Magnethic MetaBlog



“Heart and Soul,
One will burn.”

- Joy Division
venerdì, maggio 16, 2008


CONVEGNO IBRID@MENTI A VENEZIA

Splinder e Università Ca' Foscari di Venezia
presentano Sabato 17 Maggio 2008 a Venezia, nel corso di un convegno, i primi risultati del progetto ibrid@menti , il laboratorio in cui Università e blogger si sono confrontati grazie a un blog ospitato su Splinder.
Verrà anche presentato  il volume "PRATICHE COLLABORATIVE IN RETE", che ospita contributi di 25 autori.
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categoria: internet, blogsfera, ibrid@menti


giovedì, aprile 17, 2008

Qui di seguito un mio intervento destinato al volume "Nuovi modelli di ricerca universitaria. Pratiche collaborative in rete", che sarà presto pubblicato a cura del progetto ibrid@menti.
L'intervento non è poi stato incluso per motivi contingenti, lo pubblico qui.
Contiene alcuni sviluppi che saranno elaborati nella versione 7.2 di "I blog e la visione fideistica della rete".

BLOGPASSIONE
di William Nessuno

Questo mio intervento doveva intitolarsi “Grandezza e miseria della blogosfera”.
Più ci pensavo e meno il titolo mi piaceva. E non sapevo nemmeno perché. Forse a causa della parola “miseria”…
A proposito della Blog(o)sfera non si può parlare di grandezza né di miseria, solo di ricchezza: umana.
Con tutto il bello e il brutto che ciò comporta.
Basta fare una cavalcata “random” per incontrare blog di sfoghi personali, di storie personali, cronache di vita privata. E dall’altro lato blog di ricerca (come ibrid@menti per esempio), blog che si occupano esclusivamente di cultura, di letteratura, di cinema. Blog giornalistici. Blog di organizzazioni politiche e sociali.
Sulla tipologia dei blog è molto difficile fare dei distinguo “qualitativi”. Voglio dire, ho l’impressione che non sulle differenze qualitative si dovrebbe giocare la partita.
Differenze che certamente esistono, dato che non si può mettere a paragone il blog di un liceale quindicenne con i blog degli espertoni che hanno a loro attivo brillanti pubblicazioni. Bisogna partire comunque dal presupposto che essi avranno un pubblico di lettori completamente diverso.
Come scriveva William Saroyan: “Io credo solo che vi è l’uomo. Il resto è trucco, artifizio.” Saroyan, 1942
La Blog(o)sfera è un patrimonio umano, che va guardato con rispetto.  Sia che si parli dei “piccoli” blog personali che di quelli maggiormente istituzionalizzati.
Naturalmente la mia personale predilezione va ai primi, per tante ragioni.
Innanzitutto per la Passione che essi manifestano. E per l’umanità che contengono, nei loro spesso dolenti percorsi esistenziali: a volte esplicite richieste di solidarietà almeno virtuale.
“Che qualcuno mi dica che è solidale con la mia storia personale”.
Intanto, come scrivo nel mio “I Blog e La visione fideistica della rete” Nessuno, 2008, per favorire una “catalogazione anagrafica” dei blogger si mette a repentaglio l’enorme potenziale terapeutico del blog. Si corre il rischio di impedire alle persone di aprire una valvola di sfogo “schermata” nella quale raccontare le proprie vicissitudini umane, perché è inutile nascondersi dietro un dito: sapere che è proprio Pinco a scrivere quelle cose sulla sua famiglia o sul suo ambiente di lavoro, inibisce pesantemente Pinco nello scrivere.
Per fare un esempio, provate a pensare che il vostro ex-marito legga il vostro blog esclusivamente alla ricerca di appigli contro di voi, e che magari vada a riferirne agli assistenti sociali che seguono il caso di vostra figlia.
Poi vedrete come vi sentite liberi di scrivere.
“La rete è inserita nel binomio della sorveglianza-comunicazione ed è identificata di volta in volta a uno dei due termini, risultando così opposta all’altro”. Musso, 2007
Naturalmente a questi fattori di intricati rapporti umani -on e off line- a volte fanno seguito tanti problemi  che si cristallizzano nella rete.
Personalmente ho riscontrato per esempio che si sviluppano vere e proprie antipatie non motivate (se non dalla percezione on-line della personalità dell’antipatico, che ovviamente non si è mai “veramente” conosciuto. E, quantomeno, qui ci sarebbe molto da discutere).
Oppure, e queste sono logiche già più razionali, si attacca una persona che fa parte di un gruppo  e magari occupa un certo livello in quell’ambito al fine di screditarlo e magari prenderne il posto.
In quest’ambito, secondo alcuni, starebbe la presunta necessità di sapere con certezza chi discredita, chi attacca, chi insulta.
Qualunque giudizio “etico” si voglia dare di questi fatti, restano strettamente legati al fattore umano, e possono essere ben indagati da psicologi e psichiatri che, a mio modesto giudizio di non addetto ai lavori, si collochino in una posizione non solo scientifica, ma anche appunto umana e umanistica.
Alla metà degli anni ’90 ipotizzavo in alcuni racconti (ancora presenti qua e là in rete) anche la creazione di una “sociologia del network”. Probabilmente, non con questo nome, è già nata…
Dove esternare la propria Passione se non in rapporti on line –dove in teoria gli avatar godono di una primitiva egalité, almeno in una fase iniziale- visto che la vita di tutti i giorni tende a disumanizzarci, in molti casi in lavori alienanti o in disoccupazioni frustranti?
La Passione dunque secondo me è un fattore determinante per ogni azione che singoli individui compiono nella Blog(o)sfera.
Ed è alla base degli slanci eccezionalmente positivi e cooperativi così come delle cattiverie e delle ire che a volte esplodono.
Perché dovrei tenere un blog se non per passione? Perché dovrei partecipare a complessi progetti collettivi, se non per passione?
D’altro canto, mettere sullo stesso terreno una miriade di persone, personalità (per di  più “translate” dal medium particolare che esclude sguardi, espressioni, toni di voce) non può non vedere il nascere di incomprensioni, di liti, di rivalità virtuali.
Ma la Blog(o)sfera sta diventando anche un territorio presidiato.
Le Passioni degli individui apparentemente sono collocate in un quadro sociale ordinato (piattaforme blog o vattelapesca che siano) ma soprattutto apparentemente gratuito.
In verità, in alcuni casi si crea uno scambio ineguale, dove spesso il singolo contribuisce con la sua Passione che attrae altri appassionati (per plaudire o insultare, è lo stesso) e le piattaforme prosperano trasformando tutta questa Passione in un business che si pasce di inserzioni pubblicitarie. Senza parlare dei blog che si trasformano in fonte di reddito essi stessi.
Anche in questo caso non mi interessa dare giudizi.
Ho attraversato anche il periodo in cui mi scandalizzavo, ma sono cresciuto. Sarebbe ingenuo pensare che una macchina così costosa e ad alta innovazione come la rete non pretenda il suo tributo economico.
Quel che intendo dire è che la stratificazione “sociale” sta avendo corso anche nella blogsfera, non rispecchiando forse l’ordinamento della “real life”, ma creandone uno tutto suo, nel quale a venire messe a frutto sono la Passione e la Creatività dei singoli individui, i quali non ricavano nulla, a livello economico, ma procurano guadagni economici a terzi.
Io non credo nella presunta “consapevolezza” di tutti coloro che si muovono nella Blog(o)sfera. Sono milioni.
Ritengo i processi critici indispensabili, specie in un medium in evoluzione così rapida.
In ultima analisi mi sento di dire che criteri di discernimento nell’oceano della Blog(o)sfera per me stanno diventando (oltre al  valore intellettuale, che però è soggettivo ed è soprattutto legato a preesistenti affinità culturali, quasi alla scoperta di un simil-sè) sempre più l’onestà di intenti, la sincerità, l’assenza di secondi fini.  A volte l’ingenuità.
La Passione che traspare dagli scritti dei blogger stessi. 
Criteri difficilmente indicizzabili.


Saroyan W. (1942),  Che ve ne sembra dell’America?, Milano, Mondadori.
Musso P. (2007), L’ideologia delle reti. Milano, Apogeo
Nessuno W. (2008), I blog e la visione fideistica della rete, Lulu
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mercoledì, febbraio 27, 2008


WEB DAYS 2008, PART ONE


WebDays 2008 a Torino
è stata una manifestazione di grande interesse (come del resto l'edizione del 2005), ha messo in fila conferenze di punta molto stimolanti. 
E poi, il Torino Bar Camp 2008, giornata con duecentocinquanta iscritti. Giornata nella quale anche io ho tenuto un modesto intervento, vivacizzato dal pacato dibattito con Gaspar Torriero, che ringrazio, con Gareth Jax e con tutti gli altri radi presenti.

La mattina del 22 ho assistito con grande curiosità (e un po' di nervosismo) alla conferenza coordinata da Arsenio Bravuomo, che conduceva nel percorso "la morte dell'intermediario (e dell'autore)" Antonio Tombolini, Marianna Martino di Zandegù. Tommaso Labranca ed Eleonora Gandini della ormai mitica (e mitizzata) editrice online Lulu.com
Il coordinatore ha esordito con una slide (che sucessivamente definirà "provocatoria") che avrebbe dovuto sintetizzare l'abbattimento di barriere alla pubblicaione che la rete ci concederebbe:

Prima:
AUTORE___casa di produzione /editrice____distributore______ FRUITORE

Adesso:
AUTORE________________FRUITORE

Il presunto meccanismo l'ho già ampiamente criticato nel mio libro "La visione Fideistica", la mia teoria è che l'incontro autore-lettore, a fronte di una tale mole di informazioni che circolano sulla rete, sia del tutto random e non necessariamente automatico nè certo.
Non credo nemmeno (ma qui posso essere accusato di invidia, lo so) che su internet  le cose "che valgono" alla fine avranno successo, per una sorta di selezione naturale. Sarà che al darwinismo a livello di idee non ho mai creduto...

Antonio Tombolini diceva giustamente che l'intermediario continua ad esisetere, ed è LA RETE (io aggiungerei: con le sue complessità). Sottolineava che questo intermediario non è affatto "neutrale", facendo l'esempio di Google

Tommaso Labranca svelava i meccanismi perversi dell'editoria tradizionale (testi completamente riscritti dall'Editore o da un pool di autori che poi firmano per il nome già affermato di turno). Faceva l'esempio tra gli altri del libro di Pulsatilla del 2006.
Poi spiegava che gli scrittori non guadagnano dal loro pubblicare (a parte rarissimi casi) ma dall' "indotto" (articoli di giornali, conferenze eccetera) che la popolarità porta con sè.
.
Questo dava il destro a Tombolini per sostenere che in fondo gli Autori possono tranquillamente rinunciare ai propri miseri redditi/diritti, a favore dello scambio di comunicazione.
Tutto pareva strano, dal momento che l'intermediario-internet  era assolutamente presente, ovvero la rappresentante di Lulu.
E  appariva chiaro che comunque sugli Autori che scrivono sulla rete è in corso un fenomeno di commercializzazione: ovvero, non è che nessuno ci guadagna. Che tutto sia gratis in uno scambio di totale generosità (un mio amico, Andrea Ovcinnicoff, - Offstudio, alla fine degli anni 80 aveva fondato una formula in ambito mail art - arte postale: il GENERATTIVISMO).
A guadagnare però nel nostro caso sono altri.
I proprietari di (non si discute, billantissime) idee COMMERCIALI.
Quindi apparirebbe che alla fine la rete favorisca NON le idee tout-court, ma le idee di business.
Altolà, lo sfruttamento del desiderio di pubblicazione è in corso da sempre off-line, le case editrici a pagamento sono sempre pronte: io stesso ho ricevuto due proposte simili negli ultimi due anni. "Pagare denaro, pubblicare tuo libro". Quindi non c'è da fare i moralisti.
Si crea un mercato e c'è chi deve/sa guadagnarci, si chiami Lulu o Palomar è uguale, anzi, Lulu è più equa. Se per uno strano (remoto) caso vende una copia del tuo libro ti riconosce un guadagno (che tu stesso stabilisci).
Poco piacevole la parentesi nella quale si diceva che duecentomila testi sono stati pubblicati con Lulu ma che pochissimi possano essere considerati validi (non vorrei ricordare male ma mi pare sia stato detto "uno o due"...). E certamente tra questi non c'è il mio. ;-)
Questo a sottolineare (involontariamente) l'inutilità di un'operazione del genere.
Fermo qui il report riferendo della giusta osservazione di Labranca: la figura dell'Editor (colui che cura l'opera di un autore, dà suggerimenti per modifche o correzioni) e che contribuisce al MIGLIORAMENTO dell'Opera, nell'ipotesi lineare di Bravuomo risulterebbe comunque e putroppo scomparsa.


Foto su Flickr di WebDays e BarCamp

William Nessuno e Garteh Jax a pranzo, foto di Roberta Milano.


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giovedì, gennaio 10, 2008


LA RETE CHE CAMBIA

Il provider col quale avevo iniziato in pienao sogno internet (1993) si chiamava Galactica che fu assorbito come altri da Elitel.
Adesso dopo la corsa alla concentrazione i server di Elitel sono tutti off-line, la società probabilmente sull'orlo del fallimento, il personale in cassa integrazione.
In questi eventi tristemente drammtici -o farseschi, come al giorno d'oggi va di moda in questo Paese- il mio Dominio - magnethic.it - è off line pure lui di conseguenza.
Chiunque volesse o dovese scrivermi può farlo provvisoriamente a willubik@libero.it.
In una decina di giorni tutto ciò che riguarda magnethic.it riprenderà a funzionare con e su register.it
Buona concentrazione a tutti.
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domenica, dicembre 09, 2007


UNA WEB TV TUTTA SUI LIBRI


Nasce booksweb.tv, nella homepage anche una videorecensione del nostro amico Zop.
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mercoledì, novembre 21, 2007


QUI PUPA, PROPULSORE UNIVERSI PARALLELI ALTERNATIVI


All'interno del -letteralmente- fantastico blog narrativo TOR di aquatarkus, una notizia veramente interessante è saltata fuori out of the blue.
Il blogger Gilgamesh ha sostenuto di essere lui quel John Titor col quale nel programma Voyager di Giacobbo ce l'hanno menata per settimane: il presunto viaggiatore arrivato nei nostri tempi dal futuro che ci metteva in guardia su eventi ancora da venire e che si era misteriosamente manifestato su internet tempo fa.
Fake? Fake nel Fake?
Stranamente nell'ultima puntata di Voyager ogni riferimento a Titor era scomparso...
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mercoledì, novembre 14, 2007


FANNO QUASI TENEREZZA

Cercano di carpire la nostra fiducia, si spacciano per Istituti Bancari o per le Postre Italiane.
Sono evidentemente di truffatori, certamente stranieri.
Ma il loro linguaggio sgangherato li rende ridicoli e quasi teneri.
Questo mi è appena arrivato:

"Perche il Internet e la tecnologia dell'informazione ci permettono di espandere i nostri servizi, ci commettiamo ad effettuare i clienti di fiducia abbiamo disposto in noi per la protezione la segretezza e della sicurezza delle informazioni che abbiamo circa voi.
Per per proteggere le vostre informazioni da accesso, dal furto di identit‡ e dalla frode non autorizzati di cliente.
Banca di Intesa deve identificare il vostro cliente delle informazioni immediatamente all'interno di 24h."

Neanche il grande Totò sarebbe riuscito a fare di meglio.


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lunedì, ottobre 22, 2007


NON SCHERZIAMO

L'assurdità della ormai famigerata "legge sui blog" di stampo fascista -o se preferite CINESE- che prevederebbe la  registrazione dei blog a un pubblico elenco e (forse) additittura l'esigenza di un Direttore Responsabile (previa pagamento dell'imprescindibile tassa di prammatica nel BelPaese) sta rimbalzando qua e là nella blogpalla giustamente annichilita.
Il Centrosinistra invece di fare le leggi da secoli rimandate (conflitto di interessi, per esempio) fa un favore alla destra che da tempo -quantomeno coerentemente con la propria impostazione ideologica- sta appresso a una forma di controllo della rete, di pretese registrazioni, di creazione di elenchi, di fotocopie di documenti di identità che rendano facile il controllo su CHI dice qualcosa.
Qualunque cosa.
Nuovamente VERGOGNA.

Sul tema
Axell, un esempio
Suzukimaruti, troppo comprensivo
Beppe Grillo, che potrebbe fare a meno di paragonare Levi a Nessuno :-)
Gentiloni, sperando che abbia capito il significato della parola "democrazia".
Teo, giustamente veemente
Io ho firmato
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giovedì, ottobre 04, 2007


PARTITO IL PROGETTO IBRID@MENTI

E' finalmente attivo il blog ibrid@menti.


Qui un estratto del comunicato congiunto Ca' Foscari - Splinder:

Splinder e Università Ca' Foscari di Venezia:
un ponte tra Università e bloggers


Splinder, la prima community di blog in Italia, e l’Università Ca' Foscari di Venezia lavorano insieme ad un progetto che mette a confronto su alcune tematiche di attualità il mondo della Ricerca Universitaria e quello dei bloggers

Milano, 3 ottobre 2007 – Splinder, la prima community di blog in Italia, in collaborazione con l’Università Ca' Foscari di Venezia e il Centro di Eccellenza per la Ricerca Didattica e la Formazione Avanzata, collaboreranno al progetto Ibrid@menti, un laboratorio sperimentale in cui si aprirà un confronto tra l’Università e i bloggers.

Il progetto avrà come punto di incontro il blog Ibrid@menti
(http://ibridamenti.splinder.com) ospitato da Splinder e coordinato dalla Scuola di Dottorato in Scienze del Linguaggio, della Cognizione e della Formazione dell’Università Ca' Foscari di Venezia. 

Obiettivo dell’iniziativa è quello di creare un ponte tra ricerca universitaria e i bloggers utilizzando uno spazio comune condiviso dove sarà possibile un’interazione su tematiche di attualità che riguardano la Rete. Si discuterà di politica, di comunicazione, di scrittura, di identità, etc, e della loro relazione con il mondo dei bloggers. Il primo argomento di discussione sarà “L’ascesa dei blogger. Arti della connessione nel virtuale”.
La proposta iniziale è quella di avviare ricerche qualitative per scoprire in che modo i singoli blogger riescano a ottenere l'attenzione degli altri: quali sono quindi le "arti della connessione" che usano per rendere originale e attrattivo il loro blog.

A fianco del blog Ibrid@menti nasce poi una collana editoriale che pubblicherà, su carta stampata, agili monografie assegnate di volta in volta ad autori diversi scelti tra coloro che parteciperanno alle discussioni sul blog.
Saranno libri che nascono direttamente in Rete grazie ad una modalità condivisa di produzione e di aggregazione dei contenuti: una reale applicazione di un approccio user generated content collaborativo.
 
Il progetto Ibrid@menti è coordinato da Umberto Margiotta, ordinario di  pedagogia dell’Università Ca' Foscari di Venezia, in collaborazione con Mario Galzigna, Maria Mapelli, William Nessuno e il Team di Splinder.
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categoria: segnalazione, internet, scrittura, blogsfera, ibrid@menti


domenica, settembre 09, 2007


BEPPE GRILLO SUPERSTAR

Vaffaday,
una parola d'ordine che ha avuto molto riscontro. Moltissimo. Non giro tantissimo tra i blog (già non ce la faccio a scrivere) ma mi è capitato di incontrare il link al V-day un paio di volte.
Risultato iscritti al Vaffanculo Day 220841 cittadini.
Un amico blogger che c'è stato l'ha definito "uno sballo!".
Un po' strano che il numero degli iscritti stia continuando ad aumentare anche adesso...
Io non c'ero, per essere chiari.

Insomma, Beppe Grillo si è conquistato uno spazio di tutto rispetto nella blogsfera.
Uno dei blog più LETTI NEL MONDO.
A suon di "j'accuse" spesso sensatissimi, inchieste efficaci e molto "d'assalto", a furia di andare a findo a temi che i giornali affrontano a malapena.
Ci sono Politici che lo seguono molto da vicino, e non vorrei dire che a volte "vanno a traino",
Gi altri appartenenti alla classe politica non trovano altro da fare che accusarlo di "qualunquismo", la classica classificazione che si dà ai fenomeni che non si sa come interpretare o mantenere sotto controllo. Questo lo si è ampiamente  sentito nei TG post-VaffaDay.
Abbiamo comprato e visto il DVD "Incantesimi", e devo dire che ci siamo molto divertiti e abbiamo appreso alcune cose che ignoravamo. Indubbiamente Grillo ha fatto un grosso lavoro.
Intanto ho seri dubbi sulla sua teoria, che nello spettacolo Incantesimi" ripete a ogni piè sospinto: "attravrso internet" (e grazie a lui, ovviamente) si possono risolvere i problemi di questo paese.
Anche questa idea mi sembra di molto FIDEISTICA, e personalmente diffido sempre degli "uomini del destino", anche se sono spiritosi e dicono cose giuste mentre fanno ridere (volontariamente, intendo: non come quell'altro) :-)
Certo, mettendo insieme duecentomila e passa persone si possono fare molte cose.
Ma c' è anche chi ha il coraggio di andare contro questo fenomeno ad alto gradimento generale...
Ma il fenomeno Beppe Grillo (che personalmente trovo molto in gamba) non fa che illiminarci su un tristissimo dato.
La Politica non riesce più a intercettare l'umore dei cittadini, al punto che abbiamo bisogno (benvenga?) di essere rappresentati, di organizzare le cose in altro modo.
E' triste quando Grillo linka un filmatino di You Tube nel quale a un Veltroni imbarazzatissimo tirano con le pinze e ob torto collo la condivisione ad alcune idee del nostro eroe.
C'è troppa corruzione nella politica in Italia, non c'è dubbio.
Io però mi preoccupo più dei piccoli imbroglioni che non ti fanno la fattura e girano su macchine da cinquantamila euro.
La forza di Grillo è che -giustamente- se la prende con le multinazionali, con le banche, con i condannati in Parlamento. Con questi altri no, almeno che io sappia.  Troppo Facile.
Ammetto,  non seguo il sup blog.
E' ancora più triste la canzoncina (di L. Pari ?) "ci sei o non ci sei, è una rivoluzione".
Ecco, sarei un po' stufo dell'idea che questa sia la "rivoluzione".
Vorrei ricordare il giorno di "Mani Pulite" alcuni anni fa, i girotondi e cose del genere. Anche allora sembrava che il cambiamento fosse alle porte.
Sarebbe bene riflettere e capire quanto profonde siano le convinzioni che stanno dietro a questi fenomeni così entusiastici.
Come dico sempre, sfortunatamente io NON sono un sociologo, e allo stesso tempo non mi è sembrato di sentire commentatori di questa categoria esprimersi ai TG e nemmeno sulle pagine dei giornali.
Resto pazientemente in attesa che si esprimano.
Non tra 5 anni, possibilmente.

Chi ha partecipato al V day sarà benvenuto per chiarirmi le idee!
Thanks
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categoria: politica, internet, blogsfera, beppe grillo


sabato, settembre 01, 2007


POSTILLE ALLA "VISIONE FIDEISTICA"

Gira che ti rigira le fonti vengono sempre a galla.
Quelle letture che ti influenzano talmente che stanno in agguato, pronte a riaffiorare e a fungerti da monito subliminale. Dopo moltissimi anni.
Da poco ho parlato del libro "Il Sogno cella Merce" di Jean Baudrillard.
Rileggendolo dopo tanti anni trovo le radici dI "I BLOG E LA VISIONE FIDEISTICA DELLA RETE".

"Tutte le funzioni sono abolite nell'unica dimensione della comunicazione. E' l'estasi della comunicazione. Tutti i segreti, tutti gli spazi, tutte le scene sono abolite nell'unica dimensione dell'informazione: è l'oscenità."

In questa parte si ravvisa una singolare assonanza con le teorie di Guy Debord,  basta sostituire la parola "comunicazione" con "spettacolo".

"Alzo la cornetta del telefono
(sostituite "MODEM"), e ci siamo: tutto  il circuito marginale mi aggancia, mi bersaglia, con l'insopportabile buona fede di tutto ciò che vuole, e pretende, di comunicare.
Le RADIO LIBERE
(sostituite con BLOG): parlano cantano, si esprimono; bene è l'oscenità simpatica del contenuto in termini di medium un po' diversi, il risultato è questo: uno spazio , quello della MODULAZIONE DI FREQUENZA (sostituite INTERNET) viene saturato, le stazioni si accavallano, si mescolano (al punto che certe volte non riescono più a comunicare): qualcosa che era libero perchè c'era dello spazio non lo è più -forse la parola è libera, ma io sono meno libero di prima: non riesco più a sapere che cosa voglio, tanto saturato è lo spazio, tanto forte è la pressione di ciò che vuol farsi sentire,
Cado nell'estasi negativa della RADIO."
(sostituite BLOG).
 
Jean Baudrillard, in "Il Sogno della Merce", Lupetti 1987, tratto da "Simulacres et simulations", Galilèe, 1981
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sabato, agosto 25, 2007


ASSOCIAZIONE CULTURALE "UBIK"


Ubik!

Ubikblog
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sabato, agosto 04, 2007


AVVERTENZE PER L'USO

Ho come l'impressione che ci sia ancora molta disinformazione circa la privacy relativa alle comunicazioni PRIVATE ( e NON su siti pubblci ) che avvengono (o sono avvenute in passato) tra due persone via INTERNET (email, messengers, messaggi privati di Splinder eccetera).

Cito e estraggo da Wikipedia (http://it.wikipedia.org/wiki/Privacy)


Cenni riguardanti la normativa italiana

"Con l’avvento di Internet si è presto percepita l’esigenza di ampliare il vecchio ordinamento giuridico e, di conseguenza, anche la normativa relativa al concetto di privacy che, fino a non molti anni fa, si occupava esclusivamente della tradizionale corrispondenza e della comunicazione telegrafica e telefonica.

Tra i reati penalmente punibili, in termini di Internet e privacy, ricordiamo:

  • La violazione, sottrazione e soppressione di corrispondenza informatica.
  • La rivelazione del contenuto di corrispondenza telematica.
  • L’intercettazione di comunicazioni informatiche o telematiche.
  • Installazioni abusive di apparecchiature per le intercettazioni informatiche.
  • La falsificazione, alterazione e sottrazione di comunicazioni informatiche. (...)"
Eccetera.
Chi per ignoranza o malafede abbia praticato uno o più di questi REATI è avvisato.
La Legge è Legge.
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categoria: etica, internet, e-mail


mercoledì, giugno 27, 2007


DOVE SONO LE NOVITA'




Avendo scoperto sul blog di Axell che ci sarebbe stato un evento di Net TV ieri sera, sfregandomi le mani ho pensato che sarebbe stata un'occasione per rendermi conto di cosa bolla in pentola nel mondo delle tv via web, che -shame on me- ancora conosco poco.
L'Inizio è stato entusiasmante, tutti in attesa come davanti alle TV in bachelite per Lascia o Raddoppia, quegli ottanta novanta spettatori che chattano forsennatamente tra loro (mi butto immediatamente nella mischia).
Compaiono nomi a me noti, come Floflosky, e poi amici come Sergio Maistrello, lo stesso Antonio Sofi (che è previsto anche come relatore nel programma). Più tardi comparirà anche il vecchio amico Winston, che non seguo più, non per mia volontà, da quando ha reso "privato" il suo blog.
In un rumoreggiare da stadio, tra problemi tecnici che al posto delle pecore di intervalliana memoria ci propongono video musiicali, si inizia, con un siparietto dei simpatici Non Rassegna Stampa (mi rubano inconsapevoli una battutiella che volevo postare sul nomen-omen del nuovo Capo della Polizia: Manganelli).
Poi, il conduttore Tessarolo per intrudurre il tema PARLA COME MANGI, CHI FA INTERNET PARLA UN LINGUAGGIO CHE AI PIU' E' SCONOSCIUTO, che fa?
Lancia un maledettissimo VOX POPULI!

Ora tocca aprire una parentesi.
Qualcuno saprà che il mio mestiere (quello che mi dà da vivere) è quello di regista.
E' ii mio mestiere, la TV la conosco.
Un anno fa, nel programma Rai in cui lavoravo, ci convocarono, noi registi, e ci spiegarono che per imperscrutabili ragioni autorali, da quel momento avremmo dovuto girare, al posto dei servizi su mostre d'arte, manifestazioni, opere liriche (la mia specielitò)  solo VOX POPULI.
Di quele cose tipo "signora lei cosa ne sa dell'influenza aviaria?" oppure (sic!!!) "cosa si festeggia il 25 Aprile?"
Vogllio solo dire che quel giorno per noi fu un duro colpo. Mi sembrò (e mi sembra ancora oggi) un modo indegno di fare TV, retrivo, con quel modo di sfruttare le debolezze, gli errori, le sgrammaticature delle persone colte per strada.
Per valorizzare in montaggio la tesi che si vuol far passare.
E infatti nella chat le reazioni erano soprattutto sottolineature degli errori e del parlare goffo degli intervistati.

Poi, gli interventi intelligenti di Axell, di Sofi, di Mantellini. Il dibattito pacato sull'assurdo sondaggio SWG sui blog (contro il quale Axell e il sottoscritto si erano già scagliati a tempo debito).
Le annotazioni su quanto fuori dal nostro giro le cose siano "oscure" anche ai giovani universitari, altro che agli anziani a bassa scolarizzazione del Vox Populi.

Questo dibattere si è caratterizzato in particolare per la dislocazione di coloro che intervengono, sparsi per ogni dove con le webcam.
Ma in cosa - se non per il tema strettamente internettiano e elitario- questo differiva dai dibattiti televisivi standard?

La Chat, la chat era veramente il punto forte della serata, del mezzo, del sistema.
E l'insert della Gag di Corrado Guzzanti "Aborigeno, ma io e te che cazzo se dovemo dì?"

Allora, quel'era il NUOVO in questa televisione via Web?

Direi che l'esposizione del dati statistici con un filmato accelerato di una mano che li scrivera l'ho trovato ben studiato, anche se con una musica techo ALLUCINANTE di sottofondo...
Come sopperire con intelligenza a un limite tecnico (qualcuno in chat ha detto che in TV vanno verso gli schemi digitali dei sondaggi e noi su internet scriviamo col pennarello, non cogliendo il vero senso  forte  del sistema adottato).

Poi nel finale, l'intervento di Axell "con la parrucca" (anticipato varie volte da Tessarolo).
Gli effettini digitali (parrucca bionda, accetta nel cranio, coltello che trapassa) hanno dato il sapore della parte goliardica del web, distraendo però TOTALMENTE da quello che l'ottimo Axell aveva da dire...

Ma tutto aveva un po' il sapore della Telecity del 1978-79, quando ci si inventavano le trovatine comico-deliranti, dove si surrogava con l'ingegno quello che non si poteva fare professionalmente, dove in caso di emergenza si mandava il videoclip  dei Police (allora però era una novità) con la voglia di fare uno sberleffio alla TV "vera" (Rai) ma dall'altro di tentare di imitarla.
Per diventare uguale o peggio,
Come poi avverrà (non parlo di Teleradiocity in particolare ma del tragitto che potremmo chiamare con efficacia "dalle televisioni LIBERE a Mediaset").

Allora, mi dispiace dire che, sebbene io mi sia veramente divertito ieri sera, ho avuto poco alla volta la confema alla mia teoria (in "I blog e la visione Fideistica della Rete", qui in una versione ancora incompleta) che il web andrà poco alla volta NON a costituire la tanto decantata e prefigurata ALTERNATIVA ai media di massa televisivi.
Invece secondo quanto previsto da Guy Debord,  andrà a inserirsi a pieno titolo nella "società dello spettacolo" golbale.

Ne ho scritto diverse volte, ne ho parlato.
Purtroppo più passa il tempo, più la vedo concretizzarsi.



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giovedì, aprile 19, 2007


EXPERIMENTING MINIMAL DEATH

- scomparsa-

Il mio sito web è stato eliminato.
E nessuno mi ha informato.
Nessun avviso al mio Host. E' semplicemente accaduto all'improvviso.
Inizialmente mi sembrava  di non ricevere più i report quotidiani sui visitatori. "Qualcosa non va", ho pensato.
Mi sono connesso e sullo schermo sono apparse queste parole inquietanti: "there is no such a directory on this server".
Ma come. Mi ci sono connesso, ho fatto modifiche fino a due giorni fa.
Così, il mio sito web non esiste più sulla rete.
La mia presenza, giù nel cyberspazio, non è più permanente, non sono più in attesa di visitatori per dire loro come la penso.
Posso solo entrare dal mondo concreto con email-sospiro, come singhiozzi di presenza.
Questa è una specie di micromorte.
Minimale.
Che non influenza la vita reale, per fortuna. Se ci vogliamo credere.
Ma si tratta comunque di una morte minimale.
Il sito giace disperatamente dentro il mio hard disk, o meglio, lì giace un'immagine statica del sito, con la quale io solo, come una specie di mesmerizzatore, posso interagire.
E tutti i messaggi che ho madato in giro con quell'URL, tutte quelle informazioni stivate su Lycos, Infoseek, Magellan, Yellow Pages, Yahoo (1)... Tutte le lettere che ho inviato nello spazio reale con quell'indirizzo in fondo...
Tutto suona falso, adesso. Tutte informazioni morte, senza valore. Tutto suona passato. Un passato che riemipe inutilmente spazio-disco, che verrà rimosso in un tempo ragionevolmente breve. Per lasciare spazio a qualcosa d'altro.
Ora, potrei essere definito una specie di bugiardo cibernetico a causa di queste informazioni che sono diventate false?
Ma io non posso influenzare la volontà di questo server remoto, addirittura situato in un altro continente.
Ed esisterà una metempsicosi,  una reincarnazione digitale? Troverò alto spazio-disco per sopravvivere altrove? Esisterà un altro Host?
Mi addormento pensando  quale sarebbe stato il prossimo upgrade che avrei effettuato.

1) Motori di ricerca più usati in quel periodo.


Pubblicato col titolo RE-MOVE nel 1999 sulla rivista americana
"NEW OBSERVATIONS - cultures of cyberspace" numero 120, 
a cura di Alan Sondheim, fondatore di una interessantissima lista di discussione chiamata CYBERMIND
Il testo è stato rivisitato in occasione di questo post.




ORIGINAL ENGLISH VERSION


My web site has been cut off.
No one informed me.
No warning. It just happpened. Out of the blue.
At first I felt unconfortable because I realized I was no more receiving daily reports for the accesses. "Strange", I thought.
I connected and disquieting words noticed that "there is not such a directory on this server".
So, my web site does not exist anymore in cyberspace.
My presence out there is no more permanent, I'm no more there waiting for visitors to tell them what I think.
I can just come in from the concrete world with sobbing e-mails, like hick-ups of presence.
A kind of microdeath. Minimal.
Not infuencing phisical life, by chance.
But that's a minimal death.
My site only lies hopelessly inside my HD, a static picture of it, with no other possible interaction than mine.
And all the messages I sent out with those tag lines including web addresses, all those infos stored inside Lycos, Infoseek, Magellan, Yellow Pages, Yahoo... all the letters I wrote in the concrete space with that web address at the bottom.... all sounds false now. All death infos without any value, any life. All sounds past. A past filling disks' space uselessly. That will be removed in reasonable time.
Now, could you define me a kind of electronic liar because of those infos become false?
I can't influence the will of this Far-Away Host.
And will re-incarnation exist? Will I find other disk-space for the site to survive elsewhere? Will another Host exist?
I fall asleep wondering what next upgrade could have been.



posted by williamnessuno alle ore 00:57 | Permalink | commenti (11) / commenti (11) (pop-up)
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mercoledì, marzo 21, 2007


EGALITE' E RUMORE DI FONDO IN RETE (beta 1.0)


Prescindendo dal basilare problema dell'accesso, la  pretesa  democraticità della rete, il suo presunto egalitarismo, costituiscono un efficacissimo depistaggio rispetto agli altri problemi che la affliggono.
In realtà  questa pretesa contribuisce a sovraccaricare il sistema comunicazione-rete di un rumore di fondo inutile, se non dannoso.
Non è la prima volta che ne parlo.
Tutti possono dire qualunque cosa (perfino io...) e questo, data la nostra limitata capacità di ascolto, contribuisce alla dispersione energetica, e, in definitiva, a una vera e propria dissipazione.
Tutti abbiamo il dovere di rispondere a tutti, di considerare tutti per non essere ritenuti dei presuntuosi che si sottraggono al concetto di egalité.
In effetti, onestamente, chi può ergersi a giudice, e capire/decidere cosa è noise e cosa no?
Quello che sotto certi aspetti può essere positivo ("sulla rete chiunque può dire la propria e avere interlocutori; sulla rete ognuno è libero di trovare il proprio critico o pensatore di riferimento mentre i giornali ci impongono sempre i soliti"), sotto altri può essere un handicap verso il quale oggi come oggi non siamo attrezzati (e temo non lo saremo, almeno a breve termine).
Rumore di fondo e dispersione spingono il sistema verso un'inutilità e  una vacuità simile a quella del medium di massa televisivo, da molti considerato invece antitesi,  in reale contrapposizione.

Tuttavia si potrebbe configurare una similitudine inquietante: là dove in TV vengono selezionate delle stupidaggini da fornire al pubblico, sulla rete le stupidaggini ci arrivano random da fonti che non possiamo scegliere o su siti spavaldamente e assurdamente linkati da Google a una nostra ricerca: sulla email, nei comment degli anonimi aggressivi e deliranti sui nostri blog, o nei blog che leggiamo abitualmente.
Questo ci impone o di non considerarli, oppure di perdere tempo ed energie a rispondere, a seconda della nostra adesione al principio di egalité.

L'ultima frontiera potrebbe essere quella di spendere la maggior parte del proprio tempo a proteggersi da tutto questo, continuando a simulare l'interazione volontaria con il vasto mondo -sempre più vasto- della rete.
In parte ci sono software che agiscono al posto nostro per proteggerci:  gli aggiornamenti "security" degli OS sono sempre più frequenti.
I blog si armano di insopportabii codici alfanumerici da digitare diligentemente per lasciare un banale comment (il che personalmente mi scoraggia a farlo) o non lasciano commentare se non si è utenti registrati di una data community (ti lasciano scrivere il comment poi ti accorgi che non lo inoltrano: ulteriore tempo sprecato, interazione abortita, energià dissipata).
I "providers" che ci offrono servizi -gratuiti o a pagamento che siano- alzano sempre il tiro chiedendo nuove ID, nuove passwords, nuove registrazioni (è di questi giorni la richiesta di Flickr, dopo averci spaventati con presunte intrusioni avvenute nel nostro account, dì creare una nuova  ID su Yahoo per potere accedere regolarmante alla nostra pagina. Flickr acquisita da Yahoo si deve yahooizzare, e noi, volenti o nolenti, con lei).
Noi sottostiamo a tutte queste rinnovate richieste di appartenenza con parziale inconsapevolezza, o con un po' di paura,  lecita quando per la centesima volta ci viene detto da un lato di non lasciare mai le nostre passwords, dall'altro si chiede di riformularle o reinserirle di continuo.
Spinti forse dalla necessità di continuare ad esporci ed esibirci, cosa sulla quale mi fa fatto riflettere quello che ha scritto Barbara68  in un comment, quello di cui ha scritto anche