo evento live".
:-)


posted by williamnessuno alle ore 16:43 | Permalink | commenti (7) / commenti (7) (pop-up)
categoria: recensione, segnalazione, scrittura, blogsfera, debord, evoluzionismo, piùblog


mercoledì, maggio 09, 2007


IL CASALE DEGLI OZIOSI


Fino a qualche giorno fa sulla via Flaminia verso il Km 30 c'era un locale che mi ha sempre attirato, ma dove non sono mai ruscito ad andare.
Da anni quasi ogni giorno ne vedevo la discreta insegna nera, "il Casale degli Oziosi", e ho sempre pensato che fosse un nome ironico e originale.
Si sono sempre fatti piani: "Un giorno ci andremo", stava lì a stimolare la nostra fantasia, chssà che tiipo di cucina fanno, chissà se è costoso, chisssà...
All'improvviso, sono apparse due pacchiane insegne enormi bianche al neon.
"Il Casale degli Oziosi" si è trasformato nella banalissima pizzeria-ristorante "Mari e Monti".
Nome più banale non si può immaginare.
La faccenda mi ha scatenato una delle mie solite riflessioni amare.
In questo tipo di società televisionara, in questo paese, l'originalità e la discrezione sono sempre destinate a soccombere.
Siamo un paese di Mari e Monti, non di Casali degli Oziosi.
Perchè il marketing deve essere leggibile da tutti, perchè ogni intelletualismo deve sparire in favore della banalità dell'ovvio e della ripetitività.
Non credo ci fossero altri Casali segli Oziosi in Italia.
Di Pizzerie Mari e Monti ce ne sono ovunque.
Un'altra singolarità è stata soppressa in favore della chiassosità al neon.
Addio "Casale degli Oziosi".


posted by williamnessuno alle ore 06:36 | Permalink | commenti (5) / commenti (5) (pop-up)
categoria: tempo, william, evoluzionismo, williamnessuno


lunedì, febbraio 12, 2007


COSE DELL'ALTRO MONDO


Questo mondo marca male. Marca malissimo.
- Riaprono il campionato e OVVIAMENTE la stronzaggine degli ultras emerge ancora.
Altrie reprimende scandalizzate degli stessi benpensanti che hanno consentito a questo SCHIFO di calcio nostrano di riprendere immediatamente il suo immondo corso. Ma l'odio degli ultras per la Polizia non è un fatto nuovo anche se ce lo fanno credere. Ho fotografato già mesi fa una scritta nera su un muro di Castelnuovo di Porto (Roma) che recitava "tolleranza zero per i teppisti in divisa".
Queste non sono ragazzate.
- Leggo su Le Monde  del 9 febbraio che nella Turchia che si vorrebbe europea va per la maggiore un movimento fondamentalista con elementi teorici coranici all'interno del quale un certo Harun Yahya va propagandando che le teorie di Darwin sono una fola, e pubblica libri che vengono distribuiti in mezza Europa per sostenerlo.
Va bene, mica sono mancati movimenti simili anche in occidente. Anche in ambito cristiano non manca di certo il riflusso creazionista. Precursori i Testimoni di Geova.
Quello che mi ha lasciato secco è che secondo Le Monde da un'inchiesta realizzata dall'accademia delle scienze "il 75% dei liceali del paese (Turchia) non crede alla teoria dell'evoluzione."
Queste non sono ragazzate.

posted by williamnessuno alle ore 22:17 | Permalink | commenti (44) / commenti (44) (pop-up)
categoria: tempo, rage, creazionismo, evoluzionismo



Chi sono


"Am I Myself?"

William Shakespeare


  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami




follow williamnessuno at http://twitter.com



Visualizza la mia pagina su Kublai




labs & altri links


» I Blog e la visione fideistica della Rete
» Blissett e non più Blissett
» Le Aziende In-Visibili
» ibridamenti
» CYBERAVATAR
» I cinque sensi e più'
» Il non-gatto e la non-volpe

» William Nessuno MySpace
» William Nessuno YouTube
» Phonometria YouTube

» alessandra celletti, pianista
» Paolo DeStefanis, fotografo
» Psichiatria On Line
» Electronic Fronteer Foundation
» Life On Line
» WIRED
» Vittorio Amandola, attore
» Klesidra - Teatro


Foto recenti

www.flickr.com

Feeds & Co.


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Siete stati qui...


*loading* volte


più settemila che Splinder ha pensato bene di eliminare al cambio template...