Magnethic MetaBlog



“Heart and Soul,
One will burn.”

- Joy Division
domenica, gennaio 28, 2007


GIRAVOLTE (fresche, non surgelate)

L'attore, il noto attore AB (così lo chiamiamo per convenzione) ci fa salire, io salgo per primo, lascio la troupe indietro perchè deve portare si l'attrezzatura, ci mettono sempre un po' e a me tocca il "primo contatto".
La porta è aperta ed entro.
AB è in piedi, maglione grigio pantaloni marroni, capelli (i pochi persistenti) ritti attorno alla pelata: davanti a lui sette o otto giovani, in piedi pure loro, con cappotti e giacconi. Tutto ha l'aria di un commiato dopo un qualcosa, per esempio una lezione di teatro o vattelapesca.
I giovani sciamano via e io avanzo mentre AB, frettolosamente fa finta di riordinare e senza guardarmi mi dice, con voce secca e nervosa: "Hai letto il libro?"
Io, già sospettoso ma sincero: "no, solo la parte che riguarda lei: me l'hanno dato solo ieri sera..."
Lui: "io l'ho letto tutto... Ce l'ho da una settimana..."
Io: "bene allora".
Intanto la troupe entra e inizia a piazzare la camera e le luci, il tutto come sempre richiede non poco tempo.
AB sempre serio e secco.
AB scorre freneticamente le pagine del libro che dovrebbe prima leggere agli spettatori e poi chiosare.
"Senti, ce l'hai il numero di questo Perrier?"
(L'autore del libro in questione, nel quale AB compare come personaggio, in alcune pagine vero e proprio io narrante; AB non è stato mai avvisato di ciò dal Perrier o dal'Editor o dall'Editore, e la mia collega presume -dopo aver conversato più volte al telefono con AB- che lui AB abbia risentimento anche per il modo in cui è stato ritratto, insomma come uno un po' nevrotico).
AB è palesemente uno un po' nevrotico.
Il Perrier, il Vittel o come diavolo si chiama, pur non essendo un vero scrittore, solo un gran confezionatore da quello che ho percepito leggendolo, ci ha preso su AB.
Innegabilmente ci ha preso.
Io il numero del Vittel non ce l'ho, ma presumo che ce l'abbia la collega, la collega gentilissima.
"Mi dispiace, io il numero non ce l'ho... Penso che ce l'abbia la collega che si occupa del copione."
"Non si potrebbe avere?"
Qui commetto un errore.
Per aggirare il nervosismo di AB, chiamo la collega. A mie spese. La passo ad AB.
E qui anche la collega commette un errore.
Dà ad AB il numero del SanBernardo, del Lete.
AB lo chiama immediatamente.
Io mi immagino per sfogare la frustrazione (al telefono con la collega aveva parlato di "rabbia") di stare in questo libro senza senza essere stato minimamente interpellato.
Invece.
Serio, professionale.
"Ciao Stefano, sono AB. Come stai? Siii... Il libro non l'ho ancora letto, me l'hanno mandato solo oggi (guarda me) anzi ieri sera.... Ma lo sai che quell'idea di film che IO avevo avuto vent'anni fa e che hai messo nel t uo libro non è niente male? Ne dobbiamo riparlare... Certo, tu dici che eravamo a San Remo invece era Giffoni, e poi...(omissis) ...Magari la parte del protagonista la potrebbe fare Rubini... O Albanese...  Io farei la regia... Sì, dài, vediamoci martedì a pranzo..."
Ecco qua.
Resto sorpreso ma fino a un certo punto.
Inizialmente mi aspettavo una sfuriata di AB contro il reo Nepi, il coso, il Perrier:  invece...
Cane non mangia cane.
Quantomeno AB si è rilassato. Ora è tranquillo, pronto a registrare.
Penso io, fesso. Fesso che non sono altro.
AB, ovviamente, si cala nel ruolo dell'attore. Ma non fa i giochi di parole che la collega aveva concordato con lui. 
La prende alla lontana... Dice "da una parte mi lusinga essere in questo libro, ma dall'altro mi fa anche incazzare..."
Uh-Oh. ma non veniva prima l'incazzatura? PRIMA DI TUTTO L'INCAZZATURA?
"Me lo ricordo questo Perrier, bla bla bla..." 
Tono conciliatorio...
"Diciamo che essere in questo libro mi ingrifa, perchè tutto sommato un domani forse non sarò ricordato come attore ma come personagggio messo in un libro da uno scrittore...".
Fa pure il modesto, adesso.
Il fesso (stavolta AB) non sente il profumo insinuante di Reminders che già si sprigiona tra le pagine del "capolavoro".
Si pensa immortalato come non dico da Shakespeare, ma quantomeno da Dickens...
Dopo un'ulteriore scarica di gigionerie sempre concilianti nei confronti del Ferrarelle, conclude il suo testo, la sua recita, esattamente al contrario di quello che aveva concordato con la collega.
Conclude dicendo"...Questo libro è scritto molto bene (ma se aveva detto al Vittel di non averlo letto)... Leggetelo, anche perchè... Ci sono io!"
Si alza dal tavolo e vuol rivedere il girato, che dura sette minuti anzichè uno come concordato. "Va beh ma poi tanto tagliate voi..."
Mentre se lo vede si compiace, ride, è soddisfatto.
All'improvviso poi gli prende la foga "Riprendete mio figlio, ha due  anni..." e si mette a fare un casino con la moglie che saggiamente non vuole, mentre io cerco di dire come sempre "non possiamo fare riprese di minori"...
Ma anche stavolta parlo al muro. Il bambino viene svegliato, la moglie si arrabbia e mi squadra seccata.
Lui alla fine si rassegna. E noi smontiamo.
Io già so che in montaggio dovrò diventare matto per scorciare lo sproloquio.
E temo (come poi sarà) che un materiale del genere non ci serva.
Eravamo qui per raccogliere la rabbia di AB, ora abbiamo la pubblicità del libro scritto dal San Gemini, il Brioblu, il Perrier... insomma quello là.
E se mai tra qualche anno io dovessi scrivere uno pseudoromanzo palesemente composto da frattaglie allo scopo di essere osannato da critici bandoleros e donnette, userò questo post fingedo sia un capitolo scritto appositamente, fresco di giornata.
Farò come il Vittel.
Come il...  Il...
Boh.



martedì, dicembre 05, 2006


RI-SCUSATE L'INTERRUZIONE...


... Ma parto per Londra per alcuni giorni.
E lì troverò Polonio.
Ma non il padre di Ofelia nell' Amleto scespiriano.
Quell'altro.
:-0

posted by williamnessuno alle ore 23:27 | Permalink | commenti (4) / commenti (4) (pop-up)
categoria: shakespeare, london, william, williamnessuno


lunedì, febbraio 27, 2006


REFERENCE

William Shakespeare, William Saroyan,  William Gibson.

posted by williamnessuno alle ore 21:27 | Permalink | commenti (9) / commenti (9) (pop-up)
categoria: shakespeare, william gibson, saroyan


martedì, luglio 05, 2005


ME STESSO SULLLA TERRA - 2- (William Nessuno, 2005)

Tante volte non si capiscono le cose che ci riguardano più da vicino. Le origini, le sorgenti.
Avevo in mente un post da intitolare "me stesso sulla terra", ma perchè? Ricordavo che il titolo arrivava da Saroyan. William.
Allora sono andato a cercare il libro, che ho qui a Roma (l'ottanta per cento del miei libri giace in scatoloni da quando abbiamo venduto la casa per via della separazione). Il fatto che sia qui, con Shakespeare, Gadda, Kandinsky, Baudrillard, Satie, Conrad e tutto quanto di più caro io abbia nella mia bibllioteca già la dice lunga. Le cose che mi sono portato dietro perché devono sempre essere pronte a soccorrermi.
Dei frammenti di Saroyan li avete forse letti nel post precedente.
Il libro io lo lessi a 13 anni, il primo libro "da adulto" (a parte "Civiltà Sepolte").
Chi mi conosce potrà facilmente capire quale formidabile imprinting -a mia assoluta insaputa- debba aver costituito.
O. Forse. Qualcuno potrebbe dirmi che il destino ha guidato la mano di mio padre e la mia nello scegliere proprio quel libro perché c'ero in qualche modo dentro. Parlava anche di me.
Non so, non sono un miistico, anche se credo che esistano cose che non sappiamo.
Anche le mie recenti polemiche sulle tendenze della blogsfera sono intrise di quei passaggi che ho distillato nel post precedente, qui sotto. Umiltà, dignità, identità, carattere, sapere tutto su come funzionano le cose ma non volersi adeguare.
Dal  giovane Saroyan mi differenzia l'età.
Lui è morto nel 1981, ancora ricordo come rimasi ad apprendere la notizia (davano ancora notizie simli, nel 1981: la morte di uno scrittore armeno americano non pubbllicato in italia da almeno 15 anni... ), e io gli ho dedicato un articolo molto intenso mentre stavo cumulando i due anni per accedere all'Ordine.
Ero molto giovane e mi identificavo molto più di adesso. Scrivevo emozionandomi esattamente come adesso. Quando lui scriveva quelle pagine -come amava dire : "su carta da poco prezzo"- aveva solo venticinque anni. Se le mie carenze matematiche non mi fregano anche stavolta.
Aveva quell'età in cui tutti sentono di potercela fare, in cui si tende ad escludere ogni altra eventualità. Anche io ero così, allora.
Cosa c'è di diverso adesso, per me. Tante cose.
Appunto, come dicevo l'età. Non sono più così giovane e speranzoso.
Nel bene, io ho ancora i miei genitori, che mi amano sempre, anche se non mi capiscono più da qualche anno a questa parte.  Ma non è colpa loro. Nè mia.
Io sono stato molto amato. Anche quell'acquisto di un libro "su carta da poco prezzo", dalla copertina vistosa e assolutamente inadatta al contenuto, con la mendace scritta "romanzo", è stato un atto di amore di mio padre. Verso di me, verso il futuro, verso se stesso, verso la cultura che a lui di certo non era stata elargita con altrettanta generosità, ma che gli avrebbe fatto comodo, dato che è sempre stato un uomo creativo e amante della poesia.
"Io ho tutti i suoi manoscritti, i suoi grandi poemi e i suoi racconti, ma sono scritti nella lingua del nostro vecchio paese che io non so leggere" (WS)
In realtà mio padre i suoi poemi li ha ancora lui, grazie a Dio.
Litigo con mia madre spesso perché lei è decisionista e instancabile e mi fa delle critiche assolutamente sensate che però io non so sopportare, per via delle ferite procurate da alcune figure femminili sempre pronte a dar consigli senza aver nessuna conoscenza dei fatti.  Non c'è niente di peggio di non saper ascoltare dopo essere sti tante volte ascoltati, di dare consigli quando servirebbe sostegno. Perché anche le donne sanno far molto male, per questo me la rido quando sento ancora fare quei discorsi vittimistici sul maschio cattivo e violento e impietoso. E li sento fare!  Me la rido ma anche ci soffro e tendo a diventare caustico e insofferente con chi me li fa. E se incontro una donna che non li fa, posso innamorarmene. Perché Pinco è Pinco, Will è Will. Punto. Una cosa facile da capire. Teoricamente.
Will è pieno di difetti, è noto. Ma tutti suoi. E li dichiara fino alla nausea. Anche troppo. Non sempre è necessario scoprirsi subito, non sempre è opportuno infierire su se stessi.

Personalmente non cerco mai di applicare i difetti di altri che ho conosciuto in passato a una persona appena conosciuta. Nonostante le facciate prese guardo al nuovo ancora con fiducia quasi ingenua. Non riesco a invecchiare. In quel senso che presuppone "saggezza". Purtroppo solo in quello.
Nel male. Il lavoro ha assunto un ruolo dominante nella mia vita e non mi piace (ma quando ti decidi a diventare grande, Will?). Cioè il lavoro mi piace, ma ho sempre questo trip che un domani potrei diventare un artista. Ho tutte le qualità tranne la fondamentale: l'intraprendenza (che nel tempo tende a dover essere sfacciataggine). Ma alla fine che importa? Le poche cose che avrò fatto -come William ma non solo- saranno state fatte con leggerezza e serenità, e (buona)fede.
Mi muovo in un  mondo attorno a me vuoto. Vivo in solitudine. A volte rasento l'autismo.  
Io non so come confrontarmi con le donne. Se stai a vedere, in tanti casi ti dicono che non trovano nessuno che vuol fare sul serio. Ma se vuoi fare sul serio scappano come lepri. Chissà, a ottant'anni troverò quella giusta, in tempo per una bella famigliola nell'aldilà.
Io detesto le parole counseling, share, proattivo, selfempowerment, cliente,  committente, sponsor, risorse umane.
Saroyan direbbe "Io non ho interesse che per l'uomo". Che non è una risorsa umana. Anche, magari, proprio volendo: ma non solo.
Detesto chi si arroga il diritto di spiegarti il vangelo della riuscita o della redenzione ad una vita schematica, del successo garantito o dell'intontimento mantrico, c'è un metodo per tutto, per imparare il francese e per scrivere algide cose che funzionino, nel rispetto del target prefissato.
"Io so esattamente..." eccetera.

Probabilmente sono troppo orgoglioso, qualunque cosa mi sembra ledere la mia integrità. Che poi per questo si potrebbe dire che io sia anche megalomane. Per quale motivo dovrei pensare di poter far meglio del resto del mondo? Questa sì che è presunzione.
Con gli altri sono molto tollerante, invece.  Sono molto comprensivo. Sono un buon incassatore di ingiustizie ai miei danni assai più che a danno del prossimo.
Di positivo c'è che tendo sempre a prendere le difese di coloro in cui credo, una specie di Don Chisciotte spesso nemmeno richiesto.
Non riesco a rassegnarmi all'idiozia dominante che ci filtra dappertutto.
Fanno ore e ore di diretta su Live8 ma poi il numero di cellulare per devolvere i soldi passa in  crawl veloce e scritto piccolissimo. Ci voleva tanto a capire che andava messo fisso, magari per dieci secondi alla volta? Ma non bisognava facilitare la cancellazione del debito? Su un altro canale vanno documentari su Paris Hilton,
Io non capisco quasi niente, mi limito a battere sui tasti del mio computer, e questo è quello che ho scritto di me stesso sulla terra pensando a Willliam Saroyan e alla mia vita, oggi.

Di Willliam Saroyan in libreria: Il Trapezio Volante, Marcos y Marcos, che contiene anche "Me stesso sulla terra" col titolo "Io sulla terra".


posted by williamnessuno alle ore 00:51 | Permalink | commenti (37) / commenti (37) (pop-up)
categoria: etica, recensione, shakespeare, tempo, rage, blogsfera, gadda, kandinsky, william, satie, fotografia ritratto, saroyan


mercoledì, giugno 08, 2005


SIMPSONS FOREVER

Nella puntata odierna dei Simpsons su Italia1 (che ho guardato con mio nipote Guglielmo) due preziosissime citazioni che ben si adattano ai miei accadimenti personali.

Homer a Lisa, che sta praticamente lavorando per lui come ghostwriter di recensioni culinarie e se ne lamenta:
"Benvenuta nel mondo della scrittura professionale!"

Krusty il clown mette in scena Re Lear di Shakespeare ma lo stravolge del tutto e ci aggiunge battute di bassa lega per "far ridere".
Quando il pubblico inizia a rumoreggiare e insultarlo, lui, sbalordito dice:
"Cosa? Stanno fischiando Shakespeare?"

Sarebbe bello se più gente guardasse i cartoni animati... E li capisse... ;-)


posted by williamnessuno alle ore 15:11 | Permalink | commenti (16) / commenti (16) (pop-up)
categoria: etica, arte, shakespeare, scrittura, simpsons, william


domenica, maggio 29, 2005


LA FORZA

"Oh! Guai a chi vende l'onore!"

William Shakespeare, Enrico V


posted by williamnessuno alle ore 22:06 | Permalink | commenti (9) / commenti (9) (pop-up)
categoria: etica, shakespeare, rage, spirituale, william



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