Magnethic MetaBlog



“Heart and Soul,
One will burn.”

- Joy Division
lunedì, luglio 14, 2008


TEMPO

siouxsie 2008

E adesso tocca a noi -intesi come generazione- andare ai concerti con i bambini piccoli, come vedevamo fare agli appasionati degli anni settanta una decina di anni fa. Ce n'erano diversi, di bambini, al concerto di Siouxsie, "la regina del dark", dal riconoscibilissimo trillo o urlo, in un teatro romano meravigloso di per sè, in una serata quieta che più quieta non si può. Bambini addirittura in passeggino, poi alcuni di sei sette anni, una bambina coi capelli biondi e ricci e vaporosi che sembra la nemesi del dark e della stessa Siouxsie.
Difficile rievocare gli scontri che contraddistinguevano il perido punk, difficile perfino immaginarli, difficile figurarsi Siouxsie con la zazzaretta corta, Siouxsie che aggredisce i bobbies, Siouxsie che frequenta Blondie.
Punk giovani e iconografici con la cresta non ne mancavano, al concerto, ma erano più i quasi-cinquantenni che sfoggiavano le loro insegne di battaglia, tee shirts non solo di Siouxsie ma di praticamente ogni gruppo che ha fatto parte della scena dark: The Cure, Bauhaus, Sisters of Mercy, poi NIN. Einsturzende, e con mia grande soddisfazione tante tee shirt dei Joy Division, in particolare quella con le onde di "Unknown Pleasures". Per uno strano caso ne avevo comprata una anche io porprio lo stesso giorno, prima di scoprire che c'era il concerto di Siouxsie. Tuttavia non la indossavo. La indossa invece il mio avatar su SL: la tee mi è stata creata dall'amico Asian Lednev. Son tempi  complicati, questi.
Poi un pubblico eterogeneo di età diverse.
La performance di Siouxsie è sempre avvincente. senza evitare di eseguire i brani dal nuovo disco (stupenda "into a swan""Mantaray" non si risparmia nei brani vecchi e vecchissimi: Christine, IsraelSpellbound, Happy House, Dear Prudence, Nightshift,  Arabian Knigts.
Manca un po'il periodo centrale della sua carriera, avrei voluto ascoltare "Cities in Dust" (che nel teatro romano ci stava proprio) e Land's Ends, pazienza, le avevo ascoltate nell'ultimo concerto suo al quale ero stato. Improvvisamente mi appare chiaro che questo era nel 1994. Quasi 15 anni fa.
La Regina del Dark balla e saltella cinque volte più lentamente di quella volta, ma ci tiene a mostraci quanto sia in forma e si porta il piede alla testa in una sorta di spaccata da in piedi. Come sempre ha personalità da vendere, è un'artista serena adesso, che si mantiene alla larga da certe asprezze, tratta il pubblico con grande affetto. E la sua voce, lo sappiamo tutti, negli anni non ha fatto che migliorare.
Alla prossima...
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venerdì, aprile 11, 2008



COME UN TAZE-BAO

Lo so. è un'illusione che tutti leggano quel che si scrive in un blog.
Comunque .
Chi passasse di qua, sappia che il mese di marzo (compreso questo inizio aprile) è stato estremamete impegnativo con trasferte continue dalla lombardia  alla puglia al piemonte (con passaggio per roma per i montaggi).
Ora vado a casa a votare.
QUINDI NON HO AVUTO IL TEMPO DI RISPONDERE NEMMENO ALLE EMAIL.
In particolare voglio ringraziare e scusarmi con Anna58 che ha fatto la revisone del mio libro "La Visione Fideistica" e Marco Minghetti che da tempo aspetta un mio pezzo calviniano per il suo metablog,
Per Ibrid@menti ho prodotto qualcosa, anche se probabilmente non al livello di tutti gli altri . 
Faccio del mio meglio, evidentemente non è abbastanza...
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categoria: tempo, williamnessuno, ibrid@menti


mercoledì, maggio 09, 2007


IL CASALE DEGLI OZIOSI


Fino a qualche giorno fa sulla via Flaminia verso il Km 30 c'era un locale che mi ha sempre attirato, ma dove non sono mai ruscito ad andare.
Da anni quasi ogni giorno ne vedevo la discreta insegna nera, "il Casale degli Oziosi", e ho sempre pensato che fosse un nome ironico e originale.
Si sono sempre fatti piani: "Un giorno ci andremo", stava lì a stimolare la nostra fantasia, chssà che tiipo di cucina fanno, chissà se è costoso, chisssà...
All'improvviso, sono apparse due pacchiane insegne enormi bianche al neon.
"Il Casale degli Oziosi" si è trasformato nella banalissima pizzeria-ristorante "Mari e Monti".
Nome più banale non si può immaginare.
La faccenda mi ha scatenato una delle mie solite riflessioni amare.
In questo tipo di società televisionara, in questo paese, l'originalità e la discrezione sono sempre destinate a soccombere.
Siamo un paese di Mari e Monti, non di Casali degli Oziosi.
Perchè il marketing deve essere leggibile da tutti, perchè ogni intelletualismo deve sparire in favore della banalità dell'ovvio e della ripetitività.
Non credo ci fossero altri Casali segli Oziosi in Italia.
Di Pizzerie Mari e Monti ce ne sono ovunque.
Un'altra singolarità è stata soppressa in favore della chiassosità al neon.
Addio "Casale degli Oziosi".


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giovedì, aprile 19, 2007


EXPERIMENTING MINIMAL DEATH

- scomparsa-

Il mio sito web è stato eliminato.
E nessuno mi ha informato.
Nessun avviso al mio Host. E' semplicemente accaduto all'improvviso.
Inizialmente mi sembrava  di non ricevere più i report quotidiani sui visitatori. "Qualcosa non va", ho pensato.
Mi sono connesso e sullo schermo sono apparse queste parole inquietanti: "there is no such a directory on this server".
Ma come. Mi ci sono connesso, ho fatto modifiche fino a due giorni fa.
Così, il mio sito web non esiste più sulla rete.
La mia presenza, giù nel cyberspazio, non è più permanente, non sono più in attesa di visitatori per dire loro come la penso.
Posso solo entrare dal mondo concreto con email-sospiro, come singhiozzi di presenza.
Questa è una specie di micromorte.
Minimale.
Che non influenza la vita reale, per fortuna. Se ci vogliamo credere.
Ma si tratta comunque di una morte minimale.
Il sito giace disperatamente dentro il mio hard disk, o meglio, lì giace un'immagine statica del sito, con la quale io solo, come una specie di mesmerizzatore, posso interagire.
E tutti i messaggi che ho madato in giro con quell'URL, tutte quelle informazioni stivate su Lycos, Infoseek, Magellan, Yellow Pages, Yahoo (1)... Tutte le lettere che ho inviato nello spazio reale con quell'indirizzo in fondo...
Tutto suona falso, adesso. Tutte informazioni morte, senza valore. Tutto suona passato. Un passato che riemipe inutilmente spazio-disco, che verrà rimosso in un tempo ragionevolmente breve. Per lasciare spazio a qualcosa d'altro.
Ora, potrei essere definito una specie di bugiardo cibernetico a causa di queste informazioni che sono diventate false?
Ma io non posso influenzare la volontà di questo server remoto, addirittura situato in un altro continente.
Ed esisterà una metempsicosi,  una reincarnazione digitale? Troverò alto spazio-disco per sopravvivere altrove? Esisterà un altro Host?
Mi addormento pensando  quale sarebbe stato il prossimo upgrade che avrei effettuato.

1) Motori di ricerca più usati in quel periodo.


Pubblicato col titolo RE-MOVE nel 1999 sulla rivista americana
"NEW OBSERVATIONS - cultures of cyberspace" numero 120, 
a cura di Alan Sondheim, fondatore di una interessantissima lista di discussione chiamata CYBERMIND
Il testo è stato rivisitato in occasione di questo post.




ORIGINAL ENGLISH VERSION


My web site has been cut off.
No one informed me.
No warning. It just happpened. Out of the blue.
At first I felt unconfortable because I realized I was no more receiving daily reports for the accesses. "Strange", I thought.
I connected and disquieting words noticed that "there is not such a directory on this server".
So, my web site does not exist anymore in cyberspace.
My presence out there is no more permanent, I'm no more there waiting for visitors to tell them what I think.
I can just come in from the concrete world with sobbing e-mails, like hick-ups of presence.
A kind of microdeath. Minimal.
Not infuencing phisical life, by chance.
But that's a minimal death.
My site only lies hopelessly inside my HD, a static picture of it, with no other possible interaction than mine.
And all the messages I sent out with those tag lines including web addresses, all those infos stored inside Lycos, Infoseek, Magellan, Yellow Pages, Yahoo... all the letters I wrote in the concrete space with that web address at the bottom.... all sounds false now. All death infos without any value, any life. All sounds past. A past filling disks' space uselessly. That will be removed in reasonable time.
Now, could you define me a kind of electronic liar because of those infos become false?
I can't influence the will of this Far-Away Host.
And will re-incarnation exist? Will I find other disk-space for the site to survive elsewhere? Will another Host exist?
I fall asleep wondering what next upgrade could have been.



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martedì, marzo 27, 2007


NUMERO UNO

Oggi per la prima volta dopo quasi quattro anni mi è capitato di essere il primo commentatore di un blog nuovo... Quello di Lisaaa.
In bocca al lupo.
:-)

posted by williamnessuno alle ore 13:09 | Permalink | commenti (5) / commenti (5) (pop-up)
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mercoledì, marzo 21, 2007


EGALITE' E RUMORE DI FONDO IN RETE (beta 1.0)


Prescindendo dal basilare problema dell'accesso, la  pretesa  democraticità della rete, il suo presunto egalitarismo, costituiscono un efficacissimo depistaggio rispetto agli altri problemi che la affliggono.
In realtà  questa pretesa contribuisce a sovraccaricare il sistema comunicazione-rete di un rumore di fondo inutile, se non dannoso.
Non è la prima volta che ne parlo.
Tutti possono dire qualunque cosa (perfino io...) e questo, data la nostra limitata capacità di ascolto, contribuisce alla dispersione energetica, e, in definitiva, a una vera e propria dissipazione.
Tutti abbiamo il dovere di rispondere a tutti, di considerare tutti per non essere ritenuti dei presuntuosi che si sottraggono al concetto di egalité.
In effetti, onestamente, chi può ergersi a giudice, e capire/decidere cosa è noise e cosa no?
Quello che sotto certi aspetti può essere positivo ("sulla rete chiunque può dire la propria e avere interlocutori; sulla rete ognuno è libero di trovare il proprio critico o pensatore di riferimento mentre i giornali ci impongono sempre i soliti"), sotto altri può essere un handicap verso il quale oggi come oggi non siamo attrezzati (e temo non lo saremo, almeno a breve termine).
Rumore di fondo e dispersione spingono il sistema verso un'inutilità e  una vacuità simile a quella del medium di massa televisivo, da molti considerato invece antitesi,  in reale contrapposizione.

Tuttavia si potrebbe configurare una similitudine inquietante: là dove in TV vengono selezionate delle stupidaggini da fornire al pubblico, sulla rete le stupidaggini ci arrivano random da fonti che non possiamo scegliere o su siti spavaldamente e assurdamente linkati da Google a una nostra ricerca: sulla email, nei comment degli anonimi aggressivi e deliranti sui nostri blog, o nei blog che leggiamo abitualmente.
Questo ci impone o di non considerarli, oppure di perdere tempo ed energie a rispondere, a seconda della nostra adesione al principio di egalité.

L'ultima frontiera potrebbe essere quella di spendere la maggior parte del proprio tempo a proteggersi da tutto questo, continuando a simulare l'interazione volontaria con il vasto mondo -sempre più vasto- della rete.
In parte ci sono software che agiscono al posto nostro per proteggerci:  gli aggiornamenti "security" degli OS sono sempre più frequenti.
I blog si armano di insopportabii codici alfanumerici da digitare diligentemente per lasciare un banale comment (il che personalmente mi scoraggia a farlo) o non lasciano commentare se non si è utenti registrati di una data community (ti lasciano scrivere il comment poi ti accorgi che non lo inoltrano: ulteriore tempo sprecato, interazione abortita, energià dissipata).
I "providers" che ci offrono servizi -gratuiti o a pagamento che siano- alzano sempre il tiro chiedendo nuove ID, nuove passwords, nuove registrazioni (è di questi giorni la richiesta di Flickr, dopo averci spaventati con presunte intrusioni avvenute nel nostro account, dì creare una nuova  ID su Yahoo per potere accedere regolarmante alla nostra pagina. Flickr acquisita da Yahoo si deve yahooizzare, e noi, volenti o nolenti, con lei).
Noi sottostiamo a tutte queste rinnovate richieste di appartenenza con parziale inconsapevolezza, o con un po' di paura,  lecita quando per la centesima volta ci viene detto da un lato di non lasciare mai le nostre passwords, dall'altro si chiede di riformularle o reinserirle di continuo.
Spinti forse dalla necessità di continuare ad esporci ed esibirci, cosa sulla quale mi fa fatto riflettere quello che ha scritto Barbara68  in un comment, quello di cui ha scritto anche Baudrillard: "L'espressione di sè come forma ultima della confessione, della quale parla Foucault. Non custodire alcun segreto: parlare, parlare, comunicare instancabilmente. Questa è la violenza fatta al singolo individuo e al suo segreto."(1)
Per una strana coincidenza (diciamo così), Baudrillard sta parlando dei Reality Show televisivi.
Curioso collegamento, vero?

Non c'è tanto da chiedersi se "un giorno" tutto avverrà in rete oppure no, come fanno i sostenitori di quella che io chiamo "visione fideistica".
C'è da chiedersi  se tutto questo meccanismo, tutto questo spazio, questo margine di iniziativa possa veramente essere una concessione che casca dall'alto (per ignoranza o noncuranza...?) a fronte di un sistema massmediatico (TV) invece sempre più ingabbiato e controllato.
In questo caso, come sarebbe possibile che il "potere"  conceda -in particolare alle generazioni più giovani, che tradizionalmente sono le più irrequiete- tutta questa libertà di parola, di espressione? Sarà dunque reale ed effettiva?
Non per creare un ennesima teoria del complotto globale (ne esistono sempre troppe) mi sembrerebbe un'idea meritevole di qualche rifllessione.
Ma non mi pare che nessuno degli espertoni webevangelisti se ne occupi neanche per caso.

E se i controlli in questo caso fossimo costretti -per difenderci- a metterli noi stessi (codici, controcodici, passwords, antispam, communities chiuse) mettendo in atto per conto del sistema tutto ciò? Non sarebbe, parafrasando Baudrillard, un "delitto perfetto"?

Come mai personaggi "creati" in rete (come Pulsatilla, debordata in libro, poi la prima blogger accredita in sala stampa al Festival di SanRemo, poi ospite di Markette su La7, poi...?)(2) stanno osmoticamente nuotando ormai sui canali TV? E  personaggi e programmi TV sono presenti o  si stanno attrezzando per interagire in rete?
Inizalmente avevo pensato a McLuhan e alla sua teoria che i nuovi media in una prima fase tendano a imitare aspetti dei media dominanti in precedenza. (3)
In questo momento ho più la sensazione che la tendenza sia verso un medium unico (salvo le sfrangiature ininfluenti di media minoritari) che -come peraltro si dice da molte parti- metta insieme vari aspetti di quelli precedenti.
Mi chiedo se il tanto nominato Web 2.0 illustrato come luminoso e  illuminante orizzonte futuro, non sia in qualche modo anche questo.
Queste sono domande che qualcuno degli entusiasti evangelisti ad ogni costo, che continuano a credere nell'alterità assoluta della rete, dovrebbe secondo me iniziare a porsi.
O l'euforia deve ciecamente continuare per forza?

(1) Jean Baudrillard, "L'élevage de poussiére" in "Télémorphose", ed. Sens&Tonka, Paris 2002, trad. William Nessuno.
(2) Pulsatilla, "La ballata delle prugne secche", Castelvecchi , 2006
(3) Marshall McLuhan, "Le Radici del cambiamento" (appena lo ritrovo aggiungo le specifiche)



domenica, marzo 11, 2007


HOMMAGE A BAUDRILLARD

Uno scaffale a parte. Solo dedicato a Jean Baudrillard.

Il primo libro acquistato nei primi anni 80 a Parigi, quasi per caso, alla libreria del  Beaubourg.
Mi ricordo mentre lo sbirciavo e  mi aggiravo in cerca di cartoline pubblicitarie in un negozio che si chiamava "une image en plus".
"Une image en plus".
Un concentrato di presagi e di suggestioni programmatiche.
Non potevo immaginare che Jean Baudrillard avrebbe tantisssimi anni dopo avuto una fase brillante ulteriore come fotografo.

Il titolo che avevo scelto era "A l'ombre des majorites silencieuses", un libro dal quale avrei tratto la frase-motto del progetto "antientropia": "...Mais la masse n'est pas un lieu de négativité ni d'explosion, c'est un lieu d'absorption et d'implosion."

Chi era questo Baudrillard, del quale dovevo aver sentito parlare in qualche contesto che non so nemmeno io: ma ho la sensazione che fosse un programma TV, Mr Fantasy o successivo a cura di Carlo Massarini... Quando la TV ancora ti apriva prospettive nuove... Come cambiano le cose in ven'anni.

Nel titolo che avevo scelto  credo mi intrigasse il concetto massa silenziosa, della fine "del sociale", che riecheggiava sensazioni reiterate.
L'influenza -vera o solo presunta si fece sentire molto presto, quando nella piccola fanzine che dirigevo (Circolo PIckwick) pubblicai il breve saggio (più che altro una ricerca di tracce) intitolato "questioni postmoderne".
In quella figura di giovane che adesso stento a riconoscere - se non per l'abbigliamento integralmente nero - cattiva abitudine mai più perduta- iniziava la frequentazione del dubbio o del rivolgimento di prospettiva che negli anni l'avrebbe accompagnato col nome "Baudrillard".
Luminosi sono stai i frammenti delle varie "Cool Memories", che potevano essere letti con apparente semplicità e rapidità ma che a volte ti bloccavano per ore sulle stesse poche righe, perchè non le capivi, le capivi troppo bene o non le condividievi e allora giù a cercare di capire come mai.
Negli ultimi tempi, Baudrillard è sempre più sfuggito alla mia comprensione, almeno nelle sue teorie "politiche".
 
Mentre sono rimaste fondamentali le sue intuizioni sul "sistema degli oggetti", con le sue fotogragrafie  affascinanti e vibranti dell'emozione forse indesiderata, ma che certo nasce da quella teoria della esclusione del resto del mondo.
"Ogni soggetto fotografato non è altro che la traccia lasciata dalla scomparsa di tutto il resto"
E' strano e singolare, lo realizzo solo adesso, come anche il progetto "antientropia" si basi su presupposti simili, sulla estrapolazione di immagini-suggestioni nell'ipotesi che possano vivere una vita propria, diversa e in particolare avulsa dal contesto di provenienza.
Quando all'improvviso capisci quel che ti è stato donato in termini di formazione, senza che nemmeno te ne rendessi conto.



Connessioni personali e non:

Intervista del 2001 (wmv)
the murder of the image
videoinstallazione "nonono" ispirata a un testo di Baudrillard
video Ode to Baudrillard
Grande Fratello

Dreamgate
Antientropia
Fotografia antientropica
L'exile et  l'apparence

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lunedì, marzo 05, 2007


VE LO DO' IO IL FESTIVAL! / 1

Sono contento perchè finalmente il vero Pippo è tornato in luce.
Nelle conferenze stampa , specie in quella in cui i colleghi lo incalzavano sul discorso-compensi e quella a base di bonolissaggini l'ho rivisto in quell'atteggiamento di quando si incattivisce, e irritato e cupo gira lo sguardo su tutti i alla ricerca dell'approvazione ai suoi sfoghi. E più la platea è vasta, più rotea la testa a destra e sinistra in silenzio a  cercare gli sguardi.

All'improvviso, un flash back di 10 anni.
La Rai di sicuro è una azienda con un sacco di problemi, ma quando approdò a Mediaset chiuse il suo "storico" (?) programma "Tiramisù" (un titolo molto da Mediaset, eh?) con continue tensioni dopo poche puntate anche se ne erano previste 13... E noi tutti col culo per terra.
Oggi dopo il successo del Festival torna lo stesso di un tempo: supponente, arrogante.
E' un uomo al quale ogni tot serve un bel fallimento.
Altrimenti il delirio di onnipotenza prende il sopravvento.

Avevamo proprio bisogno del suo political advice qualunquista; "serve concordia", "basta con destra sinistra centro"...
E il pubblico allocco applaude a profusione.
Ma cosa abbiamo ormai nei cervelli?

Pippo sciamò via dalla Rai perchè aveva accusato il colpo di essere stato tacciato di "nazionalpopolare", non ricordo da chi, forse era Manca?
Adess, dopo il suo pistolotto, non è più nazionalpopolare: è addirittura nazionalqualunquista.

Ah, dmenticavo.
La discesa in campo di un altro ottuagenario NO, per favore.
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lunedì, febbraio 12, 2007


COSE DELL'ALTRO MONDO


Questo mondo marca male. Marca malissimo.
- Riaprono il campionato e OVVIAMENTE la stronzaggine degli ultras emerge ancora.
Altrie reprimende scandalizzate degli stessi benpensanti che hanno consentito a questo SCHIFO di calcio nostrano di riprendere immediatamente il suo immondo corso. Ma l'odio degli ultras per la Polizia non è un fatto nuovo anche se ce lo fanno credere. Ho fotografato già mesi fa una scritta nera su un muro di Castelnuovo di Porto (Roma) che recitava "tolleranza zero per i teppisti in divisa".
Queste non sono ragazzate.
- Leggo su Le Monde  del 9 febbraio che nella Turchia che si vorrebbe europea va per la maggiore un movimento fondamentalista con elementi teorici coranici all'interno del quale un certo Harun Yahya va propagandando che le teorie di Darwin sono una fola, e pubblica libri che vengono distribuiti in mezza Europa per sostenerlo.
Va bene, mica sono mancati movimenti simili anche in occidente. Anche in ambito cristiano non manca di certo il riflusso creazionista. Precursori i Testimoni di Geova.
Quello che mi ha lasciato secco è che secondo Le Monde da un'inchiesta realizzata dall'accademia delle scienze "il 75% dei liceali del paese (Turchia) non crede alla teoria dell'evoluzione."
Queste non sono ragazzate.

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giovedì, febbraio 08, 2007


1861-1871


Ho conosciuto molti preti e di loro non ho mai pensato male. Anzi, alcuni li ho stimati molto.
Ho avuto due prozii sacerdoti (uno canonico). Ho una cugina suora laica, che stimo.
Sono scelte impegnative.
Tuttavia credo che la Chiesa come entità non possa in alcun modo pretendere che lo Stato Italiano faccia leggi come se tutti fossero cattolici, e non solo, cattolici, ma cattolici integralisti.
Se fossi un Prelato penserei più ad indirizzare i miei "fedeli", molti dei quali parlano bene e razzolano male. Molto male.
Tanto poi si confessano et voilà, il "peccato" (che io definire semplicemente comportamento  non etico o immorale, a seconda dei casi) è lavato via.
Non penserei a voler imporre anche a chi non è praticante, o pratica addirittura altre religioni, leggi fatte (o non fatte per niente) su misura per i cattolici.
Libera Chiesa in libero Stato. Incredibilmente c'è bisogno di ripeterlo?
Ma che stiamo tornando al 1800?

update: post di writersblock
update: post di arciere

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domenica, febbraio 04, 2007


CALCIO (DOMANI?)

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venerdì, febbraio 02, 2007


BRUCE STERLING IN ITALIA

Ormai alcuni giorni fa un convegno "virtuale" sul sito di Repubblica, tra i vari interventi quello di uno dei padri del genere narrativo catalogato come "Cyberpunk": Bruce Sterling.
Sterling non ha nascosto i suoi punti di vista (espressi anche nelle sue opere) e in generale contunua ad intravvedere una contrapposizione forte tra "corporations" e singolo individuo.
La critica reiterata da sempre a Microsoft, in questi giorni dell'uscita del nuovo Windows "Vista" (che per un ennesima volta copia le trovate portate alla ribalta anni fa dal Mac OsX, come ad esempio le finestre trasparenti) Sterling l'ha basata, come è giusto, non solo sull'atteggiamento oppressivo e depressivo di Microsoft su  un mercato semimonopolizzato, ma sulla SICUREZZA per i singoli utenti.
Non a caso sui giornali la prima cosa che si scrive è che Vista ha molto migliorato i suoi aspetti di sicurezza, ma questo è stato un ritornello ripetuto per tutte le versioni degli ultimi anni. E nel frattempo io ascolto i quasi quotidiani lamenti della mia compagna, il cui Windows sembra  ricettacolo di continui nuovi virus che le impediscono di lavorare. Mentre io sul Mac dal 1987 credo di aver preso uno o due virus in tutto, e solo nei primissimi anni.
"Un computer su 4 che usa Windows  è  alla mercè di criminali informatici".
In generale la stampa ha riportato questo statement come "un computer su quattro" tout-court, senza fare nomi... Nella conferenza invece si sente chiaro e Sterling consiglia di usare open source (in pratica Linux) o MacOs.
"Save the planet. Use a MacOs."
Questa è stata a lungo una delle signatures che ho usato in calce alle mie email. Adesso è carino sapere che Bruce Sterling la pensi come me -con buona pace del mio amico Suzuki Maruti, che è invece un po'  il  fiero, pure troppo coerente Anticristo del Mac.
Naturalmente resta interessante l'ipotesi del mio amico "Guru" (che non è Granieri e che non ha un blog linkabile): MacOs è sicuro anche perchè chi fabbirca virus e altri programmi pericolosi vuole colpire il maggior numero di computers possibile, e statisticamente è ovvio che progetti per Windows. Mac Os è talmente minoritario che non interessa i criminali informatici.
Sterling ha parlato poi delle paure che attanagliano l'occidente oggigiorno.
"L'ossessione della sicurezza non porta a maggior sicurezza".  Anche perchè "Le persone vogliono condividere molto più di quanto vogliano nascondere".
Sulla diatriba "Blog vs giornalismo" (che tanto è cara anche ai bloggers nostrani) Sterling è stato abbastanza chiaro: Il giornalismo esiste da due secoli, i blog da un decennio... E probabilmente non esisteranno a lungo per lasciare il posto a qualcos'altro.
In effetti ha espreso alcune idee che condivido, tra le quali quella che quando lui pratica il giornalismo si pone in un'altra ottica, perchè il giornalista è uno che esce dalla rete, va e incontra le persone ed è in grado di cogliere sensazioni che altrimenti sfuggono.
Sul problema del  dirtto di autore: "mentirei se non vi dicessi che ci piace condividere la proprietà degli altri".
"Information must be free" era del resto uno dei motti dei cyberpunk, messo anche in musica da Billy Idol.
"Stiamo criminalizzando i giovani, e gli sforzi che stiamo facendo non ci stanno facendo progredire". Insomma la questione diritto d'autore, come tante altre, deve ancora trovare la sua strada nel mondo nuovo della rete globale.
Ho trovato molto affascinante il problema dei supporti sollevato da Sterling.
Chiunque tra noi sa che nell'ultimo decennio abbiamo frettolosamente trasferito i nostri dati da floppy ad hard disk di vario genere e diversa connessione a Compact Disk a DVD: naturalmente perdendone molti, di quei dati.
Perchè i supporti digitali diventano obsoleti velocemente.
Sterling ha fatto l'esempio invece, di una pellicola ben conservata al buio è leggibile ora come 50 anni fa.
In questo ha identificato una pecca della dilagante società digitale.
Su questo c'è un po' da rflettere per tutti.

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categoria: etica, internet, tempo, cyberpunk, blogsfera, william gibson, bruce sterling


mercoledì, gennaio 24, 2007


RITORNO A MONTICCHIELLO


Strane corrispondenze scandiscono alle volte, in modo ricorrente,  momenti della nostra vita.
Persone particolari. in qualche modo speciali. 
Che non sono presenti di continuo, ma scandiscono nel tempo i periodi.
Paolo è così.
L'ho conosciuto oltre dieci anni fa.
Cercavamo un fotografo che potesse rapprsentare in modo insolito un matrimonio, quello mio e della mia ex.
Così ci consogliarono di andare a cercarlo a Monticchiello,
un  borgo tra Montepulciano e Pienza che si raggiunge percorrendo una lunga "strada bianca", lasciando alle spalle una nuvoletta di polvere come una diligenza in un film western.

Paolo, con un viso scolpito che lo rende unico, che a volte mi fa pensare a certi disegni di Andrea Pazienza,  la sua parlata quieta morbidamente toscana, abitava in una delle torri medievali della cinta muraria di Monticchiello.
Mi ricordo l'incontro, il bar dove prendemmo il caffè, Paolo che ci parla con affetto dei suoi due asinelli, della torre, del paese, delle sue scelte di vita.
Una vita nei luoghi più belli della Toscana.
Non poteva seguire il matrimonio (scoprimmo poi che il suo lavoro era a ben altro livello) e ci presentò Ester, una giovane donna bruna, piccolina e piena di verve e con un sorriso sereno, che poi fotografò "l'evento". 
Ci stampò ottimo bianco e nero, ma -come segnale inascoltato- quelle foto non vennero mai sistemate nello splendido album artigianale comrpato a Montepulciano. Ognuno pensava che l'altro l'avrebbe fatto. Avrebbe dovuto farlo.
Non se ne parlò però mai apertamente: "fallo tu". Nessuno parlava apertamente, evidentemente.
Mi ricordo quando con il mio solito ottimismo  chiesi a Paolo se si poteva trovare qualche casa ancora a un prezzo abbordabile, e la sua risposta;; "qui no, forse verso l'Amiata"...
Ricordo con precisione estrema, io che non ricordo mai nulla. Ricordo questo piano insensato con una persona che si sarebbe allontanata molto presto, che probabilmente era già lontana e mi dava rettta come si fa coi bambini o con gli stupidi.
Torno a Monticchiello, che adoro, con una certa regolarità (anche adesso che stanno costruendo un orribile residence-ecomostro).
Tutte le volte, Paolo lo incontro per caso, quasi come se fosse lì ad aspettarmi: del resto il paese è piccolissimo. Eppure lui viaggia molto, per l suo lavoro. Spesso non c'è.
Ma quando vado io, lo trovo.
Ci fu il servizio che girai con una splendida collega sul celeberrimo "Teatro Povero", poi un'altra parentesi di reciproco silenzio.
Sono tornato alcuni giorni fa, con la mia nuova famiglia.
Come al solito, la prima persona che ho incontrato è stato Paolo.
Io l'ho visto seduto all'esterno di un bar: adesso ne frequenta un altro, anche perchè quello di dieci anni fa è chiuso, almeno in questa stagione.
L'ho visto e fissato, e dopo un secondo mentre io chiamavo "Paolo!" lui chiamava me.
E' appena tornato da New York e dalla Romania dove ha lavorato.
Abbiamo scambiato quattro chiacchiere, dettagli sparsi delle nostre vite mutate oggigiorno, ci siamo detti che le nostre email sono cambiate e che dobbiamo aggiornarle.
La torre non è più sua. Vive in un'altra casa, sempre a Monticchiello.
Parla di andarsene dall'Italia.
Anche lui.
Ormai perfino a Monticchiello c'è l'ecomostro. Forse è meglio una picola città. All'estero. Per esempio Bilbao.
Paolo non lo dice, ma siamo tutti stanchi di questo paese (inteso come Italia), dove non c'è alcuna meritocrazia, tutto è esoso e si guadagna sempre meno.
Tornare a Monticchiello, pensando che Paolo non l'incontrerei più, non sarebbe lo stesso.
Dovrei andarlo a trovare  a Bilbao.

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lunedì, gennaio 15, 2007


FORSE

Forse bisognerebbe mollare.
E' un sistema troppo grosso e complesso non solo per dominarlo, ma anche solo per comprenderlo.
Viene il momento in cui pare non ci sia altro da fare che adeguarsi.
Come diceva Totò "passare tutti quanti dalla parte del ragioniere Casoria" (che era un amministratore di condominio disonesto).
Ma non si tratta nemmeno di quello, si tratta di smetterla di opporre resistenza,
Opporre resistenza mentale, resistenza emozionale a tutto ciò che appare palesemente insensato e ingiusto.  Resistenza inutile, come coi Borg in Star Trek.
Intergrarsi con un bel sorriso sulle labbra e pensare solo al proprio tornaconto personale, smettere di manifestare le proprie obiezioni e soprattutto far proprio finta che la merda che ci proprinano ci piaccia.
Far finta che ci crediamo. Far finta di essere grati, addirittura.
Ma far finta non basta.
Bisognerebbe aver la capacità di crederci veramente, di pensare che si sta lavorando a un grande progetto, esserne fieri.
Sembra di essere in "The Matrix", no?
Non ho la forza per oppormi.
Non ho la forza per adeguarmi.
Un bel dilemma.

"Pourras-tu le faire
Pourras-tu le dire
Tu dois tout essayer
Tu dois devenir

Tu dois voir plus loin
Tu dois revenir..."

"... N'oublie pas ton sourire pour ce soir si tu sors
Un jury t'attend n'injurie pas le sort

 Entre les dérapages
Entre les lignes d'orages
Entre temps entre nous
Et entre chien et loup I'M LOST
Au maximum du voltage I'M LOST
A peine est passé le message I'M LOST
Au fil du rasoir I'M LOST

Dans les corridors I'M LOST
Sur les baies vitrées I'M LOST
Des insectes écrasés I'M LOST
Qui cherchaient de l'or I'M LOST

Dans les ministères I'M LOST
Dans les monastères I'M LOST
Dans les avalanches I'M LOST
Au bout de la planche  I'M LOST

Tu dois voir plus loin
Tu dois revenir
Tu dois tout essayer
Tu dois devenir
Tu dois devenir
Tu dois devenir ...

Noir Desir, Lost
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martedì, dicembre 12, 2006




PERSONE CHE HO CONOSCIUTO A LONDRA



venerdì, dicembre 01, 2006


MCLUHAN REVOLUTIONS

Quello che voglio tentare è elaborate un pensiero basato sull'osservazione della realltà.
Certamente NON negando a McLuhan la straordinaria capacità di analisi basata sui fatti dei suoi tempi.
Per sviluppare il mio ragionamento posso mettere in campo solo le mie esperienze ultraventennali in campo mediatico e le mie letture, che naturalmente includono parte di McLuhan.
Tanto per cominciare, ormai, che il mezzo di comunicazione corrisponda al messaggio secondo me è dubbio. E spiego perchè.
Prendiamo la televisione.
Il mezzo in sè è un elemento oggettivo. La TV non è cambiata molto dagli anni 60 a oggi se si fa eccezione per l'uso del colore.
Se "Il mezzo è il messaggio" tout-court, come spieghiamo il decadimento dei contenuti o lo snellimento  e velocizzazone della forma?
Il mio punto è diventato questo: perchè, parlando di TV, se il mezzo è il messaggio, in 40 anni il messaggio è tanto cambiato passando sempre attraverso lo stesso mezzo?

Ho risposto:
L'Audience è il messaggio.

L'Audience è diventata così determinante (auditel, sondaggi) che in qualche modo c'è, probabilmente da molto tempo, una corrispondenza a doppio senso.
Attraverso i sondaggi  che vengono fatti costantemente, i prodotti confezionati hanno già a priori un imprinting basato sul "gradimento" della fascia cui si rivolgono, ovvero all'Audience (questa tecnica è stata usata anche per la politica).
Più vasta è la fascia (Audience) che si vuole raggiungere più tarato su gusti massificati deve essere il contenuto/messaggio.
Questo ingenera un loop di staticità tra audience e messaggio che rasenta la corrispondenza.
E  diventa difficile stabilire cosa determina cosa.
Le "nuove idee" in TV sono quellle che permettono di enunciare in modo diverso o più efficiente le modalità  di loop.
Bisognerebbe che ci fosse almeno quello che McLuhan (se proprio vogliamo chiamarlo in causa) chiamava "controambiente", che però negli ultimi tempi fatica a manifestarsi.

A questo punto potrebbe forse entrare un gioco Debord, che alla tesi 59 ci parla di "...Movimento di banalizzazione che , sotto i mutevoli diversivi brillanti dello Spettacolo domina a livello mondiale la società moderna..."
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