ANNO NUOVO VITA SEMPRE PEGGIO
Questo è il primo post del 2007.
Rileggendo quello dell'anno scorso, ho come la sensazione che io sarò sempre scontento, e quindi mi sono ormai convinto di essere affetto da pessimismo congenito.
Quest'anno il Capodanno l'ho passato con le persone che amo.
Benissimo. Finalmente.
Ma il pomeriggio del 31 è stato funestato da una sfuriata del padrone di casa alla mia compagna per via del gatto di lei.
Dice che gli dà fastidio perchè miagola, e a quanto pare è arrivato a espressioni piuttosto definitive del tipo "altrimenti te ne vai".
Il che mi ha gettato nel panico.
La vigliia di capodanno all'insegna di "adesso tocca cercare un'altra casa e traslocare", così, improvvisamente.
Che allegria stappare a mezzanotte e fare le ora piccole... Già, perchè la faccenda mi ha tolto il sonno e non ho dormito tutta la notte pensando al nuovo problema (che si aggiunge a molti altri) della casa da cercare.
Ma per fortuna c'è il lavoro!
C'è il lavoro? C'è?
Il programma su Rai Futura l'hanno chiuso dopo tre puntate (altro che 18 come baldanzosamente annunciato due settimane prima nella conferenza stampa!) e a quel che dicono anche la rete stessa la chiudono. Probabilmente questione di rivolgimenti politici. Ma non saprò mai quale sia la verità.
Sono sconsolato dal non capire nemmeno quali siano le logiche che sottostanno agli avvenimenti.
Tutti sembrano saperne più di me, sembra che le informazioni che mi vengono "generosamente" date quasi come confidenze riservatissime siano in moltissimi casi false o distorte. Anche quando arrivano dalle persone di cui mi fido (fidavo?).
C'è una strategia del trattenere l'informazione vera perchè a quanto pare NON darla viene considerato più vantaggioso che darla: non si sa mai se sapendo una cosa in più uno possa trarre vantaggio nella ormai stuccchevole corsa alla sopra/vvivenza/ffazione. Nella quale siamo tutti contro tutti.
La prima volta che esco nell'anno nuovo vado alle Poste per spedire a mio nipote un pupazzo di Naruto come regalo per l'Epifania.

Entro all'ufficio postale: per lo sportello dei prodotti Bancoposta c'è una lunga fila, mentre per i "Prodotti postali" (dove devo andare io per spedire) non c'è quasi nessuno.
Un tizio sui cinquanta e pizzetto apostrofa un uomo di colore con il finissimo accento locale autoritario: "Devi fà tutta 'a fila, hai capito?". Quello sorride e risponde in buon italiano "ma io devo andare lì" (indica la fila corta).
Allora interviene una avvenente trentenne sofisticata "Sì, devi fare tutta la fila". (notare il "TU").
Io che sono appena entrato mi ritrovo in questa discussione (ma sono solo gli italiani a discutere, per la verità) non capisco e chiedo "scusate: io devo andare lì (inidco i Prodotti Postali), dovrei fare tutta la fila dall'altra parte?".
Nessuno mi risponde. Come se non stessero parlando di quello fino a un secondo fa.
Allora chiedo all'uomo di colore "ma lei dove deve andare?". Lui indica la fila corta. "Lì".
"Va bene, allora lei è subito prima di me" dico. Ci avviamo allo sportello dove solo un'altra persona è prima di noi.
L'uomo col pizzetto e la trentenne stanno girati dall'altra parte a fare la fila lunga, come se noi non esistessimo, il polentone rompipalle e "il negro".
Buon anno nuovo, Italia.