Magnethic MetaBlog



“Heart and Soul,
One will burn.”

- Joy Division
domenica, marzo 23, 2008


LA SAPEVA LUNGA

"Questo popolo di mangiatori di maccheroni non riesce a distinguere il sano dall'amente."

Carlo Emilio Gadda

in
"L'ingegnere in blu" di Alberto Arbasino, Adelphi, gennaio 2008
posted by williamnessuno alle ore 23:40 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
categoria: politica, scrittura, gadda


giovedì, settembre 29, 2005


IMMODESTAMENTE

Il sole aveva tutte le intenzioni di incattivirsi allo zenith su Macerata che già il sottoscritto se ne usciva con l'ordinazione alla giovane cameriera: "signorina, un altro crodino."
Sono un tipo che beve pesante, il che è palese, e per questa caratteristica mi aspetto di essere multato per guida in stato di ebbrezza, esattamente come sono stato multato perché andavo ai 78 all'ora dove c'era il limite dei 70. Ma non dai Regi CC, no, e nemmeno dalla Polizia Stradale. No: dai possenti Vigili Urbani di Civita Castellana raggranellanti qualche spicciolo sulla via Flaminia con la complicità del signor Pretore locale. Che stabilisce la inoppugnabile infallibilità di Papa Autovelox I, in colluttazione con la Cassazione e con chi più ne ha più ne metta...
Certamente un attimo prima qualcuno mi sorpassava ai 110 su quello stesso tratto, ma direi che in effetti aveva tutte le attenuanti: per esempio aver davanti un pappamolla come me che superava il limite di solo 8 kmh.
Il bar aveva una splendida vista sulla Questura di Macerata, con autovetture che stazionavano nel loro blu police e ogni tanto ronzavano dattorno financo pantaloni con la banda  di un qualche benenmerito.
La signorina del bar si esibiva nel ben noto sketch del  "vieni avanti Crodino" mentre venivo martoriato da un presentimento pizzoso di Andrea Chenier come un alito di aria gelida e oscura soffiata dal Pizzi, senza luci, senza speranza. Ma vai a morì ammazzato... Tatrac! Ghigliottina. Pallacorda. Pallacanestro. Poche balle, allo Sferisterio.
"Buongiorno dottò"  leggo ma vedo anche l'agente che zompetta e saltella salendo i gradini del bar e si rivolge a qualcuno...
Difficile concentrarsi nella lettura... Anche se le pagine sono cognite. Vado alla prefazione del mio libro italiano preferito: "Quer Pasticciaccio Brutto De Via Merulana", di Gadda Carlo Emilio. La prefazione sarà breve, magari riesco a leggerla... Un ripassino non fra mai male.
Il cellulare arriva puntuale come un treno feffe (ma non ciuffe-ciuffe) che quando i treni arrivavano in orario, quando i treni si potevano pagare senza bisogno di fare mutui, quando i treni eccetera.

E' il dottor G. Il dottor G coi suoi modi sempre affabili che si aggira ancora per la regione pronto a piombare in braccio allo Sferisterio, ancora ignaro, lui dottore, del tedio oscuro dello Chenier: non mancare di riprendere "la mamma morta" : ammazza!
Se la palla di cristallo ci aiutasse sapremmo anche, il dott. G. e il sottoscritto, della retorica parapartenopea a base di pizza e quattro babà sovrascritta allo splendido "Socrate Immaginario" di Piasiello da un troppo zelante regista a nome Roberto De Simone, in vena di decrescenzate in salsa laurita.
Ma non avevamo palla, allo Sferisterio.
Mentre conversiamo del più ma anche del minus col mitico dott,, io me ne sto con in mano il volume gaddiano, e finita la ciaciarata spengo il cell e riprendo la lettura della prefazione, quando una specie di presentimento mi spinge l'occhio sulla firma di chi l'ha scritta. La quale firma recita in breve "Dottor G.", ma senza nemmeno il dottore.
Mi emoziono e quasi commuovo. Io stavo parlando con quell'uomo un minuto fa. Io lavoro con lui. Mi pare  un privilegio straordinario, oltre che un privilegio translato enorme.
Bisogna saper dare valore alle cose.
Alle persone,
A quello che le persone sono, e come mi piace sempre dire, le persone davvero straordinarie non sono mai dei palloni gonfiati, non sono mai sopra le righe, non sono mai arroganti o saccenti.
Questo mi sento di testimoniare ai bloggers con questo post.
A quelli che la pensano come me e a quelli che invece si sentono della prime donne e sgomitano per farsi notare.
Domanda: "come si fa a diventare una blogstar?"
Risposta di William: "E chissenefrega"?
posted by williamnessuno alle ore 15:52 | Permalink | commenti (8) / commenti (8) (pop-up)
categoria: recensione, editoria, scrittura, blogsfera, gadda, lirica, william, cronache random di un regista


martedì, luglio 05, 2005


ME STESSO SULLLA TERRA - 2- (William Nessuno, 2005)

Tante volte non si capiscono le cose che ci riguardano più da vicino. Le origini, le sorgenti.
Avevo in mente un post da intitolare "me stesso sulla terra", ma perchè? Ricordavo che il titolo arrivava da Saroyan. William.
Allora sono andato a cercare il libro, che ho qui a Roma (l'ottanta per cento del miei libri giace in scatoloni da quando abbiamo venduto la casa per via della separazione). Il fatto che sia qui, con Shakespeare, Gadda, Kandinsky, Baudrillard, Satie, Conrad e tutto quanto di più caro io abbia nella mia bibllioteca già la dice lunga. Le cose che mi sono portato dietro perché devono sempre essere pronte a soccorrermi.
Dei frammenti di Saroyan li avete forse letti nel post precedente.
Il libro io lo lessi a 13 anni, il primo libro "da adulto" (a parte "Civiltà Sepolte").
Chi mi conosce potrà facilmente capire quale formidabile imprinting -a mia assoluta insaputa- debba aver costituito.
O. Forse. Qualcuno potrebbe dirmi che il destino ha guidato la mano di mio padre e la mia nello scegliere proprio quel libro perché c'ero in qualche modo dentro. Parlava anche di me.
Non so, non sono un miistico, anche se credo che esistano cose che non sappiamo.
Anche le mie recenti polemiche sulle tendenze della blogsfera sono intrise di quei passaggi che ho distillato nel post precedente, qui sotto. Umiltà, dignità, identità, carattere, sapere tutto su come funzionano le cose ma non volersi adeguare.
Dal  giovane Saroyan mi differenzia l'età.
Lui è morto nel 1981, ancora ricordo come rimasi ad apprendere la notizia (davano ancora notizie simli, nel 1981: la morte di uno scrittore armeno americano non pubbllicato in italia da almeno 15 anni... ), e io gli ho dedicato un articolo molto intenso mentre stavo cumulando i due anni per accedere all'Ordine.
Ero molto giovane e mi identificavo molto più di adesso. Scrivevo emozionandomi esattamente come adesso. Quando lui scriveva quelle pagine -come amava dire : "su carta da poco prezzo"- aveva solo venticinque anni. Se le mie carenze matematiche non mi fregano anche stavolta.
Aveva quell'età in cui tutti sentono di potercela fare, in cui si tende ad escludere ogni altra eventualità. Anche io ero così, allora.
Cosa c'è di diverso adesso, per me. Tante cose.
Appunto, come dicevo l'età. Non sono più così giovane e speranzoso.
Nel bene, io ho ancora i miei genitori, che mi amano sempre, anche se non mi capiscono più da qualche anno a questa parte.  Ma non è colpa loro. Nè mia.
Io sono stato molto amato. Anche quell'acquisto di un libro "su carta da poco prezzo", dalla copertina vistosa e assolutamente inadatta al contenuto, con la mendace scritta "romanzo", è stato un atto di amore di mio padre. Verso di me, verso il futuro, verso se stesso, verso la cultura che a lui di certo non era stata elargita con altrettanta generosità, ma che gli avrebbe fatto comodo, dato che è sempre stato un uomo creativo e amante della poesia.
"Io ho tutti i suoi manoscritti, i suoi grandi poemi e i suoi racconti, ma sono scritti nella lingua del nostro vecchio paese che io non so leggere" (WS)
In realtà mio padre i suoi poemi li ha ancora lui, grazie a Dio.
Litigo con mia madre spesso perché lei è decisionista e instancabile e mi fa delle critiche assolutamente sensate che però io non so sopportare, per via delle ferite procurate da alcune figure femminili sempre pronte a dar consigli senza aver nessuna conoscenza dei fatti.  Non c'è niente di peggio di non saper ascoltare dopo essere sti tante volte ascoltati, di dare consigli quando servirebbe sostegno. Perché anche le donne sanno far molto male, per questo me la rido quando sento ancora fare quei discorsi vittimistici sul maschio cattivo e violento e impietoso. E li sento fare!  Me la rido ma anche ci soffro e tendo a diventare caustico e insofferente con chi me li fa. E se incontro una donna che non li fa, posso innamorarmene. Perché Pinco è Pinco, Will è Will. Punto. Una cosa facile da capire. Teoricamente.
Will è pieno di difetti, è noto. Ma tutti suoi. E li dichiara fino alla nausea. Anche troppo. Non sempre è necessario scoprirsi subito, non sempre è opportuno infierire su se stessi.

Personalmente non cerco mai di applicare i difetti di altri che ho conosciuto in passato a una persona appena conosciuta. Nonostante le facciate prese guardo al nuovo ancora con fiducia quasi ingenua. Non riesco a invecchiare. In quel senso che presuppone "saggezza". Purtroppo solo in quello.
Nel male. Il lavoro ha assunto un ruolo dominante nella mia vita e non mi piace (ma quando ti decidi a diventare grande, Will?). Cioè il lavoro mi piace, ma ho sempre questo trip che un domani potrei diventare un artista. Ho tutte le qualità tranne la fondamentale: l'intraprendenza (che nel tempo tende a dover essere sfacciataggine). Ma alla fine che importa? Le poche cose che avrò fatto -come William ma non solo- saranno state fatte con leggerezza e serenità, e (buona)fede.
Mi muovo in un  mondo attorno a me vuoto. Vivo in solitudine. A volte rasento l'autismo.  
Io non so come confrontarmi con le donne. Se stai a vedere, in tanti casi ti dicono che non trovano nessuno che vuol fare sul serio. Ma se vuoi fare sul serio scappano come lepri. Chissà, a ottant'anni troverò quella giusta, in tempo per una bella famigliola nell'aldilà.
Io detesto le parole counseling, share, proattivo, selfempowerment, cliente,  committente, sponsor, risorse umane.
Saroyan direbbe "Io non ho interesse che per l'uomo". Che non è una risorsa umana. Anche, magari, proprio volendo: ma non solo.
Detesto chi si arroga il diritto di spiegarti il vangelo della riuscita o della redenzione ad una vita schematica, del successo garantito o dell'intontimento mantrico, c'è un metodo per tutto, per imparare il francese e per scrivere algide cose che funzionino, nel rispetto del target prefissato.
"Io so esattamente..." eccetera.

Probabilmente sono troppo orgoglioso, qualunque cosa mi sembra ledere la mia integrità. Che poi per questo si potrebbe dire che io sia anche megalomane. Per quale motivo dovrei pensare di poter far meglio del resto del mondo? Questa sì che è presunzione.
Con gli altri sono molto tollerante, invece.  Sono molto comprensivo. Sono un buon incassatore di ingiustizie ai miei danni assai più che a danno del prossimo.
Di positivo c'è che tendo sempre a prendere le difese di coloro in cui credo, una specie di Don Chisciotte spesso nemmeno richiesto.
Non riesco a rassegnarmi all'idiozia dominante che ci filtra dappertutto.
Fanno ore e ore di diretta su Live8 ma poi il numero di cellulare per devolvere i soldi passa in  crawl veloce e scritto piccolissimo. Ci voleva tanto a capire che andava messo fisso, magari per dieci secondi alla volta? Ma non bisognava facilitare la cancellazione del debito? Su un altro canale vanno documentari su Paris Hilton,
Io non capisco quasi niente, mi limito a battere sui tasti del mio computer, e questo è quello che ho scritto di me stesso sulla terra pensando a Willliam Saroyan e alla mia vita, oggi.

Di Willliam Saroyan in libreria: Il Trapezio Volante, Marcos y Marcos, che contiene anche "Me stesso sulla terra" col titolo "Io sulla terra".


posted by williamnessuno alle ore 00:51 | Permalink | commenti (37) / commenti (37) (pop-up)
categoria: etica, recensione, shakespeare, tempo, rage, blogsfera, gadda, kandinsky, william, satie, fotografia ritratto, saroyan



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